Il calcio argentino sembra non avere mai pace. Dopo i problemi a livello di ordine pubblico (purtroppo sempre all’ordine del giorno a quelle latitudini), quelli riguardanti la governance della Federazione e la fine del programma Futobol Para Todos, che ha scombinato totalmente il sistema dei diritti Tv, adesso è il turno dello scandalo doping. Infatti nelle scorse settimane due giocatori del River Plate, Lucas Martinez Quarta e Camilo Mayada, sono risultati positivi a dei controlli compiuti dopo le partite di Copa Libertadores. A questi si aggiungerebbe un terzo calciatore, Sebastian Driussi, per il quale però non è mai arrivata la conferma ufficiale e che, tra l’altro, è volato notte giorno in Russia per trasferirsi allo Zenit di Roberto Mancini.

Cosa è successo – Il primo episodio della vicenda doping in cui è coinvolto il River Plate risale al 10 maggio, data in cui los millonarios hanno giocato contro l’Emelec in Copa Libertadores e dopo la quale Lucas Martínez Quarta non ha superato un controllo antidoping per via dell’assunzione eccessiva di un farmaco diuretico. Dopo la notifica del risultato del test, il River aveva annunciato che avrebbe effettuato le controanalisi ma la situazione è notevolmente peggiorata per via della comunicazione della CONMEBOL di un altro caso analogo che coinvolge Camilo Mayada, risultato positivo in un controllo tenuto dopo l’incontro fra River e Independiente Medellin del 25 maggio. Incontro sempre valido per la Copa Libertadores. Anche in questo caso ad essere incriminata è l’eccessiva assunzione di un diuretico con base di caffeina. La caffeina in sè per sè non è vietata, ma il suo abuso può portare a sanzioni pesanti dato che può essere utilizzata proprio per nascondere l’assunzione di sostanze dopanti. Ricordiamo che i diuretici, dal 1988 sono vietati dalla Wada per tutti gli sportivi. Il River Plate si è difeso indicendo una conferenza stampa dove il mister Gallardo e il medico del club, Pedro Hansing,  sostenevano che le positività dei loro giocatori fossero dovute ad una partita di integratori multivitaminici risultata contaminata.

La Difesa – Come detto prima il River si è difeso e lo ha fatto tramite un’indagine interna al club i cui risultati sono stati portati davanti alla Conmebol nell’audizione che il massimo organo del calcio Sudamericano ha concesso al club di Buenos Aires. Pedro Hansing, ha spiegato nel dettaglio di quali sostanze sono composti gli integratori che prendono i giocatori. Il Medico del River ha quindi concluso la sua difesa dicendo che il motivo della positività dei due calciatori sta nella contaminazione dei alcune pillole di integratoti di caffeina. La sostanza vietata che avrebbe contaminato questi diuretici è la idroclorotiazide. L’idroclorotiazide agisce a livello renale inibendo la capacità di quest’organo nel ritenere sodio ed acqua. Questa sostanza quindi inibisce la capacità dell’atleta di rimuovere l’acqua dal corpo può causare una rapida perdita di peso oppure  per mascherare la somministrazione di altri agenti dopanti riducendone la concentrazione nell’urina a causa dell’aumento di volume. Dunque, secondo il River, si tratterebbe di un incidente o peggio di un sabotaggio.

L’Attacco – Ovviamente due casi di doping in pochi giorni e la spiegazione del club argentino non propriamente convincente, non hanno lasciato indifferente il resto del calcio sudamericano. Il Guaranì, avversario del River negli ottavi di finale di Copa Libertadores, attraverso la voce del proprio presidente Juan Alberto Acosta ha chiesto di “Giocare le partite. Non vogliamo battere il River dietro una scrivania, ma in campo. Vogliamo però che i regolamenti vengano rispettati e che i calciatori vengano sospesi”. Acosta fa riferimento alla decisione della Conmebol di non sospendere momentaneamente Lucas Martinez Quarta e Camilo Mayada e dunque permettere ai due di essere disponibili nelle sfide contro i paraguayani. Va detto che comunque in Argentina danno praticamente per scontata la squalifica dei due giocatori per un periodo da 3 a 6 mesi e che nella gara di andata vinta dal River per 0-2 sul campo del Guaranì, gli argentini non hanno schierato nessuno dei due giocatori “beccati”. In ogni caso la decisione della Federazione sudamericana ha mandato su tutte le furie uno dei giocatori più importanti del continente e uomo simbolo del calcio paraguayano, Josè Chilavert. Chilavert è da sempre un accanito accusatore della Conmebol e in un’intervista a radio de La Red non le ha mandato certo a dire:“Il River Plate deve essere escluso dalla Copa Libertadores. Il presidente del River già sapeva tutto questo dodici giorni prima e dato che ha un ottimo rapporto con Alejandro Domínguez , presidente della CONMEBOL, insieme hanno cercato di coprire tutto. Veramente pensano che la gente si faccia convincere che si tratti di una semplice contaminazione? Perché si prende questa pasticca? E poi perché Driussi è stato venduto così velocemente allo Zenit?” Chilavert poi denuncia una situazione di corruzione dilagante all’interno della Conmebol “E’ un caso che Donato Villano, membro della Conmebol, sia anche socio di Pedro Hansing e hanno una clinica a Buenos Aires chiamato ‘Physical Therapy? La verità è che se fosse successo al Guaranì o ad un altra squadra sarebbero tutti squalificati”. Parole pesantissime che non fanno altro che alimentare un clima già incandescente. Insomma in Argentina il calcio sembra non conoscere pace e anche questo caso doping sembra più una bomba pronta ad esplodere nelle prossime settimane più che un’occasione per fare pulizia in maniera definitiva in un movimento che fatica a conoscere la parola trasparenza.

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