Estate 2001. La Lazio di Sergio Cragnotti ha appena concluso il proprio campionato con lo Scudetto sul petto nel peggiore dei modi; non tanto per il terzo posto finale, comunque un piazzamento più che dignitoso, quanto per essersi vista ‘scucire’ il tricolore dagli odiati (sportivamente) cugini romanisti.

Come se non bastasse, nel corso della sessione di calciomercato, i tifosi biancocelesti sono costretti a subire due colpi duri da digerire: le partenze di beniamini come Juan Sebastian Veron (direzione Manchester, sponda United) e Pavel Nedved, che cede al corteggiamento della nuova Juventus di Marcello Lippi.

La piazza è in fermento. Il presidente laziale, pertanto, decide di mettere a segno un colpo eccezionale per alleviare ai sostenitori dell’aquilotto il dolore degli addii di due grandi protagonisti del successo in Italia nella stagione 1999/2000.

Il nome giusto viene dalla Spagna ed è reduce da annate semplicemente pazzesche, tanto in termini di freddi numeri che di prestazioni: si tratta del centrocampista del Valencia Gaizka Zabala Mendieta.

Dopo settimane di trattative estenuanti, a metà luglio lo spagnolo di Bilbao sbarca nella Capitale per la cifra monstre di 90 miliardi di vecchie lire. Un esborso significativo, che tuttavia pare giustificato dalle grandi qualità del ragazzo: calciatore completo, in grado di ricoprire le varie zone del centrocampo, con grande visione di gioco, abilità negli inserimenti, fiuto del gol, freddezza dal dischetto e precisione sui calci piazzati.

Il 20 luglio del 2001 sono tremila i tifosi della Lazio pronti ad urlare il nome di Sergio Cragnotti. A Formello è il giorno della presentazione di Mendieta e sembrano lontani i momenti in cui (dieci giorni prima) nel quartier generale biancoceleste c’era aria di contestazione e voglia di mettere sul banco degli imputati un presidente, agli occhi di una parte della tifoseria, colpevole per una campagna rafforzamento in tono dimesso.

Il biondo basco si presenta così: “Voglio la Champions League, ma mi affascina l’ idea di poter primeggiare in un campionato come quello italiano. Sono un difetto per i giornalisti e un pregio per gli allenatori. Un paragone con Nedved? Ognuno deve essere se stesso. Sono un centrocampista completo che può giocare in mezzo al campo o sulle fasce, deciderà l’ allenatore. A facilitare il mio inserimento a Roma ci penserà Claudio Lopez mio ex compagno e grande amico ai tempi di Valencia: se sono nella Capitale è perché in Spagna avevo chiuso un ciclo“. Parole che fanno ben sperare i sostenitori capitolini, i quali però resteranno ben presto delusi ogni volta che Mendieta scenderà in campo con la casacca della propria squadra del cuore.

Il rendimento dello spagnolo è semplicemente imbarazzante. Zero gol e nessuna giocata degna di nota in mezzo al campo: solo tanta confusione e una miriade di errori assurdi. Neppure l’addio di Zoff ed il contemporaneo arrivo in panchina di Alberto Zaccheroni cambiano le cose: del Mendieta campione a Valencia non c’è la minima traccia.

Alla fine i numeri parleranno ancor più chiaro: 31 presenze in totale e zero gol. Assurdo per un calciatore abituato ad andare in doppia cifra, in termini di reti, da quattro stagioni.

Non è difficile capire, pertanto, perché l’esperienza capitolina di Mendieta duri un solo anno. Lo spagnolo ritroverà (soltanto parzialmente) se stesso tra Barcellona e Middlesbrough prima di appendere gli scarpini al chiodo nel 2004.

Oggi, invece, Gaizka Mendieta è diventato un dj di grande successo, tanto da essere invitato nella kermesse che ha preceduto l’ultima finale di Champions League tra Real Madrid ed Atletico a Milano.

Sarà una meteora anche nel campo della musica? Chi può dirlo..

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