Gennaio 1999. La stagione della Juventus sino alla pausa invernale è stata tutt’altro che esaltante; uno scialbo settimo posto in coabitazione con il Bologna per i ragazzi di Marcello Lippi. Urgono rinforzi.

La storica triade Moggi-Giraudo-Bettega, dunque, si muove alla ricerca di un grande attaccante da regalare al tecnico toscano. Il primo nome è ben più che semplicemente suggestivo: Gabriel Omar Batistuta. Il presidente della Fiorentina Cecchi Gori, però, pone immediatamente un veto irremovibile: il bomber argentino non si muove da Firenze e, soprattutto, non per andare dagli acerrimi nemici bianconeri.

Un altro nome sul taccuino della dirigenza juventina conduce allora in Turchia, precisamente al Galatasaray; si tratta di Hakan Sukur, vecchia conoscenza del calcio italiano, visto che nei primi anni Novanta il lungagnone turco era passato senza fortuna proprio dalle parti di Torino (sponda granata).

La trattativa per Sukur entra nel vivo ma passano i giorni ed il calciatore sembra giocare sempre più al rialzo con Moggi & co.

Ecco allora il colpo di scena: addio Hakan Sukur e benvenuto all’argentino Juan Eduardo Esnaider. L’attaccante, classe 1973, in un lampo si veste di bianconero e lascia Barcellona (dove militava con l’Espanyol). Per lui un passato anche a Madrid sia con il Real che con i cugini Colchoneros.

Si tratta di un giocatore dal temperamento forte e, soprattutto, dalle grandi qualità tecniche rispetto al vecchio obiettivo Hakan Sukur. Esnaider non vede l’ora di iniziare la nuova esperienza e le sue dichiarazioni lo lasciano intendere chiaramente: “Sono molto contento. Sono impaziente di dimostrare quel che valgo”. I tifosi dell’Espanyol, intanto, si disperano per la perdita della loro punta di diamante perché “quando Esnaider e’ in campo si sente, eccome!

A Torino, invece, non sarà proprio così. 16 presenze e zero gol in campionato nella seconda metà di una stagione del tutto disgraziata per i piemontesi. L’argentino viene ben presto ritenuto da tutti un oggetto misterioso (se si vuole edulcorare la sostanza dei fatti ed evitare la parola ‘bidone’), così il suo soggiorno italiano di durerà soltanto sei mesi.

Gli ultimi acuti del calciatore argentino avvengono di nuovo in Spagna l’anno seguente (ritorno al Real Saragozza con 17 partite ed 11 gol, fondamentali per la salvezza della squadra) poi il buio; a 28 anni, Esnaider è da considerarsi ormai un ex.

Tra Porto, River Plate, Ajaccio, Murcia e Newell’s Old Boys non ne va bene una. Esnaider decide così di appendere gli scarpini al chiodo nel 2005, a trentadue anni. Lo smalto dei vecchi tempi è finito da un pezzo.

Il calcio, però, è un richiamo troppo forte per l’ex attaccante di Mar de la Plata, che nel 2009 entra nello staff tecnico del Getafe. Un’esperienza formativa che anticipa i passaggi sulle panchine del Real Saragozza B e del Cordoba.

Dallo scorso aprile, invece, Esnaider è diventato ufficialmente ‘grande’ ed ha assunto la guida del Getafe.

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