Siamo nell’estate del 1995. Il Torino arriva da una buona salvezza nel primo anno della gestione del presidente Calleri e vuole provare a fare il salto di qualità. Il desiderio è non accontentarsi di mantenere la categoria ma spingersi oltre, chissà magari anche in Europa.

Confermati i migliori calciatori dell’annata precedente (su tutti Angloma, Abedi Pelé e Rizzitelli), Calleri non bada spese e continua ad investire. Arrivano: il portiere Enzo Biato, miglior estremo difensore dell’ultima Serie B a Cesena; il terzino mancino, reduce da un grande campionato a Cremona, Mauro Milanese; il giovane bomber Davide Dionigi e poi lui, il grande campione pronto a far fare il salto di qualità: Hakan Sukur.

E’ vero, oggi tale affermazione risuona più come una barzelletta ma al Galatasaray il turco ha fatto sfracelli e si pensa che in Italia possa dimostrare altrettanto.

Mai idea fu più malsana: Sukur già in precampionato è in preda a crisi dovute alla mancanza della madrepatria turca. In campionato, tuttavia, non parte male: alla prima in casa contro il Bari segna con un bel colpo di testa, il Toro vince 3-1 e si pensa a una malinconia di passaggio.

Sarà soltanto un fuoco di paglia. Il giocatore, ben presto, inizia a fare di tutto per lasciare la città della Mole. “Voglio tornare a casa“: questo il titolo di un’intervista in quei mesi così ‘difficili’ per lui.

Dopo 5 partite in totale con la casacca granata, Sukur torna ad essere un calciatore del Galatasaray.

Trascorrono cinque anni di successi e gol in patria ed Hakan Sukur decide che è arrivato il momento di riprovarci, che l’Italia non ha mica visto il vero Sukur ed è giunta l’ora che ciò avvenga. L’Inter di Moratti, senza Ronaldo, decide che per rimpiazzare il ‘Fenomeno’ non c’è nulla di meglio che lui: Hakan Sukur (la risata qui è concessa, quasi doverosa).

L’inizio del Sukur 2.0 in Italia è da brividi: Inter fuori dalla Champions ai preliminari, per colpa del non certo esaltante Helsingborg. Sukur non segna.

Arriva la prima giornata di campionato: Reggina-Inter, Sukur parte titolare e, ancora una volta, va male. La Reggina vince e Lippi invita il presidente a prendere a calci nel sedere i giocatori. Sono passati solo 90 minuti di Serie A e l’Inter è già senza allenatore.

Sukur, intanto, prova a darsi da fare e combina anche qualcosa: si sblocca a novembre contro la Roma; regala all’Inter una qualificazione ai quarti di finale di Coppa UEFA (decidendo a 2′ dalla fine la partita contro i tedeschi dell’Hertha Berlino); segna un gol pure nel derby. Alla fine, il bottino personale recita: 6 reti in 34 partite totali. Una brutta stagione, comunque, per l’Inter, che chiude in quinta posizione. Moratti decide di fare a meno del turco, per puntare per l’anno seguente sui giovani Ventola e Kallon.

Non soddisfatto (errare è umano ma perseverare diabolico), Sukur tenta l’avventura a Parma; parte bene e poi chiude nell’anonimato: 3 reti in 16 partite. Addio Italia, stavolta per sempre, e benvenuta Inghilterra: nuova destinazione Blackburn. Un altro fiasco. Nel 2003, la scelta definitiva: il terzo ritorno al Galatasaray. In Turchia c’è ancora gloria per il povero Hakan.

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