Nonostante la conferenza dei servizi sia momentaneamente ferma fino al 12 gennaio e al momento procedano soltanto i tavoli tecnici, non mancano le notizie relative al nuovo stadio della Roma. Tra una dichiarazione e l’altra dell’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, che resta certamente l’ “avversario” più difficile che la Roma stia incontrando nel corso di questa partita.  E che negli ultimi giorni è tornato nuovamente alla ribalta delle cronache, dopo le notizie di un suo possibile avvicendamento a causa dei contrasti emersi, proprio sullo stadio, con la sindaca Raggi e il suo vice Daniele Frongia. I quali, a differenza di Berdini, si sarebbero mostrati verso questo progetto ben più “accomodanti” del collega di Giunta. A tal punto di pensare di  prendere in considerazione la “nuova” proposta pervenuta loro dai proponenti. Cioè di ridurre le cubature relative proprio al Business Park.

Se la Raggi accettasse, le “torri di Libeskind” (che Berdini vorrebbe invece eliminare) resterebbero, ma con dimensioni minori rispetto a quelle iniziali. E a quel punto, ad andarsene potrebbe essere proprio il professore Paolo Berdini il quale, nei giorni scorsi aveva minacciato di dimettersi qualora, il progetto fosse rimasto quello iniziale. Da qui le voci di un possibile allontanamento dalla Giunta che però alla fine, lo stesso Berdini ha smentito, dichiarando al contrario di voler restare in carica “per 5 anni”. Quale sarà il suo destino non è ancora dato sapere ma intanto è arrivata una notizia che non farà certamente piacere a lui, come a tutti quelli che vorrebbero, vedere il progetto sullo stadio della Roma, finire nel cestino della spazzatura. Berdini infatti che nelle ultime ore ha nuovamente definito l’iniziativa “come cattedrale nel deserto, che non serve alla città di Roma” non ha mai nascosto la volontà (anche se ad oggi solo a parole) di presentare una nuova delibera che ritiri la pubblica utilità al progetto iniziale, modificandolo, oppure, addirittura, che arrivi a “spostarlo” in un’altra zona. Con il rischio però, di andare incontro ad una causa per risarcimento danni presumibilmente milionaria da parte dei proponenti (cioè la Roma e la società Eurnova del costruttore Luca Parnasi).

Ed è proprio questa la novità emersa nelle ultime ore. Come riporta tra gli altri il sito Affaritaliani.it l’Avvocatura di Roma Capitale, cioè l’organo che nel caso di un processo sarebbe chiamato a difendere le ragioni del Campidoglio, avrebbe fatti i conti su quella che potrebbe essere la cifra che i romani dovrebbero pagare in caso di soccombenza. E a quanto ammonterebbe? Secondo i tecnici dell’Avvocatura capitolina, a 400 euro per ogni cittadino. Dunque calcolatrice alla mano, considerando che secondo l’ISTAT, la popolazione di Roma ammonta a 2.864.731 persone censite al 31 dicembre 2015, la cifra complessiva di risarcimento danni arriverebbe a superare il miliardo di euro. Qualcosa come un miliardo e 145 milioni di euro circa. Un’enormità. Anche e soprattutto in considerazione del debito monstre di 13 miliardi di euro che già grava sulle casse del Campidoglio. Basterà questa cifra a convincere il professore-assessore Paolo Berdini?

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