Najim e Mourad Laachraoui sono due fratelli  rispettivamente di 24 e 21  anni, quest’ultimo appena compiuti. Come molti fratelli condividono origine, educazione e background, ma come spesso accade le loro strade si dividono. Al pari di difficoltà ed opportunità si troveranno a fare scelte di vita radicalmente diverse.

La famiglia Laachraoui arriva in Europa dal Marocco e si trasferisce in Belgio nei primi anni novanta. In tutto sono cinque fratelli ma questi due sono noti alle cronache per motivi differenti.

Najim è uno dei protagonisti degli attentati del 22 marzo all’aeroporto Zaventem di Bruxelles, Mourad rappresenta il Belgio, a livello internazionale, nel Taekwondo.

Najim nato in Marocco (Ajdir) si trasferisce da piccolo con la famiglia, poco dopo nasce Mourad. Entrambi crescono nel quartiere di Schaerbeek, piccolo comune vicino la capitale Belga molto presente nella cronaca contemporanea per la presenza di cellule terroristiche legate all’Isis, frequentano scuole cattoliche e praticano sport ma il primo, affacciatosi al pugilato, per poco tempo e con scarsi risultati.

Najim studia ingegneria elettromeccanica, inizia a frequentare l’università dove viene considerato uno studente brillante ma abbandona e parte nel settembre del 2013 per la Siria, da questo momento in avanti i contatti con la famiglia si interrompono.

Najim, alias Soufiane Kaja, una nuova identità che gli permetterà di passare i controlli per entrare ed uscire dall’Europa, passerà alla storia come uno dei kamikaze che si sono fatti esplodere il 22 marzo scorso all’aeroporto di Bruxelles. Del famoso trio, immortalato nella foto pubblicata nei quotidiani  di tutto il mondo, è quello a sinistra.

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Nonostante la sua carriera come terrorista sia stata breve, sembra abbia svolto, grazie alle sue competenze tecniche, un ruolo fondamentale come responsabile del confezionamento di alcune bombe anche in occasione degli attentati di novembre a Parigi.

Mourad fa una scelta diversa, sceglie lo sport e con questo decide di rappresentare il paese dove è cresciuto nel mondo. Il giovane è in costante ascesa nella disciplina coreana più popolare al mondo, il Taekwondo. Tra i risultati più importanti abbiamo l’argento alle Universiadi del 2015, svoltesi in Corea del Sud, ed un inizio anno promettente, aggiudicandosi l’oro all’Us Open a Reno e al Luxor Open in Egitto.

Nell’intervista, rilasciata il 24 marzo al Tae Kwondo Club di Uccle, si dichiara, rispetto al fratello, imbarazzato e dispiaciuto. Spiega come le domande che tutti si pongono in questi giorni in merito ai motivi che possono portare a gesti così terrificanti siano le stesse che affliggono e tormentano la sua famiglia, che apprende la notizia della morte di Najim dai telegiornali. Mourad spiega come si siano interrotti i contatti dopo la partenza del fratello per la Siria e di come abbia cercato di riallacciare questo legame ma senza successo, Najim per loro è morto tre anni fa. I due, come racconta, erano molti uniti durante l’infanzia ma si allontanano progressivamente nel momento in cui Mourad decide di seguire la sua passione. Spiega ai giornalisti che non vuole cercare di capire ma desidera andare avanti, voltare pagina.

Già con il cuore alle Olimpiadi di Tokyo 2020, alla domanda di un giornalista che gli chiede se ancora vuole rappresentare il Belgio, con la sua disciplina, il giovane risponde senza esitazione “Ho combattuto, combatto, combatterò sempre.”

Sono Europei? Sono integrati? È possibile l’integrazione?

Queste sono solo alcune delle domande che da ormai un anno, dagli attentati a Charlie Hebdo, ci poniamo tutti e a cui fiumi di parole nei talk televisivi e trasmissioni di approfondimento cercano di dare una risposta, giungendo spesso, anche ricorrendo ad argomenti aggressivi, alla conclusione che una vera integrazione non sia possibile e che il massimo a cui si possa aspirare è un debole sentimento di tolleranza.

A chi assume questi atteggiamenti invito a prendere in considerazione la storia di questi due fratelli che condividono il punto di partenza ma non quello d’arrivo. Difficile se non impossibile capire cosa abbia portato Najim non solo a non riconoscersi nel paese nel quale è cresciuto ma addirittura ad odiarlo a tal punto, ma possiamo provare ad ipotizzare che nel caso di Mourad lo sport sia stato uno dei fattori decisivi che lo ha portato ad un’integrazione tanto ben riuscita da voler vestire i colori del Belgio, un piccolo pezzo di Europa, nel mondo.

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