Il calcio moderno è velocità. Gioca veloce, corri velocemente, pensa velocemente, marca e smarcati velocemente.

E’ incredibile come 40 anni dopo le parole di Helenio Herrera siano così attuali ancora oggi. Lui era un tipo che stava avanti, è stato il primo a capire che nel calcio moderno si vince con la testa e non con le gambe, non solo con le gambe, è stato il primo ad intuire l’importanza del gruppo e a quanto possa essere utile un ritiro per una squadra. Lo stesso lavoro sul cervello lo fa Simeone con i suoi, lui che tratta i suoi calciatori come se fossero dei figli e ci parla di notte, lui che gioca ogni partita come fosse l’ultima, proprio come Herrera.

Il Cholo ed Il Mago, due argentini che hanno trovato le loro fortune in Spagna ed in Italia, due argentini con l’Inter nel cuore e tanta passione che si vede quotidianamente in campo. Ma dove si ferma questo parallelo?

Non si ferma. Il paragone esiste e a dirlo sono stati gli stessi giocatori della Grande Inter, ma andiamo per gradi. Sarti, Burgnich, Guarneri, Picchi, Facchetti, Jair, Tagnin, Mazzola, Suarez, Corso, Milani, dall’altro lato Oblak, Juanfran, Godìn, Gimenez, Filipe Luis, Saùl, Gabi, Augusto Fernandez, Koke, Carrasco, Griezmann. Squadre simili, soluzioni tattiche simili.

Hai ragione, mi ci rivedo“, dice la leggenda Sandro Mazzola proprio ai microfoni di Io Gioco Pulito, un’investitura non da poco per la squadra spagnola. “Qualcosa c’è che accomuna noi e loro, come la grinta, ma anche tatticamente: il gioco verticale di Simeone è stato perfezionato da Helenio Herrera. Il Mago e Simeone sono molto simili, il Cholo è sempre stato così aggressivo e ha sempre avuto questa visione di calcio, me ne sono accorto anche quando l’ho avuto come calciatore. È sempre stato molto grintoso. Cerca la partita fisica e sia lui che Herrera lavorano tantissimo sulla testa dei calciatori. Il Mago parlava tantissimo con tutti noi e questo ci ha aiutati a vincere tutto. E’ un qualcosa di positivo ed è bello vedere che il calcio che facevamo noi può essere attuale ancora oggi“.

Un pressing asfissiante ed un’attenzione per i dettagli e per la difesa al limite dell’ossessione, difesa comandata da due grandissimi giocatori e leader: da una parte Armando Picchi, dall’altra Diego Godìn, un gioco sviluppato sulle fasce con dei terzini di grande spinta e talento (Facchetti leggenda), un talento offensivo ed una visione di gioco da parte dei giocatori delle due squadre avvicinano le due compagini.

Tutto parte da dietro. L’Atletico ha subito solo 2 gol in 17 partite casalinghe di Champions League e quei due gol li ha subiti dal Benfica in una sola partita, questo vuol dire che nelle ultime 17 gare al Vicente Calderòn, l’Atletico ha avuto la porta inviolata per 16 match. Le armi migliori dell’Atletico sono la transizione difensiva e la difesa posizionale con pressione immediata a folate e ripiegamento quando la palla viene recuperata ed indirizzata dove non fa paura, unita ad una rigidità di posizioni e alla capacità di intuire le stesse posizioni dei compagni una volta ripreso il pallone tipico del sistema che utilizza il libero, proprio come l’Inter di Herrera: praticamente le due squadre hanno la sinistra capacità di difendere ed offendere insieme, come quando Bill Russell prendeva il rimbalzo o stoppava il pallone e mentre scendeva a terra era già con lo sguardo rivolto verso l’attacco, pronto a far partire il contropiede. Sarà un caso ma la leggenda dei Boston Celtics e la Grande Inter erano contemporanei.

Il 4-4-2 delle due compagni prevedono due centrocampisti bloccati al centro che salgono solo se devono andare in pressione, l’Atletico ha Gabi e Fernandez, l’Inter aveva prima Zaglio, poi Tagnin, infine Bedin con prevalenti compiti difensivi, una mezzala di regia, la leggenda Luisito Suarez, due esterni particolari come Koke e Saul per Simeone, che sono grandi registi anche, stessa cosa per l’Inter perché Mazzola, proprio come Koke, faceva tutto, e delle punte velocissime come Griezmann e Carrasco, o Jair e Corso se volete. Il sistema di marcatura difensiva è controcultura in entrambi i casi: nell’Inter l’Europa che contava giocava già a zona, mentre Herrera giocava ad uomo, Simeone attua un’evoluzione della zona mista invece.

Sia Herrera che Simeone impongono e governano il ritmo della partita, gestendo tempo di spazi e di giocate, nonostante lascino il possesso all’avversario, un possesso spesso sterile. Anche la leggendaria fallosità dei giocatori di Simeone, in realtà è un falso mito perché i calciatori dell’Atletico entrano sempre duro, ma sempre pulito: nel doppio incontro con il Bayern Monaco in Champions League, l’Atletico ha commesso solo 17 falli, contro i 25 dei tedeschi. Considerando che il possesso palla di Guardiola è stato del 68,47% di media, è un dato incredibile.

A conferma del gioco delle due squadre, in particolare dell’Atletico data la scarsezza delle immagini arrivate a noi della compagine milanese che ha dominato gli anni ’60, abbiamo intervistato il famoso video analista tattico, Massimo Carcarino, che tra le altre cose cura le analisi tattiche per la Lega Serie B: “L’Atletico Madrid di Simeone è una compagine che fa delle compattezza, l’aggressività la sua arma migliore. Come principio difensivo la squadre tende a difendere lo spazio, soprattutto in zona centrale. Il sistema di gioco utilizzato basico è un 4-4-2, dove la peculiarità maggiore è agire e di conseguenza colpire sulle transazioni positive, dove l’attacco è diretto sempre centralmente. A palla riconquistata mai più ci troviamo di 3/4 passaggi, sempre in verticale, per poi innescare 1 punta che attacca la linea difensiva avversaria maggiormente quando affronta squadre con maggiore qualità tecnica (Bayern, Barcellona, Real Madrid). I due esterni di metà campo che agiscono a piede invertito, svolgono le due fasi con tanta intensità, in fase di possesso vengono dentro il campo cercare il filtrante oppure l’ 1/2 con la punta per calciare”.

“Grande meticolosità anche sulle situazioni da palla inattiva con grande varietà di schemi, con blocchi per liberare al centro, spesso un centrale difensivo che va ad attaccare l’area piccola. Grande lavoro tattico lo svolge Gabi, che fa da schermo ai centrali sporcando tutte le linee di passaggio degli avversari. La squadra quando affronta un avversario più debole, si muove comunque il blocco quando deve agire col pressing ultra offensivo

Ma cosa ne pensano in Spagna di questo paragone, e di questo gioco? Lo abbiamo chiesto a Mirko Calemme, giornalista di As, quotidiano spagnolo notoriamente vicino alle vicende della capitale iberica, che dice di un “Atletico che ha fatto imprese superiori alla Grande Inter perché è una squadra molto meno forte, con molti meno talenti. La Grande Inter non vendeva ogni anno i talenti, aveva alcuni giocatori che sono entrati nella storia di questo sport. Lo stile di gioco, la garra messa in campo è simile. In Spagna sono divisi: spesso si criticava il tikitaka di Guardiola perché noioso ma vogliono che la nazionale giochi così. I madridisti amavano il gioco verticale, ora criticano il gioco cholista. In Spagna, soprattutto i catalani, tiferanno Atletico nella finale. Tutti colchoneros in Spagna, uniti contro il Real, perché a Barcellona non vogliono che a Madrid arrivi l’undicesima“.

Il Cholo ed il Mago, uno porta il cognome di una tribù ebraica, l’altro con il caliente sangue dell’Andalusia che gli scorreva nelle vene. Tutti e due piegati al Sacro Graal della vittoria, perché come ha detto Tarcisio Burgnich ai nostri microfoni, uno che con Herrera ha condiviso 12 anni di vita, “Un allenatore può giocare in tanti modi, bisogna poi vedere interpreti e risultati. Simeone gioca come giocavamo noi all’epoca e non il tikitaka come giocano oggi in Spagna che sinceramente mi annoia. Simeone, come Herrera, puntava tutto sul gruppo e sulla forza della squadra, quella interna, perché lavorava sulla nostra testa il Mago e non sui piedi e non è vero che questo stile aggressivo logora: Herrera era così, inoltre ci portava in ritiro il venerdì e ci lasciava il martedì, il giorno dopo c’era la Coppa dei Campioni, ed il venerdì si ricominciava da capo. Questo poteva stancarci ma così non è stato perché eravamo un gruppo, eravamo uniti, ed eravamo tutti consapevoli di fare qualcosa di grande. Io rivedo molto di Simeone e di questo Atletico Madrid nella nostra Inter“.

Due squadre leggendarie, che hanno ottenuto i risultati che volevano e che (una delle due) aspira ancora a fare meglio nel corso della storia che verrà. Due squadre forgiate dal carattere (caratteraccio?) dei loro geniali, discussi, particolari ed unici allenatori. Herrera e Simeone. Due argentini, nati da figli di immigrati, che hanno trovato la loro fortuna in Spagna e si sono formati in Italia. La storia si ripete, sempre.

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