Come saprete negli ultimi decenni a Roma, straparlando di pallone, si è sviluppato un teorema, che assomiglia più ad un postulato, secondo il quale il motivo principale dei pochi successi sportivi dell’AS Roma sia dovuto quasi esclusivamente al cosiddetto ambiente romano”.

Che la capitale sia sempre stata una “piazza difficile” è fuori di dubbio. Fabio Capello, fra i pochi a trionfare, lo racconta spesso. Colpa principalmente dei tifosi stessi, capaci di enormi esaltazioni e critiche esasperate. L’esigenza è tanta, spesso troppa. L’equilibrio non esiste.

Così come è indiscutibile che ci sia una presenza esagerata, ed osiamo dire unica nel panorama calcistico nazionale, di voci, testate, tv locali, opinionisti, tutti concentrati e dedicati solo e sempre sulla Roma, con una particolare e quotidiana chiacchiera alle radio, dove i cosiddetti radiolari vivono anche una sorta di “mercato” e di scambio ruoli, con conseguenti polemiche interne, trasversali, perfino criptiche.

Da un po’ di tempo stavo preparando un’inchiesta per fare luce sul fenomeno, che con l’avvento del web è diventato anche più confuso e caotico, poi, proprio attraverso i vituperati social mi sono accorto che un vecchio amico ci stava scrivendo sopra un libro, che è uscito da qualche settimana e che trovate in libreria. Il titolo, manco a dirlo:

L’Ambiente romano, i campioni del Calcio Parlato, edizioni Ultra Sport. Lo ha firmato Gabriele Nobile, esperto di comunicazione, editore del portale insideroma.com, nonché presenza costante della trasmissione di TeleRoma56, La Signora in Giallorosso. In parole povere: uno dell’Ambiente.

Sono andato a farmi una bella chiacchierata con lui, che non vedevo dai tempi delle elementari. Ecco cosa ci siamo detti.

Ciao Gabriele, intanto grazie. Finalmente possiamo parlare con un po’ di calma. Hai scelto un momento incredibilmente importante, direi quasi “epocale”, per uscire col tuo primo libro. Un testo che oserei definire di necessità ontologica, qui a Roma. Vuoi raccontarci come è nata l’idea e come l’hai sviluppata?

Guarda Marco, l’idea sostanzialmente nasce dal fatto che dopo alcuni anni che mi occupo di Roma, essendo editore di un sito che si occupa h24 delle faccende giallorosse, avevo notato che intorno al club di Pallotta la comunicazione ed i media, avevano ed hanno un atteggiamento particolare e questo non vale solamente per le radio, molto radicate in città, ma anche da parte dei quotidiani e dai siti internet. Negli ultimi 5 anni ho scritto molto, su questo argomento, sul mio portale e avevo notato che il tema interessava ad alcune categorie dei tifosi romanisti. Quindi mi è sembrato consequenziale il fatto di poter dedicare un libro su questo argomento, cercando, in primis, di provare a dare delle risposte ai miei dubbi.

Opera “coraggiosa” ed incredibilmente utile. Concreta. Uno strumento che ora uso anche per farmi strada in questo labirinto dell’Ambiente.

 Beh ti ringrazio, è una situazione che ha fatto effetto su molti altri lettori/amici che, piano piano, mi stanno raccontando le loro emozioni nel leggere il libro, e questo ovviamente mi fa un piacere immenso. In realtà, ed è una risposta anche alla domanda di prima, il libro doveva girare su un soggetto diverso, sempre su quello che è l’ambiente romano inteso come media in generale, ma molto più storico e meno attuale, volevo realmente ripercorrere tutta la genesi di come nacquero le radio e le tv, un lavoro di approfondimento: stupidamente non mi ricordavo di un lavoro editoriale molto simile, scritto da quel genio di Giancarlo Dotto insieme a Sandro Piccinini che si chiamava “Mucchio Selvaggio”. Impossibile da parte mia, creare un progetto editoriale simile, quindi ho pensato di “virare” su un libro fatto di interviste ai protagonisti, inserendo qui e là dei miei inserti, ma sostanzialmente ho voluto dare la parola a loro: i veri protagonisti dell’Ambiente Romano.

Tra l’altro, come sai, io sono fra quelli che considerano tale “ambiente romano” un alibi pericoloso. Un Lato Oscuro che usiamo per spiegarci i pochi successi della AS Roma in questi ultimi 25 anni, senza capire più se ci si riferisca esclusivamente al rapporto tra giornalisti locali e società, allenatore e tifosi. Intanto il teorema è diventato un furioso tormentone. Secondo te perché? Voglio dire, oltre alla tua personale conclusione, che spieghi nel finale, perché siamo arrivati a tanto?

Nel capitolo finale del libro, fornisco la mia opinione personale sul tema, l’ho messa apposta come ultimo capitolo, proprio per non voler influenzare il lettore. Su questo, come sai bene, visto che ne abbiamo discusso a lungo, io sono tendenzialmente drastico: tutto questo “meccanismo mediatico” che gira intorno alla Roma, influenza le prestazioni sportive del club di Trigoria; la dimostrazione sono i tanti allenatori molto bravi che sono scappati da Roma, molti lasciando anche parte dei loro lauti emolumenti.

Siamo arrivati a questa situazione perché il business ha generato una sorta di nuova professione. In primis quella del giornalista/opinionista che, certamente in maniera lecita, si è posto nella condizione di sviluppare una nuova linea di comunicazione, direi bilaterale, dove nelle prima lavora per il suo editore principale (per esempio un quotidiano nazionale importante) e nella seconda si dedica al mondo delle radio come opinionista, sviluppando un reddito extra (ripeto, quasi sempre lecito) ma che pone lo stesso giornalista a dover sviluppare giornalmente temi spesso diversi da quelli che scrive sul suo quotidiano e quindi si cade sul gossip, sul chiacchiericcio, su fantomatiche news di calciomercato che spesso sfuggono ad ogni controllo, ma soprattutto da parte loro esiste la ricerca del consenso (in positivo ed in negativo) dei radioascoltatori, vero ago della bilancia per un loro futuro rinnovo contrattuale in radio e/o tv. Si è creato quindi un radio-mercato parallelo di questi giornalisti/opinionisti che genera business attraverso il meccanismo degli sponsor.

 Poi ci sono i tifosi speaker, ma quella è una categoria diversa, lo speaker tifoso, tranne qualche caso estremo, tende a limitare i suoi interventi radiofonici su tempi di calcio giocato. Divertente è il fatto che, spesso, questi speaker tifosi, litigano con i giornalisti/opinionisti e da qui si crea quello che io ho chiamato il “ping pong in FM” con battaglie dialettiche tra opinionisti e speaker di questa o quella radio, dove, di fatto, il microfono ha sostituito il fioretto o la sciabola, fai te!

C’è nell’intervista a Cherubini (mi pare anche in altre) un dato importantissimo secondo me sul successo delle radio romane che fa riferimento al traffico. Tu che ne pensi?

Molti degli intervistati hanno sottolineato il fattore “traffico”. Roma è una città che vive e si nutre, ahimè di traffico, questo è un elemento da non sottolineare anche guardando le fasce d’ascolto delle radio monitorate, dove il top degli ascolti coincide perfettamente con le punte d’intensità del traffico capitolino: 7-10 di mattina e la sera tra le 18 e le 20.

Il tuo libro ha l’enorme merito di mettere in chiaro tantissimi aspetti. Di fare i nomi e cognomi. Con una serie di profonde e accurate interviste. Partendo da James Pallotta per passare in rassegna gente come David Rossi, Michele Plastino, Alberto Mandolesi, Roberto Renga, Angelo Mangiante, Paolo Assogna, Guido D’Ubaldo, Mario Corsi, Guido Zappavigna..e tantissimi altri. Oltre agli ex calciatori come Tancredi, Desideri, Cervone, Righetti, Tommasi, Boniek e ancora molti nomi.  Ma soprattutto hai raccontato con dovizia di particolari la storia cronologica. Una vera e propria antologia, per non dire fenomenologia, del movimento di comunicazione romano, compreso quello dei tifosi (della Curva Sud, dei Guerriglieri, del Muretto, il Commando, i Boys..) che si è sviluppato ed è cresciuto intorno al calcio nella capitale (non solo romanista, parli anche con Massimo Cragnotti). In poche parole hai fatto ordine. Che fatica hai fatto?

 Aver dato voce a tanti protagonisti di quel periodo, attraverso il metodo delle interviste, ha sicuramente facilitato il mio lavoro, grazie anche a quanto svolto da Massimo De Caridi, il curatore del libro. La fatica è stata di sbobinare gli audio e di dargli una forma di scrittura, per il resto ho cercato di andare indietro negli anni per ricercare questo o quel personaggio, che sapevo poteva risultare utile al progetto. Purtroppo me ne sono dimenticati alcuni, che mi hanno chiamato per ricordarmelo…E di questo me ne sono rammaricato.

Io l’ho letto tutto d’un fiato. Scoprendo mille cose che non sapevo. Sia da tifoso, sia da professionista che ha lavorato e lavora parzialmente in questo famigerato ambiente. Tu da quanto ci lavori e quale rapporto hai maturato ormai? Nel libro emergono anche alcuni aneddoti personali, estremamente sinceri e che dimostrano la tua onestà intellettuale.

Possiamo dire che sono stato leggermente risucchiato in alcuni risvolti di questo “Ambiente Romano” anche se in minima parte, almeno penso. In questa fase dovrebbe essere la Roma stessa a porre delle linee di confine per arginare il fenomeno. Difficile che ciò avvenga, ed è questa l’unica domanda alla quale, anche dopo aver scritto il libro, non sono riuscito a darmi una risposta.

A proposito, come è stato accolto il libro dall’Ambiente? Quanta “paura” hai suscitato?

Il libro è stato accolto benissimo, nella sua nicchia sta avendo un buon successo! Paura non penso, io non sono poi così famoso..

 E dai tifosi?

Sono in tantissimi quelli che hanno voluto sottolineare il loro acquisto del libro, inviandomi la copia/selfie al momento dell’acquisto dello stesso, attraverso i social e whatsapp. Per me un piacere enorme, al limite della commozione!

Le domande che hai fatto a quasi tutti gli intervistati sono due e credo valga la pena di riportare sono: “A Roma e nel Lazio, ci sono circa 3 milioni di persone che ascoltano la radio, network inclusi e ben 700mila sono sintonizzati quotidianamente sulle frequenze che parlano della Roma..” e “Secondo lei, questi mass-media locali hanno influenzato le prestazione sportive della AS Roma negli ultimi 25/30 anni?”. Bilancio finale?

Si questa era la domanda centrale del libro, senza svelare nulla (tu conosci la percentuale delle risposte degli intervistati e quindi non vale!) penso che sia in linea con la mia idea iniziale.

Quali sono le interviste che hai fatto con maggior piacere, di cui sei più fiero?

Quelle che non ho fatto! A parte gli scherzi, sarebbe facile dire quella al presidente Pallotta, che difficilmente rilascia interviste in esclusiva. E quella a Michele Plastino, voluta e rincorsa per molte settimane. Michele me l’ha fatta sudare fino alla fine, infatti l’ho intervistato il giorno prima che il libro andasse in stampa!

Fammi 4 nomi di quelli che consideri davvero i padri del movimento di cui stiamo parlando.

Senza ombra di dubbio, Plastino e Mandolesi, a 4 non ci arrivo!

Posso fare il polemico? Faccio parte dell’Ambiente sai… In generale a me sembra che gli ex calciatori con cui hai parlato abbiano risposto negativamente all’ultima domanda, forse anche i giornalisti più di peso, mentre fra i tifosi divenuti opinionisti è più facile rispondere affermativamente. Non credi che ci sia un po’ di autoreferenzialità in tutto questo? Non rischiamo, parlo da tifoso che scrive opinioni (Damiano Tommasi, nel libro, spiega bene tale aporia), di crederci sempre troppo importanti rispetto a chi scende effettivamente in campo? A Roma sono, siamo stati tutti “i primi” a fare qualcosa… Tutti antesignani. Non è emblematico?

Hai centrato il tema! E’ proprio come hai indicato nella domanda! L’Ambiente Romano siamo tutti noi, tifosi, opinionisti speaker.

Torniamo all’oggi. Anzi all’altro ieri, perché tu hai scritto il libro a cavallo di quest’ultima stagione schizofrenica, piena di record e di malumori, nei botta e risposta di Spalletti in conferenza stampa e soprattutto nell’affaire Totti, che ha raggiunto deliri patologici, spaccando tra l’altro in due la tifoseria giallorossa, già convalescente e divisa per tanti altri motivi, a cominciare dalla questione barriere. Ora, alla luce dei fatti, cosa aggiungeresti al tuo libro?

 Proprio per la situazione legata a Spalletti, ho dovuto aggiornare il libro in continuazione. Ogni conferenza stampa del tecnico di Certaldo, era uno spunto nuovo. Probabilmente avrei aggiunto tutta la fase finale di Totti con l’epilogo struggente del 28 maggio, ma sempre con dei dubbi, in quanto ho deciso (da quando ho iniziato questo lavoro intorno alla Roma) di esprimermi il meno possibile sul capitano: per un ateo come me è veramente difficile parlare e scrivere di DIO, e per me Totti è una divinità.

Non trovi che forse questo doppio addio, ma soprattutto dopo quell’epicheggiante catarsi dell’Olimpico, all’ultima giornata, ci possa essere la speranza di una svolta in questo senso? Possiamo auspicare, non dico di tornare a quasi 30 anni fa, in quei tempi che racconti e che fanno nostalgia, ma almeno di recuperare un po’ di serenità e professionalità?

 Il 28 maggio, non sposta di una virgola. Tutto rimarrà come prima! Dopo la prima sconfitta Di Francesco sarà massacrato e mai accompagnato dai media. Stesso discorso per il DS Monchi, accolto come un re, al primo giocatore “sbagliato” inizieranno a sfondarlo con i loro “slogan” da quattro soldi.

Chiudo facendoti un altro applauso per l’analisi web/social, che a noi di IoGiocoPulito interessa molto (oltre all’aspetto etico di tutta la questione, se non si fosse ancora capito).

 Argomento scivoloso (parlando della tifoseria della Roma, ma vale anche per le altre). Spero di aver centrato il tema. Il capitolo in questione mi ha fatto faticare parecchio. Contento che questo tipo di analisi vi sia piaciuta.

 Ti faccio un’ultima domanda tecnica: Secondo te il mondo web quanto ha bisogno di deontologia? Come può essere che si possa copiare/incollare citando la fonte (a volte nemmeno quella) senza inserire i link, vivendo praticamente alle spalle di chi lavora sul serio? E viceversa quanto merita di essere rispettato quando è puntuale e professionale?

 Altro argomento scivolosissimo! Il giornalismo è cambiato, la deontologia non esiste più. Mancano regole serie, ma soprattutto il controllo di un ente superiore che dovrebbe garantire il rispetto del lavoro altrui. Ecco questo potrebbe essere il tema di un nuovo libro!! Lo facciamo a 4 mani?

Molto volentieri! Grazie ancora Gabriele. Buon lavoro.

 

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