Gennaio è il mese in cui si svolge il calciomercato invernale, con i tifosi che tornano a sognare e a fantasticare acquisti da parte della propria squadra del cuore.  Quasi la totalità degli appassionati vive questo periodo dell’anno con attesa, trepidazione e quell’ansia benevola che di solito precede la notizia di qualche colpo di mercato. Questo però non accade a Roma, sponda Lazio, dove da ormai svariati anni il tifoso biancoceleste arriva al mercato di riparazione con un solo sentimento nel cuore: la paura. Paura che, come accade ormai da troppo tempo, la presidenza laziale non solo decida di non rinforzare la rosa, ma possa addirittura indebolirla. La grana Keita è un macigno che pesa enormemente sulla schiena del popolo di fede laziale da svariati mesi. Una situazione che andava sistemata e chiarita in estate è ora arrivata ad un punto cruciale e i presupposti dai quali partire non fanno di certo dormire sonni tranquilli ai supporters biancocelesti. Keita ha più volte ribadito di non voler rinnovare il contratto con la Lazio, con la dirigenza che adesso si ritrova tra le mani una patata più che bollente: con il mancato rinnovo di contratto, il talento senegalese a giugno sarà libero di lasciare il club di Lotito ricorrendo al tanto criticato articolo 17, facendo entrare nelle casse della Lazio qualche spicciolo o poco più. Ecco allora che l’idea di veder partire Keita già a gennaio appare un’idea assai concreta, con i tifosi che, ancora una volta, potrebbero dover maledire questo nefasto mese che negli anni passati ha già portato svariate novità negative a fronte di rarissime gioie.

L’unica annata che si può considerare positiva per quanto riguarda il mercato di riparazione biancoceleste è la stagione 2009/2010 quando, a fronte di una situazione di classifica a dir poco pessima e con lo spettro della retrocessione ad aleggiare dalle parti di Formello, Lotito non si tirò indietro e portò a Roma Dias, Biava, Floccari e Hitzlsperger. Tolto il centrocampista tedesco, gli altri tre acquisti furono fondamentali sia nella conquista di quella salvezza, sia negli anni a venire, quando divennero punti fermi nello scacchiere biancoceleste. Quello che dovrebbe essere consuetudine, ovvero cercare di migliorare la rosa in ogni occasione, per la Lazio rimase un caso isolato, con la dirigenza biancoceleste che negli anni a seguire si rese protagonista di mercati invernali degni dei più spaventosi film di Dario Argento. Nel gennaio 2011 l’unico acquisto per cercare di lottare fino alla fine per una qualificazione in Champions fu il prestito di Sculli, calciatore dalla grande generosità ma anche dalle dubbie qualità tecniche. L’anno successivo vide andare in scena la telenovela Honda, con il club biancoceleste che alla fine non riuscì a portare a Formello il talento giapponese ripiegando all’ultimo secondo su Antonio Candreva. Se l’ottima riuscita dell’acquisto dell’esterno romano è innegabile, non si può non considerare come il suo arrivo a Formello sia stato frutto solamente di un caso e di un’intuizione dell’ultimo secondo da parte dell’allora mister Reja.

Anche i cambi sulla panchina della Lazio non fecero mutare il comportamento alla società, la quale nel 2013 portò a Roma Pereirinha e quel Saha che aveva smesso di essere un calciatore degno di nota da svariati anni. Si dice che al peggio non c’è mai fine, ed è quello che accadde alla Lazio nel 2014: non solo come acquisti arrivarono Helder Postiga e Kakuta, meteore che non videro praticamente mai il campo, ma i tifosi laziali dovettero anche salutare Hernanes, ceduto all’Inter per una cifra vicina ai 20 milioni. Aggiungendo infine gli ultimi due mercati di riparazione, i quali regalarono Mauricio nel 2015 e Bisevac nel 2016, appare evidente come il tifoso della Lazio abbia tutte le ragioni per guardare al prossimo mercato di gennaio 2017 con un sentimento di paura mista a rassegnazione.

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