Alla vigilia della partita Italia-Spagna valevole per le qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018, è giunta l’ufficialità dell’accordo di sponsorizzazione tra la nazionale azzurra e la società di scommesse Intralot fino al 2018. Una notizia che ha scosso l’opinione pubblica e il mondo politico, scatenando una polemica relativa alla mancanza di buon senso (e logica) nel legarsi ad un partner la cui natura del suo business cozza irrimediabilmente con gli intenti (o le promesse) del Governo di voler riformare le norme in materia di gioco d’azzardo, limitandone l’espansione e si scontra con una realtà fatta di innumerevoli casi di ludopatia, vite rovinate e famiglie sul lastrico.

Al riguardo, sono intervenuti i senatori del PD Franco Mirabelli e Stefano Vaccari, responsabili della commissione sul gioco legale e illegale, hanno condannato l’accordo:”Le nostre Nazionali di calcio rappresentano valori di tutt’altro tenore e per questo Figc deve al più presto tornare sui propri passi“. Chiaramente di tutto altro avviso il presidente della Figc Carlo Tavecchio che vede nella sponsorizzazione, oltre che un ingente flusso di denaro (le società di betting sono molto generose) “una partnership incentrata sui valori visto che una parte fondamentale dell’accordo prevede l’impegno in attività sociali, rafforzando così il lavoro della Federcalcio nella promozione della cultura della legalità e per la diffusione di comportamenti consapevoli all’interno del mondo del calcio“. A fare da eco al numero 1 del calcio italiano, il direttore generale Carlo Uva che ha motivato la scelta sulla base di “affinità di valori” sottolineando l’intenzione di creare un percorso socio-educativo condiviso per combattere la ludopatia.

Sempre Mirabelli e Vaccari hanno rispedito al mittente queste parole sottolineando che combattere la ludopatia attraverso questo accordo “è come allearsi con il lupo per educarlo a non mangiare Cappuccetto Rosso. Intralot è una multinazionale di scommesse non solo calcistiche e giochi anche d’azzardo online, ha come obiettivo quello di accrescere il numero dei giocatori e il giro di tutti i giochi che fornisce“, e rincarando la dose, gettando ombre su Gamenet, la società con cui si è fusa Intralot, “oggetto di inchieste in materia di gioco illegale e antiriciclaggio“. Sempre dalla politica arriva anche la condanna di Paola Binetti, la quale ha definito la questione “il massimo dell’ipocrisia”, immaginando un immediato futuro tempestato di pubblicità (come se adesso non ce ne fossero abbastanza) che spingano al gioco. Anche tra i consumatori c’è scetticismo: il presidente dell’Adoc, l’associazione difesa orientamento dei consumatori, Roberto Tascini si è espresso negativamente: “Al di là delle finalità dell’accordo, sicuramente nobili, espresse dalla Figc e da Intralot, a livello d’immagine e di impatto psicologico sui consumatori, in particolari minorenni e anziani, crediamo che sia quantomeno inopportuno collegare un simbolo dello sport per tutti gli italiani come la Nazionale di Calcio al mondo delle scommesse e dell’azzardo“.

Insomma niente di illegale nell’accordo Italia – Intralot, ma alla luce dei vari scandali sulle partite truccate nei nostri campionati e la malattia da gioco d’azzardo dilagante nel paese, la scelta della Figc sembra non tenere conto della reale situazione e badare solo al sodo (e al soldo) che un partner del genere può garantire attraverso i propri flussi di moneta realizzati sulle scommesse perse dai consumatori, ponendosi in questo specifico caso come ambasciatore (insieme alla nazionale) di una mission che vuole limitare il gioco. Un cane che si morde la coda.

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