La vicenda del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle continua a tenere banco come se fosse una storia infinita. L’ultima notizia uscita sulla stampa è che adesso, il progetto definitivo consegnato nel giugno del 2015, potrebbe essere nuovamente rivisto. Con una forte riduzione delle cubature e conseguente eliminazione di alcuni “pezzi”. Secondo quanto riportato dal giornalista de Il Tempo Fernando Magliaro, la proposta dell’amministrazione capitolina guidata da Virginia Raggi sarebbe quella di eliminare dal progetto due delle tre torri che dovrebbero costituire il business park e alcune opere di pubblica utilità. Tra queste il ponte carrabile sul Tevere, il prolungamento della metro B e uno svincolo sull’autostrada Roma-Fiumicino. Così facendo l’amministrazione capitolina (nella quale l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini è a favore di una riduzione delle cubature) otterrebbe il suo obiettivo (di limitare la cementificazione dell’area) attraverso un compromesso che toglierebbe ai privati, l’onere di costruire le infrastrutture richieste dalla giunta Marino (tra le quali il prolungamento della metro, il ponte sul Tevere e lo svincolo autostradale), a fronte però dell’eliminazione dal progetto di una parte del cosiddetto Business Park ( nel quale ci sono appunto le “torri di Libeskind”). Il quale ha sempre costituito il “pomo della discordia” per coloro (come appunto il Movimento 5 Stelle) che non hanno mai digerito la presenza dei 3 grattacieli all’interno di un progetto nato per la costruzione di uno stadio di calcio.

Da qui le accuse di “grande speculazione” e l’affare che sarebbe “tutto privato”. Perché lo stadio rappresenta solo una parte minimale del progetto. Ed è vero, perché la costruzione dell’impianto costituisce infatti soltanto il 14% della parte edificata (354000 mq). La quale a sua volta, corrisponde però al 39% del progetto complessivo (in cui la maggioranza della superficie è destinata ad aree verdi) che come scrive Francesco Rapone sul sito www.stadiodellaromafaq.wordpress.com arriva a ridursi fino al 28% se viene considerata nel calcolo della superficie complessiva (del progetto) anche il parco fluviale. Ma sia le infrastrutture che il parco fluviale sono state richieste (o imposte) ai proponenti del progetto (la società Parsitalia e la Roma) dall’allora amministrazione Marino come condizione per concedere la pubblica utilità al progetto. Ed è per questo, che per far quadrare i conti (per arrivare all’equilibrio economico-finanziario) che i proponenti avrebbero allora chiesto (e ottenuto) dall’amministrazione capitolina guidata da Ignazio Marino l’aumento delle cubature. La quale aveva a sua volta chiesto  ai proponenti (per il rilascio del permesso a costruire) oneri di urbanizzazione per un totale di 320 milioni di euro. La costruzione del Business Park allora, sarebbe servita proprio a questo: a compensare le richieste del Comune di Roma.

Ma adesso, con la nuova proposta del duo Raggi-Berdini, una parte degli oneri verrebbe eliminata con la conseguente riduzione delle cubature concesse. Ma il punto è proprio questo: i proponenti accetteranno la proposta del Comune? Perché infatti, di questo sembrerebbe trattarsi. Di una proposta che il Comune di Roma avrebbe per il momento soltanto pensato senza però aver raggiunto alcun accordo con la controparte. Questo è infatti quanto si apprende dalla società Comin&partners che cura la comunicazione relativa al progetto dello stadio. La quale avrebbe anche preparato un comunicato diffuso da L’Ansa nel quale viene ribadito che “la Conferenza dei Servizi che si riunirà il prossimo 3 novembre è l’unico luogo dove i proponenti del progetto Stadio della Roma-Tor di Valle dialogheranno con le istituzioni e riceveranno commenti sul progetto. Le ricostruzioni giornalistiche non necessitano di ulteriori commenti”. Come a voler ribadire che le nuove indiscrezioni sullo stadio sono soltanto il frutto di ricostruzioni giornalistiche (in questo caso di Fernando Magliaro) e che non è detto che alla fine rappresentino la realtà. Infatti, ammesso che questa proposta venga confermata in sede di Conferenza dei Servizi, sia Parsitalia che la Roma potrebbero anche rifiutarla. Agitando il rischio (per il Comune) che vengano intraprese le vie legali con richiesta di risarcimento miliardario. A quel punto, la storia sarebbe veramente infinita.

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