E voi, avete mai festeggiato una laurea e un gol al Barcellona nell’arco di una settimana? Giorgio Chiellini, difensore della Juventus e della Nazionale azzurra, sì. Anzi, il dottor Giorgio Chiellini. Già, perché il numero 3 bianconero, autore ieri del centro del definitivo 3-0 inflitto dalla Vecchia Signora, maestra di difesa ordinata e ripartenza al cospetto di un frastornato e infeltrito Barcellona allo Stadium, pochi giorni fa ha incassato una menzione al merito e un 110 e lode. Nessuna prestazione da incorniciare, nessun attaccante da marcare, ma tanti libri da studiare. Per festeggiare la laurea specialistica in Business Administration, ottenuta alla Scuola di Management ed Economia dell’Università degli Studi di Torino grazie a una tesi sul calcio. Il tema? Ovviamente la Juventus. “Il modello di business della Juventus Football Club in un benchmark internazionale” il titolo della tesi. Valsa un traguardo festeggiato sui social con un motto caro ai tifosi e ai colori bianconeri: «Fino alla fine. Questo motto mi accompagna tutti i giorni in campo. E mi ha sostenuto in questi anni passati sui libri. Sono orgoglioso di questa #laurea. Fiero di avercela fatta. Felice di aver raggiunto questo traguardo». Parole del “Chiello”, 331 presenze in 12 stagioni con la Vecchia Signora e 90 caps con la maglia dell’Italia.

Le ultime stagioni del centrale difensivo classe 1984, nato a Pisa ma cresciuto calcisticamente a Livorno prima di traslocare a Firenze, maturando sotto il sole della Toscana prima di emigrare all’ombra della Mole nel 2005, non sono state semplici: i polpacci e le cosce non gli hanno dato tregua, costringendolo a diverse fermate ai box, ma da novembre in poi Massimiliano Allegri lo ha avuto praticamente sempre a disposizione. L’allenatore bianconero ne centellina l’utilizzo, consapevole che la peggior sconfitta di stagione (1-3 al “Ferraris” contro il Genoa) è maturata con Chiellini in panchina e che se l’anno scorso nel convulso finale di Monaco di Baviera ci fosse stato “King Kong”, come lo chiamano i compagni di squadra, forse gli assedi di Coman e compagnia cantante avrebbero fatto meno paura. Ieri il dottor Chiellini ha consumato una vendetta: quella di chi due anni fa, nella finale dell’Olympiastadion, era stato costretto dai soliti malanni muscolari a fare da spettatore, soffrendo e vedendo soccombere i compagni di squadra dalla tribuna nella finale contro i Blaugrana.

Ieri il Gorilla bianconero si è preso la rivincita, a suo modo: murando Messi, cancellando dalla scena Suarez, acerrimo nemico dopo quel morso in Italia-Uruguay ai Mondiali 2014, abbracciato però ieri al fischio d’inizio, e infine mettendo la firma sul tris. Con un colpo di testa beffardo ma preciso, quasi scrupoloso: come gli studi che gli hanno permesso di entrare in quello 0.9 per cento di calciatori militanti in Italia (fonte Transfermarkt) usciti dalle facoltà con una pergamena in mano. Libri e non solo. Come Yuto Nagatomo, Massimo Oddo, Guglielmo Stendardo, per restare alla stretta attualità. Tanti difensori: gente più abituata a preservare che ad attaccare. Quasi un messaggio trasversale del calcio alla cultura.

Dal segno degli incisivi di Suarez sulla spalla, a una capocciata che non ha lasciato scampo a Ter Stegen, quasi una pernacchia fatta da un operaio – qualificato, eccome – del pallone davanti a tanti capomastri arrivati dalla Catalogna: nel mezzo, una laurea. I due anni di King Kong, da Berlino a Torino, sono in queste tre immagini. Sciabola e fioretto, lampi decisivi e qualche “legnata” agli avversari. Che gli è valsa le antipatie di larghe fette del tifo italiano, il cui cuore ovviamente non batte per la Juventus. Insuperabile per una sera. Come Insuperabili sono i suoi amici della scuola calcio per ragazzi affetti da Sindrome di Down che ogni giorno si allenano in 150 a Grugliasco, sul campo degli Insuperabili Reset Academy di Torino. Il difensore bianconero è testimonial della Scuola Calcio e, come testimoniano le foto pubblicate sul proprio profilo Instagram, coglie sempre l’occasione per far visita ai suoi giovani amici. Il terzino arrivato all’ombra della Mole 12 anni fa ha lasciato il posto a Chiello il “Gorilla”, l’uomo simbolo per grinta, dedizione e applicazione. Anzi, al dottor Chiello.

 

 

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