Da sempre in bilico e perennemente aggrappato al risultato, la vita dell’allenatore di calcio è all’insegna dell’aleatorietà. Una sconfitta, il rapporto con un giocatore, una frase infelice dichiarata alla stampa, tutto può essere decisivo per far saltare una panchina. Un tecnico della Roma anni ‘70, Gustavo Giagnoni, era solito farsi ritrarre nelle foto ai margini della squadra. “Così se mi esonerano, l’immagine si può tagliare”, diceva al massaggiatore Giorgio Rossi. E sempre la Roma, precisamente la squadra di Renato Sacerdoti nella stagione 1957-58, ha vissuto uno dei casi di esoneri più incredibili di sempre. La squadra giallorossa, forte di una tradizione inglese in tema di allenatori, decide di ingaggiare il suo terzo allenatore d’oltre manica dopo William Garbutt, Herbert Burgess e Jesse Carver. Si tratta di Alec Stock, manager del Leyton Orient. La Roma riesce a deviare i suoi dubbi iniziali, offrendogli un contratto da capogiro che il Presidente del club inglese definisce “così fantastico che solo un miliardario può permettersi di rifiutare”. Grazie anche al lavoro di Gigi Peronace, il vero mediatore dell’epoca dei rapporti tra Italia e Inghilterra, Stock inizia così la sua esperienza alla guida di una Roma che solo cinque anni prima aveva vissuto l’inferno della Serie B in prima persona.

L’inizio, complice la difficoltà nel parlare italiano, è difficile. Stock comunica con i giocatori grazie ad un interprete che lo segue ovunque, dagli allenamenti fino ai dialoghi con la stampa. Ma nonostante questo il rapporto coi giocatori è professionale mentre è freddo e distaccato con il direttore sportivo Busini e il resto della dirigenza. Questa sarà probabilmente la causa scatenante del suo addio visto che i risultati, seppur non da capolista, non erano tali da pregiudicare una stagione. La Roma alla decima giornata ha infatti collezionato 17 punti e alcune buonissime prestazioni come quella del 27 ottobre che vale alla Roma la vittoria per 3-0 in un derby firmato da Lojodice, Ghiggia e Da Costa. Eppure qualcosa sembra non funzionare nei rapporti tra la dirigenza e Stock. E qualcuno riesce a dargli il benservito, il primo della sua carriera, in occasione della undicesima giornata che vede i giallorossi partire per Napoli per affrontare la squadra partenopea. Il 17 novembre 1957, i giocatori della Roma si danno appuntamento alle 7:30 alla stazione Termini per partire alla volta dello Stadio Vomero.

Tutta la squadra è presente, compreso il Presidente Sacerdoti, i consiglieri Starnaro e Ciampini e il Direttore sportivo Busini. E Stock? Il tecnico inglese clamorosamente è il grande assente della spedizione giallorossa che parte alla volta di Napoli alle 8:15 senza il proprio allenatore. In realtà, Alec Stock alla stazione si è presentato ma qualcuno gli ha dato volutamente appuntamento al binario sbagliato. L’allenatore, perso il treno e probabilmente ancora inconsapevole del complotto nei suoi confronti in atto sul treno Roma-Napoli, decide di partire per il capoluogo campano con il treno successivo e riesce a raggiungere il Vomero poco prima dell’inizio della partita ma negli spogliatoi trova l’amara sorpresa: la formazione è già stata fatta dal direttore sportivo senza il suo consenso.

Stock si rifiuta quindi di sedere in panchina e segue la partita dalla tribuna. La gara termina 0-0, l’ennesimo pareggio, e alla fine la tensione tra l’allenatore e la dirigenza è palpabile. Al ritorno a Roma, Stock e l’interprete si dileguano dal resto della squadra per fare rapidamente le valigie e tornare a Londra mentre la Roma si affretta a comunicare le dimissioni del tecnico in un comunicato: “La AS Roma comunica di avere risolto amichevolmente il suo contratto con l’allenatore signor Alec Stock e ciò in quanto lo stesso signor Stock ha chiesto di essere esonerato dall’incarico, trovando serie difficoltà nelle mansioni affidategli dal fatto di non potersi esprimere bene in italiano”.

La squadra giallorossa viene affidata a Gunnar Nordahl, che così diventa uno dei primi allenatori-giocatori in Italia, coadiuvato anche dal direttore sportivo Busini. La Roma alla fine della stagione terminerà in quinta posizione mentre Stock fa ritorno in patria alla guida del Queens Park Rangers, club di terza divisione inglese in cui aveva militato da calciatore prima della guerra e dove si rende protagonista di un miracolo sportivo mai eguagliato. Il QPR riesce a raggiungere la finale di Coppa di Lega inglese, la prima mai giocata a Wembley in partita secca, e riesce a rimontare lo 0-2 iniziale contro il più quotato West Bromwich fino al 3-2 che regala agli Hoops il primo trofeo della storia che sarà conservato nel caveau di una banca poiché un il QPR non aveva mai sentito l’esigenza di dotarsi di una bacheca. “Chi vuoi che guidi una squadra di terza divisione alla vittoria di un trofeo?”, devono essersi chiesti i dirigenti del club londinese. Ci riuscì Alec Stock, ad oggi ancora l’unico ad aver portato un trofeo agli hoops la cui dirigenza però, alla pari di quella romanista, decide che l’esperienza con Stock in panchina doveva finire. Tre giorni dopo la vittoria nella Coppa di Lega, al termine della partita vinta 4-0 contro il Bournemouth Alec Stock subisce il primo, pesante attacco di asma che costringe il medico a prescrivergli tre mesi di congedo dal lavoro. “L’asma è stato causato da anni di urla ai giocatori o almeno così mi hanno detto i dottori”, ha scritto nella sua autobiografia “Little thing called Pride”.

Stock ritorna a lavorare nel mese di novembre dopo che in sua assenza il QPR ha vinto solo due di diciassette match. Mentre teneva il suo primo allenamento stagionale, il Presidente Jim Gregory lo chiama per parlargli in privato. “Ho pensato che volesse darmi il benvenuto a braccia aperte, dirmi ‘Vieni Alec, felice di riaverti, adesso rimettiamoci in carreggiata di nuovo’ ma non lo fece e venti secondi dopo ero fuori, licenziato con la frase: Sei malato, sei incurabile, voglio che tu vada via”. Così si chiude una delle favole più belle della storia del calcio, Alec Stock continuerà ad allenare, in ordine il Luton, il Fulham in seconda divisione sfiorando un altro miracolo: la finale di Fa Cup persa contro il West Ham. E infine, eccetto una breve parentesi come direttore sportivo del suo QPR, il Bournemouth fino al 1980 che chiude così la sua sfortunata carriera di allenatore. “The first gentleman of soccer”, questo il suo soprannome, morirà nel 2001 tra i rimpianti per una carriera senza compromessi e all’insegna dell’orgoglio che avrebbe potuto essere più luminosa di quel che è stata. Ma nella lista dei miracoli sportivi c’è anche il suo nome e questo no, non può toglierglielo nessuno.

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