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L’Altra Faccia di Pyongyang: la Corea del Nord e lo Sport “organico” di Kim Jong Un

Federico Giuliani

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La partecipazione della Corea del Nord alle prossime Olimpiadi Invernali di Pyeongchang in Corea del Sud, è un primo segnale di diplomazia tra le due nazioni in costante tensione dagli anni ’50. Ma come si pratica Sport nella terra di Kim Jong Un? Siamo andati a scoprirlo.

Calcio, basket, pallavolo, sci e tanto altro. Fare sport in Corea del Nord è un’attività diffusa. Troppo spesso siamo abituati a immaginare la Repubblica Popolare Democratica di Corea un inferno in terra, e non potrebbe essere altrimenti ascoltando le notizie che i media occidentali propongono su questo paese di 24 milioni di abitanti. Peccato che le notizie siano per lo più non supportate da fonti certe, con scoop sensazionalistici che sembrano ideati ad hoc per cavalcare l’onda di una Nazione abituata a vivere in modo tutt’altro diverso.

A differenza di quanto si possa pensare, in Corea del Nord lo sport è molto praticato, a tutti i livelli, in città, dove la spinta moderna degli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti, così come in campagna. A Pyongyang, centro nevralgico della Corea del Nord abitato da circa 3 milioni di persone, il governo del leader Kim Jong Un ha investito ingenti risorse nella costruzione di centri sportivi e aree adibite allo sport. Si va dalla Scuola Internazionale di Calcio alle tante polisportive, dove i bambini possono allenarsi nel dopo scuola in varie discipline. L’ordine e la disciplina non collidono con il divertimento, anzi, favoriscono la corretta gestione di un gruppo. In squadra l’individualismo è messo al servizio dei compagni. Ognuno collabora a seconda delle proprie caratteristiche, esattamente come avviene all’interno della società.

La Corea del Nord è infatti un chiaro esempio di comunità organica, che si poggia sull’ideologia Juche. Questo termine viene tradotto con la perifrasi “ogni uomo è artefice del proprio destino”. Semplificando si può dire che tutti giocano un ruolo fondamentale per il mantenimento del sistema, perennemente alla ricerca di un ulteriore perfezionamento. Proprio come nello sport.

E il calcio? La febbre del pallone è arrivata qui soltanto da pochi anni. Nonostante questo, la cultura calcistica ha già prodotto diversi giovani talentini davvero niente male. Il più famoso di tutti, e probabilmente il migliore, è Han Kwang Song, attaccante del Cagliari attualmente in forza al Perugia in Serie B. Decisamente più gettonati, anche per via della loro semplicità, sono il basket, la pallavolo e il badminton, comunemente chiamato volano. Nei tanti parchi presenti nei centri nevralgici delle città, è facile imbattersi in partitelle improvvisate. Ma il fiore all’occhiello della Corea del Nord è rappresentato da due strutture sportive mastodontiche. La prima è il May Day Stadium, stadio che può ospitare la bellezza di 150 mila posti, e che per capienza è il più grande al mondo.

Qui la Nazionale nordcoreana gioca solitamente le sue partite casalinghe; vi si praticano inoltre competizioni di atletica leggera.

Il secondo diamante è il Masykryong Resort Hotel, albergo di extra lusso adibito anche a stazione sciistica. Soprattutto in inverno, i turisti nordcoreani (e non solo) approfittano delle vacanze per godersi le dieci piste offerte da uno degli hotel più particolari al mondo. E questo, dicono dalle parti di Pyongyang, non è che l’inizio.

 

 


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10 Commenti

10 Comments

  1. MARCO

    settembre 11, 2017 at 1:43 pm

    DOTTOR GIULIANI, MI SEMBRA CHE ABBIA ESAGERATO UN PO’
    SE FOSSE COSì PORTEREI SUBITO I MIEI FIGLI Lì, MA SIA IO SIA SOPRATTUTTO LEI ,CHE COME GIORNALISTA DOVREBBE ESSERE SUPER PARTES ,SA PERFETTAMENTE CHE LA REALTA’ NON è QUESTA . DICA A SCANZI DI INSERIRE IL SUO ENDORSEMENT NEI TEN TALKING POINTS E DI COMMENTARLO COME DI SOLITA FA

    • matteo

      settembre 11, 2017 at 3:05 pm

      Scusa Marco ma tu sei stato in Corea del Nord? Come fai ad essere così sicuro che la realtà laggiù non sia quella descritta da qualcuno che c’è stato?

    • carlos

      settembre 11, 2017 at 3:33 pm

      Se lei non è mai stato in Corea del Nord, allora ascolti e impari da chi è stato là e si risparmi le critiche.
      Se invece lei conosce la Corea del Nord, dica la sua e sarà ascoltato con attenzione.
      Criticare senza fornire ragioni, come ha fatto in questo caso, non è altro che un banale pregiudizio.

  2. Maciesse

    settembre 11, 2017 at 6:15 pm

    Ha dimenticato lo sport nazionale per eccellenza: ammazza il cittadino! https://www.youtube.com/watch?v=4Y6nf2ABFAE
    Ma per cortesia!!!!

  3. Karkor

    settembre 11, 2017 at 6:37 pm

    Video molto educativo di Emma Blackery su YT: A Very Basic History of North Korea.

  4. MANUELA BRAMBILLA

    settembre 11, 2017 at 9:27 pm

    io sono stata in Corea del Nord
    trovo l’articolo lacunoso , chi fa sport e’ solo chi ha un talento fin da piccolo e viene allenato fino allo sfinimento con estrema severita’ dopo la scuola e deve assolutamente fare bella figura e successo, altrimenti viene escluso.
    l’hotel segnalato e’ assolutamente deserto, io e una mia amica eravamo le uniche ospiti, ci possono soggiornare solo coloro che “vincono” una vacanza dopo aver raggiunto ottimi risultati di duro lavoro, come tutti coloro che vincono uno spettacolo al circo, al concerto, vacanza in campeggio, biglietto per partita di calcio. Certo che coloro che appartangono all’amministrazione del partito possono andarci quando vogliono. Sono gli unici ad esempio ad avere l’auto. Tutti fanno sport canmminando per km perche’ e’ vietato avere l’auto e in alcune zone pure la bici!!!!
    Ma perche’ non ci andate a vedere com’e’?

    • Def

      settembre 12, 2017 at 11:06 am

      Cara Manuela, quello che dici non è assolutamente vero.
      Quali sono le tue fonti riguardo ciò che hai detto? Hai delle prove tangibili?
      Proviamo a rispondere per punti:
      1) Tutti possono fare sport. Bisogna poi distinguere chi dimostra di aver talento, la minoranza, e chi invece no. I primi continuano l’attività in modo quasi professionale, in strutture di un certo tipo; gli altri possono comunque fare sport, anche se in altre strutture. Tutto si basa sull’essere utile alla comunità. Se ti piace fare pallacanestro ma non sei sufficientemente bravo, puoi giocarci quanto vuoi nel tuo tempo libero ma non sarai sovvenzionato dallo Stato.

      2) L’Hotel segnalato è un albergo di lusso, anzi di extra lusso. Per noi occidentali non è il massimo del lusso, ma per un paese isolato e autarchico come la Nord Corea è un vero e proprio diamante. Non è vero che è deserto, semplicemente non c’è turismo di massa considerando l’alto standard del luogo e che il turismo estero è sempre più ristretto. Non ci troverai contadini, ma generali e alti esponenti di partito: che sono i più agiati. Mi pare logico. Dipende anche dalla stagione in cui vai, dato che è un impianto sciistico.

      3) Parli di premi. E’ appurato che il governo assegni premi a chi è più meritevole. Le fabbriche sono in competizione tra loro: chi produce di più vince un “premio”, che può essere una gita in hotel di lusso o qualcosa di simile. Nulla vieta che possa andarci da privato cittadino.

      4) Chiunque può guidare l’auto, non soltanto i membri dell’esercito. Così come per le biciclette.

      Spero di aver fatto un po’ di ordine. A presto.

  5. Elisabetta Gentile

    settembre 12, 2017 at 3:16 am

    Volevo ringraziare gli altri utenti per aver messo in evidenza prima di me come questo articolo sembri copiato da un manifesto di propaganda diffuso dal regime. è stato ampliamente documentato come ci sia un abisso fra lo stile di vita delle elites di Pyongyang ed il resto della popolazione. Tralaltro per molti di questi ragazzini lo sport rappresenta l’unica via d’uscita, e sono sotto una pressione allucinante, perché non appena sgarrano sono fuori. è grave che il Fatto pubblichi una roba del genere.

    • Riccardo

      settembre 12, 2017 at 10:39 am

      Mi scusi Elisabetta ma Lei è andata a Pyongyang? Perché altrimenti il manifesto della propaganda lo sta facendo Lei. L’autore almeno c’è andato. Sarebbe grave piuttosto sentire solo una campana..o vale solo per le cose che ci fanno comodo avere una doppia visione della vicenda?

    • Edf

      settembre 12, 2017 at 11:13 am

      Lo stile di vita cambia in qualsiasi parte del mondo tra chi vive in città e chi in campagna. E’ innegabile che vi siano differenze tra chi ha una casa a Pyongyang e chi vive in un piccolo villaggio sparso nel cuore della Corea del Nord. Per caso chi vive nella periferia di New York ha lo stesso tenore di chi vive nel cuore della città? Siamo seri per favore. E poi cosa c’entra questo con lo sport?

      In Corea del Nord lo sport non è una via d’uscita a niente: è una attività del dopo scuola su cui si investe molto. Poi, chi dimostra di avere mezzi va avanti. Tutto qui. Questo pezzo è uno spaccato fotografico che semplicemente mette in risalto l’attività sportiva fatta in Corea del Nord da un punto di vista diverso. Un punto di vista interno.

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Wilma Rudolph, la Gazzella Nera che conquistò Berruti e l’Italia

Simone Nastasi

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Per i 79 anni compiuti oggi dalla Leggenda Livio Berruti, vi raccontiamo della sua amicizia con un altro pilastro della storia dello Sport, Wilma Rudolph, con le Olimpiadi di Roma del 1960 a fare da sfondo.

Livio e Wilma. La storia di due campioni che potrebbe essere la trama di un romanzo. Una foto li ritrae insieme, mano nella mano nei giorni delle Olimpiadi di Roma del 1960. Entrambi giovanissimi: lui ventunenne; lei appena ventenne. Lui è Livio Berruti, velocista piemontese; lei è Wilma Rudolph, giovanissima promessa afroamericana dell’atletica leggera. Quell’anno, alle Olimpiadi romane, entrambi scriveranno pagine di storia dello sport mondiale. Livio Berruti conquisterà la medaglia d’oro nella finale dei 200 m piani, piazzandosi davanti a tutti con il tempo di 20’5 (suo record personale). Lei, Wilma Rudolph  vincerà invece più o meno tutto quello che c’era da vincere: conquisterà la medaglia d’oro prima nella finale dei 100 m; poi quella dei 200; infine la staffetta 4X100.

Da quel momento in poi, Wilma Rudolph divenne per tutti la “gazzella nera”. Roma cadde ai suoi piedi e molti italiani rimasero letteralmente stregati dalla velocità delle sue gambe e da quei suoi occhi neri. Tra questi anche lo stesso Livio Berruti, che molti anni più tardi (nel 2010) dichiarerà al Corriere della Sera, di non aver mai “consumato” quell’amore nutrito per la Rudolph. Per colpa, disse, di un giovanissimo pugile americano destinato a diventare leggenda. Sul quale Wilma, a quanto pare, aveva messo gli occhi. Si chiamava ancora Cassius Clay. Prima che, qualche anno più tardi, dopo essersi convertito all’Islam, vorrà farsi chiamare Muhammad Ali. Fu per “colpa” di Clay che Livio e Wilma non andarono oltre quell’immagine che li ritrae insieme come fossero proprio due fidanzati.

Ma Livio non si scorderà mai di Wilma. Così come neanche molti italiani. Lei, che proprio quell’anno in Italia vinse tutto e poi non vinse più niente. Semplicemente perché volle fare altro. Preferì dedicarsi all’insegnamento che continuare la carriera di velocista. Quella stessa carriera che molti anni prima era stata messa a repentaglio dalle precarie condizioni di salute. Per colpa di una poliomelite che Wilma aveva contratto da bambina. E che aveva rischiato di farla rimanere zoppa per sempre. Ma proprio nella gara più importante, Wilma seppe bruciare sul tempo anche l’avversario più pericoloso: la morte. E finalmente, dopo che per anni fu costretta a camminare con un apparecchio correttivo, a dodici anni, riuscì a sconfiggere definitivamente il male. Da quel momento in poi, come molte altre ragazze della sua età, anche Wilma potè dedicarsi allo sport. Prima la pallacanestro poi l’atletica leggera dopo essere stata notata da un allenatore locale che decise di puntare su di lei. Mai scelta fu più azzeccata.

Pochi anni dopo, quando Wilma era sedicenne, arrivò anche la prima medaglia (di bronzo) alle Olimpiadi del 1956 nella staffetta 4X100. Solo l’antipasto di quello che accadde quattro anni dopo. Quando Wilma entrò definitivamente nella storia alle Olimpiadi di Roma. Proprio come quella fotografia che la ritrasse insieme a Livio Berruti e che ebbe un impatto fortissimo per quelli che erano i tempi di allora. Anni nei quali l’apartheid dall’Africa cominciava a fare proseliti anche nel resto del mondo. Tre anni più tardi quella fotografia, nel 1963, arrivò lo storico discorso dell’ I have a dream pronunciato da Martin Luther King a Washington. Anche quella volta, evidentemente, Livio e Wilma seppero arrivare al traguardo prima degli altri.

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Magro fino a scoppiarti il cuore: Clenbuterolo, il Doping da banco che compri sotto casa

Emanuele Sabatino

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Continua la nostra inchiesta sul doping da banco utilizzato soprattutto per dimagrire. Dopo l’Efedrina oggi è il turno del Clenbuterolo,  un composto broncodilatatore, più precisamente una amina simpaticomimetica, con attività di tipo agonista, a lunga durata d’azione e selettivo sui recettori β2-adrenergici.

Nel mondo dello sport il clenbuterolo è conosciuto soprattutto per le sue forti proprietà termogeniche e lipolitiche. Un ottimo strumento per monitorare gli effetti termogeni di un farmaco è la misurazione della temperatura corporea.  All’inizio della terapia con clenbuterolo si assiste ad un innalzamento della colonnina di mercurio che si manterrà al di sopra dei valori normali per alcuni giorni. Dopo due o tre settimane di uso continuato tali valori rientrano nel range di normalità, poiché l’organismo sviluppa una sorta di resistenza al farmaco.

Per questo l’utilizzo di Clenbuterolo viene ciclizzato solitamente con due settimane on e due settimane off. Nelle settimane off di solito viene assunto lo stack caffeina ed efedrina per prolungare l’effetto della perdita di grasso.

Il grasso corporeo è sin dagli albori dell’essere umano l’energia che accumuliamo per farci trovare pronti in caso di grande carenza di cibo. Controllori del processo della perdita di grasso (ossidazione dei lipidi) sono i ricettori beta-andrenergici. Agendo proprio su questi recettori, inibendoli, il clenbuterolo aiuta nella perdita di grasso.

L’AMORE DI MODELLI E BODYBUILDER

Vien da se che questo farmaco, che rientra nella lista delle sostanze dopanti stilata dalla WADA, sia molto ambito da chi con l’estetica ci lavora ovvero i modelli. Il ciclo Clenbuterolo alternato ad Efedrina + caffeina, unito ad una dieta chetogenica (bassissimo apporto di carboidrati) uno o due mesi prima di uno shooting fotografico fa arrivare i modelli/e asciuttissimi all’appuntamento e con i muscoli ben definiti.

In alcuni studi condotti su animali questo farmaco ha dimostrato anche proprietà anaboliche degne di nota se assunto a dosi massicce > 200mg/day. Quando un atleta, un bodybuilder, in prossimità della competizione, interrompe l’utilizzo di steroidi anabolizzanti per risultare negativo ai test antidoping, sostituisce questi prodotti con il clenbuterolo. Questa strategia viene adottata per limitare la perdita di massa muscolare e migliorare la definizione.

L’OBBLIGO DI RICETTA MEDICA vs LA REALTA’ DEI FATTI

Per ottenere il Clenbuterolo in farmacia, viene venduto sotto diversi nomi ma il più famoso è il Monores, bisogna assolutamente avere la ricetta medica. Purtroppo però la realtà spesso è opposto rispetto alla teoria. In un esperimento fatto da noi su dieci farmacie, entrando e chiedendo il Monores in quanto affetti da Asma, sprovvisti di ricetta alcuna, otto di esse ce lo hanno venduto senza battere ciglio. Queste farmacie hanno venduto del doping ma soprattutto una sostanza molto pericolosa senza nessun controllo.

In Clenbuterolo infatti può causare effetti indesiderati come irrequietezza, tremori, insonnia, mal di testa e tachicardia. Non solo, se assunto ad alte dosi per lunghi periodi tende ad aumentare le dimensioni del cuore compromettendone la funzionalità fino a causarne il definitivo arresto.

Nonostante il clenbuterolo sia un farmaco promettente (per la sua capacità di influenzare positivamente la composizione corporea, riducendo il grasso e aumentando le masse muscolari) la presenza di gravi effetti collaterali dovrebbe far desistere chiunque dall’idea di utilizzarlo.

LA DIFFERENZA CON L’EFEDRINA ED IL RISCHIO OVERDOSE

Clenbuterolo ed Efedrina hanno effetti positivi ed indesiderati molto simili ma due sostanziali differenze. La prima differenza è la disponibilità ed il prezzo: l’efedrina è quasi introvabile e sul mercato nero si trova sopra i 100 euro per confezione, mentre il Clenbuterolo si prende in farmacia sotto i 10 euro a confezione. La seconda differenza, forse quella più importante, è la vita del farmaco nel nostro corpo: l’effetto dell’efedrina dura in media 4-6 ore, mentre quello del Clenbuterolo in media 36 ore. Questo vuol dire che se lunedì prendiamo 20 mg di clenbuterolo (una compressa), ed il giorno dopo alla stessa ora un’altra compressa, avremo per 12 ore in corpo due compresse di questa sostanza. Facile comprendere come la possibilità di sbagliarsi con le dosi sia molto probabile così come l’incorrere in overdose. Non solo, in caso di effetti indesiderati molto marcati questi non passeranno nel giro di qualche ora, anzi, si avrà un disagio molto molto lungo. Uomo avvisato mezzo salvato…

 

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Gli Sport più strani delle vecchie Olimpiadi

Leonardo Ciccarelli

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Il 14 Maggio 1900 iniziavano le II Olimpiadi dell’Era Moderna, le prime del ‘900. All’epoca e negli anni a seguire le discipline in cui si fronteggiavano gli atleti erano una più strana dell’altra.

Per il Comitato Olimpico Internazionale attualmente sono 25 gli sport ammessi al programma dei Giochi olimpici estivi e 7 quelli ammessi al programma dei Giochi olimpici invernali ma prima, soprattutto agli albori di questa fantastica manifestazione che unisce tutto il mondo, c’erano degli sport davvero strani.

Alla II Olimpiade, Parigi 1900, uno degli sport più seguiti fu quello del tiro alla fune. Si sfidarono atleti francesi contro atleti danesi e svedesi che riuscirono ad imporsi e a vincere l’oro olimpico. Il tiro alla fune restò in programma fino ai Giochi Olimpici del 1920, la VII Olimpiade ad Anversa, in Belgio.

Sempre in Francia nel ‘900 ci fu la prima ed unica gara di nuoto subacqueo: la gara non fu mai più ripetuta perché ritenuta troppo noiosa. La competizione si basava sia sulla distanza percorsa sott’acqua, sia sul numero di secondi in apnea. La medaglia d’oro fu una gara a due tra De Vendeville e Six, vinta per soli 2,9 punti dal primo, mentre quella di bronzo se la contesero Lykkeberg e De Romand, con il danese vincitore, con 1,8 punti di differenza; il distacco tra i primi due e il terzo e il quarto è di circa quaranta punti.

Andando avanti con gli anni, ci troviamo a Los Angeles 1932 dove la prima curiosità fu l’avvento del Football Americano come disciplina dimostrativa e che nell’hockey si presentarono solo 3 nazioni, India, Giappone e Stati Uniti, quindi a prescindere dai risultati, tutte e 3 ottennero una medaglia ma la vera curiosità dei giochi della X Olimpiade fu l’inserire le clave indiane nella ginnastica. A Los Angeles una serie di atleti in calzamaglia si sfidarono portando in scena le loro coreografie.

Restando in America, restando nella Città degli Angeli, curiosa è la disciplina inserita ai Giochi di Los Angeles nel 1984 e tenuta fino a quelli di Barcellona ’92: nuoto sincronizzato singolo. Il CIO ci ha messo 3 edizioni per intuire l’impossibilità di stabilire quanto fosse difficile valutare la sincronizzazione se non c’è un compagno di lato e di fatto questa disciplina singola fu semplicemente un esercizio di stile, una specie di danza subacquea.

Nuovo passo indietro: Parigi 1900. Durante questa olimpiade un tratto della Senna fu chiuso per il nuoto ad ostacoli. La competizione si svolgeva su 200 metri e prevedeva oltre al nuoto, il superare una fila di imbarcazioni in slalom e sott’acqua oltre che arrampicarsi su una pertica.

La disciplina forse più strana è però il duello con la pistola. Ad inizio ‘900 i duelli erano molto in voga in Europa e negli Stati Uniti ed allora alle Olimpiadi di Londra nel 1906 furono organizzate due gare, a distanze di 20 e 30 metri, tra due pistoleri. Non si sfidavano tra di loro all’ultimo sangue, bensì dovevano sparare 30 colpi contro delle sagome e chi le colpiva di più sui 30 proiettili vinceva il duello.

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