Negli anni l’NBA ne ha sfornati parecchi di giocatori singolari, molto lontani dal prototipo dI cestista perfetto,  professionale e affidabile. Per questo le risse, gli arresti, le liti in spogliatoio sono da sempre un tratto distintivo della lega professionistica più seguita al mondo. E tra i tanti personaggi sui generis non possiamo non annoverare l’imprevedibile Larry Sanders, protagonista di uno dei “rifiuti” più clamorosi del basket americano. Di cosa stiamo parlando? Andiamolo a scoprire.

 Larry Sanders Jr. nasce  nel novembre del 1988 a Fort Pierce, Florida. Il padre Larry Sr. è conosciuto da tutti, in quanto considerato il miglior postino della cittadina. E il piccolo Larry trascorre così un’infanzia tranquilla, all’ombra di quel padre tanto amato e stimato dai suoi concittadini, che diventa per lui un esempio da seguire.

Una sera Larry Jr. si trova a casa con la madre Marylin e la sorellina, fuori piove a dirotto. Il padre torna a casa fradicio e infuriato con il mondo. In pochi secondi si trasforma in una bestia: per sfogare le sue frustrazioni pesta la moglie e distrugge tutto ciò che gli capita a tiro, davanti agli occhi esterrefatti dei figli. Larry è sconvolto, il mito di suo padre crolla brutalmente.

Di lì a poco viene alla luce che la madre Marylin da tempo veniva picchiata, ma aveva deciso di nascondere il tutto ai figli per tenerli lontani dalla reale natura del padre. Ora però la situazione è diventata insostenibile, lei e suoi 2 bambini se ne vanno da casa e cercano rifugio in un centro per donne maltrattate. Qui però la permanenza è breve, alla fine vengono accolti nell’affollata casa dell’anziana nonna, dove devono dividere il tetto con altre sedici persone.

I problemi domestici influenzano profondamente l’indole di Larry Jr.. Il rapporto coi docenti è burrascoso, tant’è che la madre è costretta a iscriverlo in diverse scuole a causa del suo comportamento irruento. E a casa la situazione non è affatto più incoraggiante: spazi adatti a lui non ce ne sono, non gli resta che passare il giorno a disegnare con la sua matita, fantasticando mondi diversi, migliori del suo.

A 15 anni arriva il primo, inaspettato contatto col basket. Mentre bazzica nei pressi della palestra di Port Saint Lucie High viene adocchiato da Kareem Rodriguez, coach della squadra di basket, colpito dall’altezza e dalla prestanza fisica di Larry. Lo invita a giocare, ma lui è diffidente, non ha mai preso in mano una palla a spicchi. Ma Rodriguez non demorde e alla fine lo convince: comincia così la carriera di Larry Sanders.

All’inizio le difficoltà sono molte, soprattutto in attacco Larry fa fatica ad essere decisivo, mentre in difesa mostra una dote innata nelle stoppate, sfruttando la sua stazza fuori dal comune e un’ottima coordinazione. Rodriguez è per lui una figura fondamentale, che lo allontana dai brutti giri in cui potrebbe cacciarsi.

L’anno successivo decide di giocare a Virginia Commonwealth, dove fatica ancora in fase offensiva, ma mostra dei mezzi atletici sensazionali, tant’è che gli scout dei Milwaukee Bucks mettono gli occhi su di lui. Inoltre, fuori dal campo inizia ad interessarsi di arte e psicologia. Larry sta crescendo non solo come cestista, ma come persona.

L’ultimo anno a Virginia le sue cifre crescono vertiginosamente, ormai gli scout NBA gli hanno messo gli occhi addosso. E così, nell’estate del 2010 i Bucks lo selezionano alla 15° scelta: ora, finalmente, comincia la scalata all’NBA. Ma i primi mesi sono traumatici: le sue croniche problematiche offensive lo rendono innocuo, i compagni non riescono a sfruttare il suo atletismo, tant’è che Sanders finisce ai margini della panchina. In campo è fin troppo esuberante, tant’è che, pur giocando pochissimo, si becca ben 7 falli tecnici nel primo anno.

Pure il secondo anno scorre via privo di emozioni, finchè nel terzo arriva la svolta. L’estate 2012 Larry si è allenato duramente, migliorando negli aspetti del gioco in cui era carente. Risultato? Sanders è autore di una stagione strepitosa, tant’è che entra in lizza per il Miglior Difensore dell’Anno e il Most Improved Player.

 I Bucks si godono il loro nuovo pupillo, e se lo tengono stretto, facendogli firmare un quadriennale da 44 milioni di dollari. E’ appena iniziata la conquista dell’NBA? No, purtroppo non sono queste le intenzioni di Larry. Le pressioni mediatiche si fanno sentire prepotentemente e lui non riesce a gestirle, tirando fuori il lato peggiore di sé. Nel dicembre 2013 è protagonista di una sanguinosa rissa in un locale, che gli costa l’infortunio ad una mano che lo terrà fuori dal parquet per oltre un mese. E da qui ha inizio una rovinosa spirale verso l’oblio: l’accusa per maltrattamento di animali, l’assunzione di marijuana e farmaci, l’ingresso in una clinica specializzata per combattere la depressione.

E una volta uscito da lì, la decisione: rifiutare di giocare a basket. Al diavolo i 44 milioni dei Bucks, Larry non ha più intenzione di sostenere lo stress mentale dei media, vuole dedicarsi all’arte, da sempre uno dei suoi hobby. Con Milwaukee trova un accordo, con cui rinuncia a gran parte dei 44 milioni. E’ la parola fine sulla sua carriera.

Ma siamo sicuri? Ecco, se quest’articolo fosse stato scritto un paio di mesi fa, avremmo potuto chiuderla qui. Ma eccola, la zampata che non ti aspetti: non solo Sanders ha comunicato di voler tornare sul parquet, ma appena una settimana fa sul suo profilo Twitter ha chiesto ai suoi fan con un sondaggio in quale squadra lo vedrebbero bene. E la risposta dal web è stata impressionante, con oltre 60mila utenti che hanno dato il loro voto!

Incredibile ma vero, Sanders è entrato nel cuore dei tifosi. E ha messo a segno l’ennesimo colpo di scena, con cui annuncia il ritorno in NBA di un personaggio istrionico, stravagante. Il suo spettacolo circense, forse, sta per ricominciare.

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