12 gennaio 2005. Mancano soltanto cinque minuti al termine della sfida tra il Milan di Carlo Ancelotti ed il Palermo di Francesco Guidolin valevole per il passaggio ai Quarti di Finale di Coppa Italia.

I rossoneri padroni di casa conducono il risultato per 2-0 e stanno gestendo la gara senza grossi affanni. Ecco, allora, arrivare un clamoroso coupe de theatre. Ancelotti decide di far debuttare un nuovo acquisto molto particolare: Harvey Esajas.

Olandese, 30 anni, Esajas torna al calcio giocato dopo ben cinque anni dall’ultima apparizione in gare ufficiali (allora accadde con la maglia del Dordrercht). Si tratta di una storia bellissima ed a tratti anche commovente.

Il veloce esterno orange nasce ad Amsterdam nel 1974 e cresce nel florido vivaio della squadra della sua città: l’Ajax. Qui incontra un ragazzino di origini surinamensi (con treccine alla Gullit annesse) proprio come lui che promette faville; costui si chiama Clarence Seedorf.

I due crescono (calcisticamente e non) insieme. Nel 1993, tuttavia, Esajas lascia la casa madre per trasferirsi agli acerrimi rivali del Feyenoord. Un debutto da sogno (con gol proprio all’Ajax) e l’idea che il meglio debba ancora venire.

In realtà, si tratta di un incredibile canto del cigno avvenuto in concomitanza con la presunta esplosione del giovane. A Rotterdam, Esajas resta tre anni giocando in tutto soltanto 8 partite in Eredivisie. E’ l’inizio della rapida parabola discendente che porta l’olandese a ritirarsi dall’attività agonistica nel 1999.

I successivi provini con il Real Madrid B, lo Zamora ed il Mostoles, infatti, vanno male; nel frattempo, Esajas inizia ad ingrassare ed a pensare alla sua futura vita senza il benedetto/maledetto rettangolo verde.

A partire dal 2001, quindi, l’ex lanciere si ritrova nel doppio ruolo di cuoco e lavapiatti. Sono lontani come non mai i tempi in cui il doppio impiego prevedeva invece fase difensiva ed offensiva sulla fascia di un campo di calcio.

Quando tutto sembra finito, però, arriva quel vecchio amico che non ha dimenticato il buon Harvey: ancora lui, Clarence Seedorf, divenuto intanto uno dei calciatori più importanti al mondo.

Il milanista dapprima lo raccomanda a Sandro Mazzola, allora dirigente del Torino, che successivamente dichiarerà: “Clarence mi aveva telefonato spiegandomi i problemi del ragazzo, lo raccomandò affinché potesse avere una chance al Toro. Rimase con noi un mese: aveva tanta qualità, ma anche tanti chili di troppo“.

In seguito, invece, la grande opportunità di Esajas è rappresentata dal Milan stesso; nel 2003, Seedorf chiama l’Ad rossonero Adriano Galliani e gli dice: “quando giocava nell’Ajax, quel ragazzo aveva molto più talento di me. Diamogli una mano, aiutiamolo a tornare un calciatore“.

Galliani non ci pensa troppo su ed accetta la sfida. Esajas ora ha 29 anni ma pesa 110 chili e la vita d’atleta non è altro che un lontano ricordo. Sembra una missione impossibile ma, alla fine, riesce. L’olandese passa undici mesi all’interno di Milanello, segue una dieta rigida e riesce a giungere a 85 chili.

A tutti coloro, tra tifosi ed addetti ai lavori, che chiedono lumi su questo sconosciuto di colore viene detto che è soltanto un nuovo cuoco e che si allena per dimagrire un po’. Esajas, intanto, sbalordisce il preparatore atletico del Milan, Tognaccini: “questo ragazzo ha fatto vita da recluso per 11 mesi, senza mai fiatare. Ha vissuto con l’unico scopo di tornare a giocare”.

A questo punto pure Galliani è impaziente e lo tessera per vederlo esordire in maglia rossonera il prima possibile: il miracolo avviene il già accennato 12 gennaio 2005 in Coppa Italia contro il Palermo. Esajas è in lacrime negli spogliatoi e, dopo aver sfiorato un assist con una sgroppata mirabolante, ha parole dolci per tutti: per Galliani, per Seedorf, per i tifosi.

Volevo dimostrare a tutti di non essere qui per caso, di meritarmi questa maglia. E adesso? mica mi fermo qui..”, le sue parole al termine della partita. Invece si fermerà proprio lì.

Sprazzi di campo tra Legnano e Lecco nell’anno e mezzo seguente prima del secondo (e definitivo) addio al calcio giocato. Mentre appendeva gli scarpini al chiodo per la seconda volta, però, immaginiamo un Esajas sorridente per aver vissuto quella che senza dubbio si può definire una splendida favola sportiva.

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