“Quella di quest’anno per lo sci alpino è una stagione record, di quelle da mettere degli annali senza se e senza ma”. Parole inequivocabili quelle di Paolo De Chiesa – ex sciatore e dodici podi in Coppa del Mondo.- giornalista e guru comunicativo di Mamma Rai,e voce tecnica per eccellenza dello sci italiano da ventiquattro anni a questa parte. Dal 2015 De Chiesa è anche direttore della rivista SCI Il mondo della neve, impegno che gestisce parallelamente a quello di commentatore e al suo hobby preferito: giocare a golf. Abbiamo avuto il piacere di discutere con lui della stagione appena conclusa e delle prospettive future dello sci azzurro che l’ex atleta della valanga azzurra segue passo passo dal lontano 1993, anno in cui il mito di Alberto Tomba cresceva e si consolidava nella storia del Circo Bianco.

Buongiorno Paolo, un doveroso e orgoglioso bilancio a freddo sulla stagione di sci Alpino appena conclusa. Strapositiva ogni oltre aspettativa?

Beh si certo, è una stagione record con quarantadue podi tra maschi e donne, entrambe fantastici. Da mettere in bacheca, le donne hanno vinto la classifica per nazioni e siamo in assoluto la seconda nazione del mondo dietro l’Austria, fare meglio di così era impossibile.

Uomini sugli scudi coi vecchietti mentre le donne hanno vissuto una vera e propria Nouvelle Vague.

Le donne hanno di sicuro un bel futuro con molte giovani come la Goggia, la Brignone e la Bassino che ci fanno ben sperare. Gli uomini si sono aggrappati ai vecchietti anche se Paris è ancora nel pieno della sua carriera, certo Moelgg e Fill sono da oltre un decennio sugli scudi ma va dato atto a loro di aver condotto una stagione da protagonisti, e la seconda coppa consecutiva vinta di Peter in discesa e la degna consacrazione di una carriera straordinaria.

Alla luce di quanto detto finora emerge il problema del ricambio generazionale nel settore maschile. E’ un problema reale?

A livello di giovanissimi dalle notizie che ho, pare ci sia della qualità però il problema è che manca una seconda fascia di atleti già pronti per essere competitivi. Ci aspetta di sicuro qualche anno di magra nell’attesa che i sostituti dimostrino di essere al livello degli attuali. Si salta una generazione e ci sarà da soffrire un po’, in gigante è già così da un paio di anni, e non ci resta che attendere con pazienza un fisiologico ricambio.

I materiali sono da sempre oggetto di evoluzioni e di cambi di regolamento. Sono davvero così importanti? Quest’anno si torna al passato, in che senso?

Si, torniamo al passato dopo cinque anni in cui abbiamo assistito ad un’evoluzione pazzesca grazie all’abilità di questi formidabili campioni che sono riusciti a gestire sotto i loro piedi degli sci più corti e in curva inguidabili. Ora tornando ai trentacinque metri cambieranno i raggi di curva e di sicuro assisteremo a diverse sorprese, sarà una sciata più divertente e spettacolare che vedo di sicuro di buon occhio. Anche la questione sicurezza è del tutto inesistente perché in questi ultimi anni ci sono stati diversi incidenti e infortuni che non hanno di fatto modificato ciò che già accadeva in passato. 

La tua carriera. Come hai iniziato e cosa ti ha spinto ad essere uno sciatore professionista?

Mi sono avvicinato allo sci per caso, ho iniziato a far le prime gare da bambino e vincevo sempre. Poi a quattordici anni sono arrivato in nazionale anche se per i miei era importante che non perdessi un giorno di scuola. A diciotto anni è arrivata la convocazione di Mario Cotelli e da li è iniziata la mia carriera in Coppa del Mondo nella valanga azzurra con risultati molto buoni. A ventidue anni ho lottato tra la vita e la morte a causa di un incidente da arma da fuoco. Sono stato un anno fermo e ho avuto la forza di ricominciare tornando ad essere competitivo, alla fine dodici podi in coppa del Mondo sono un gran bel risultato. La mia storia è degna di un libro, dovrei incominciarci a pensare.

Dopo la carriera agonistica sei diventato giornalista e iniziata la tua seconda vita. In Rai come ci sei arrivato?

Si a trent’anni ho smesso e ho iniziato a fare il giornalista per telemontecarlo e contemporaneamente ho messo su una casa di produzione facendo due programmi, d’inverno Pianeta Neve e d’estate Pianeta Mare. Poi in piena epopea Tomba mi ha chiamato Furio Focolari che mi voleva assolutamente in Rai e da lì è iniziata la mia collaborazione. Focolari, Gobbo e ora Labate, sono ventiquattro anni che racconto lo sci vivendo degli anni fantastici. Una squadra di assoluto livello coordinata da Ivana Vaccari che ha sempre creduto in me affiancandomi a collaboratori competenti e appassionati. Credo che il risultato complessivo sia all’altezza del servizio pubblico che la Rai garantisce da sempre al Circo Bianco.

Da due anni sei anche direttore della mensile Sci Il mondo della neve, che tipo di rivista è?

E’ un’altra esperienza stimolante che faccio con grande passione, è una rivista diversa da Sciare e Race che sono focalizzate più sull’agonismo. Noi lo seguiamo con un mio approfondimento, ma il mio obiettivo è quello di trattare la montagna a trecentosessanta gradi. Seguiamo il fuori pista, il free ride, il turismo e tutto ciò che è l’indotto neve, dando una chiave di lettura diversa e più fruibile senza essere a tutti i costi ipertecnici.  

Al nostro blog piace giocare pulito. Lo sci è uno sport dove l’etica regna sovrana?

E’ uno sport diverso da tutti gli altri, praticato da atleti che vivono prevalentemente in montagna con tutto ciò che ne consegue. Spero che sia pulito soprattutto per i giovani, certo che oggi il fisico anche in questo sport va di pari passo con la tecnica e gli atleti di oggi hanno una struttura formidabile che voglio credere sia frutto di mamma natura. La mano sul fuoco non la metto su nessuno, ma c’è molta sportività e amicizia e a mio avviso si, l’etica regna ancora sovrana.

Per chiudere, ad un ragazzo giovane che guarda Hirscher in tv e sogna cosa senti di potergli dire? Vale la pena oggi diventare uno sciatore professionista?

La passione innanzitutto. Se pensi di poter diventare ricco con lo sci, o appartieni all’elite o è meglio che lasci perdere perché in questi anni la competitività e la pressione sono aumentate e i guadagni sono quelli che sono. La carriera oggi si è allungata tantissimo rispetto ai miei anni, ma il mio messaggio è quello di allenarsi con dedizione, dare il massimo e godersi le sensazioni incantevoli che solo la montagna riesce a dare.

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