C’è un immagine che gli argentini non dimenticheranno mai. E’ stampata nelle fotografie che si possono trovare dappertutto. A Buenos Aires come a Napoli. Nei bar, o dentro casa della gente. In quella foto c’è un uomo, che al centro del campo è portato letteralmente in trionfo. Un gruppo di persone lo sorregge, alzandolo in cielo con orgoglio, come per farlo vedere a tutti. Quell’uomo ha tra le mani una coppa piccola e d’oro a forma di mondo. Come il mondo che quel giorno è crollato ai suoi piedi. L’Argentina ha appena vinto la seconda coppa del Mondo della sua storia. E Diego Armando Maradona, ha finalmente coronato il sogno che voleva realizzare da bambino. “Voglio giocare in nazionale e vincere la coppa del Mondo” disse quando aveva dieci anni di fronte a qualcuno che lo riprendeva con una telecamera strabiliato da come palleggiava con il pallone. Qualche anno più tardi il sogno diventerà realtà.  E’ lui, l’uomo al centro del campo portato in trionfo dai suoi compagni e dai suoi tifosi. Che ha trascinato i suoi compagni alla vittoria anche nella finale contro la Germania Ovest, offrendo l’assist vincente per la terza rete dell’albiceleste firmata da Josè Burrachaga. Dopo aver eliminato praticamente da solo l’Inghilterra in una delle partite che hanno fatto la storia del calcio. Una partita che può essere anche la sintesi di quella che è stata tutta la carriera di Diego Maradona. La croce, per quel gol beffardo e truffaldino segnato con la mano che l’arbitro e i suoi collaboratori non hanno visto, ingannati dalla testa del Pibe de Oro. E la delizia di quel gol meraviglioso di cui ancora si parla e forse, si parlerà per sempre. Fino a quando esisterà il gioco del calcio. Una serpentina di 50 metri con la palla al piede. I giocatori saltati come birilli e da ultimo anche il portiere. Lui che corre ad esultare vicina alla bandierina e tutto lo stadio che si alza in piedi. Mentre l’intera Argentina si commuove. Per quel gol che sa di rivincita. In una sfida che è molto di più che una partita di calcio. L’Inghilterra è la nazionale del Paese che qualche anno prima aveva strappato all’Argentina in una guerra dal sapore imperialista, le isole Malvinas (ribattezzate Falklands a guerra ormai conclusa). Una guerra che gli argentini non hanno mai digerito. Per questo che quella partita non può essere come le altre. E quel gol di Maradona entrerà di diritto nella storia. Mai nessuno aveva realizzato qualcosa di simile in una coppa del Mondo. Neanche chi prima di lui, era stato considerato l’O’Rey del calcio. Dopo l’Inghilterra toccò al Belgio, altri due gol, uno più bello dell’altro. Prima un tocco di esterno sinistro a scavalcare il portiere e poi un’altra ubriacante serpentina tra gli avversari che si arrendono impotenti alla velocità e alla classe di quel “gordito petisso” (quel “piccolo e grasso” come lo ribattezzò il portiere Ugo Gatti qualche anno prima) che vinceva le partite da solo. Infine toccò ai tedeschi che si arresero (per 3 a 2) nonostante la doppietta di Rudy Voeller. Quel Mondiale messicano fu l’ultima volta per l’Argentina. E adesso che  Leo Messi, per anni considerato l’erede di Diego, ha annunciato il suo addio alla maglia della nazionale (dopo un’altra sconfitta,  nella finale di Coppa America contro il Cile), sono in molti a domandarsi quando, sarà la prossima.

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