Se domenica scorsa alle 15 ci avessero chiesto cosa avrebbe dovuto fare il Pescara per sperare di salvarsi, la risposta sarebbe stata unanime: prendere il primo volo a disposizione e dirigersi verso Lourdes. Ma il calcio è uno sport molto strano e due ore dopo le prospettive sono cambiate radicalmente. Il ritorno di Zeman in Abruzzo ha provocato uno scossone imprevedibile e ha portato ad una rivoluzione che ha a che fare con le sfaccettature più recondite di undici menti umane, più che con la tattica. Il Pescara, mesto fanalino di coda incapace di vincere sul campo una partita su 24, ha sconfitto nettamente il Genoa con la bellezza di cinque gol e ha vissuto una domenica da sogno. Parallelamente, il Crotone ha perso a Bergamo, il Palermo si è fatto prendere a pallonate dalla Juventus e, soprattutto, l’Empoli è uscito sconfitto dallo scontro con la Lazio. Non è cambiato quasi niente, ma potrebbe essere mutato tutto: il Pescara è ancora l’ultima della classe e ha ridotto di tre lunghezze il distacco che lo distanzia dai toscani quartultimi, portandosi a -10. Il gelo è ancora tangibile e l’obiettivo salvezza resta lontanissimo, però si è rientrati nell’ordine d’idee che possa essere raggiungibile.

Al momento è impossibile fare previsioni e ci si può limitare a chiamare in causa due elementi: il calendario delle prossime giornate e la storia della Serie A.

Per quanto riguarda il primo punto, è necessario fissare una prima deadline per il prossimo 9 aprile, giorno nel quale ci sarà lo scontro diretto tra Empoli e Pescara. Prima di allora ci saranno cinque giornate fondamentali per la nuova creatura di Zeman e gli annaspanti toscani di Martusciello. Il Pescara affronterà tre trasferte (contro Chievo, Sampdoria e Atalanta) e due sfide in casa (contro Udinese e Milan), mentre l’Empoli ospiterà al Castellani Genoa e Napoli e verrà ospitata da Chievo, Roma e Juventus. Sulla carta, il calendario degli abruzzesi è decisamente più agevole e non è improbabile immaginare un ulteriore restringimento del gap tra le due squadre, ma è altrettanto prevedibile che il Pescara delle prossime settimane sarà più vicino alla squadra disastrosa delle prime 24 giornate che allo schiacciasassi di domenica scorsa. Nel calcio, tuttavia, i miracoli sono all’ordine del giorno, ogni pronostico è fatto per essere smentito con immane puntualità e a questo punto entra in gioco il secondo elemento citato: la storia della Serie A.

Gli archivi del nostro campionato, infatti, sono ricchi di racconti epici e aneddoti incredibili, specie se legati alle corse per evitare la retrocessione. Un Pescara salvo dopo non aver vinto una sola partita su 24 dimostrebbe per l’ennesima volta la necessità di riformare la A (restringendo la competizione a 18 squadre), ma non sarebbe un caso unico. Si pensi al Palermo di un anno fa, capace di spuntarla su Carpi e Frosinone dopo il ritorno di Ballardini, oppure al Cagliari della stagione 2007/2008 guidato dallo stesso tecnico ravennate, salvo grazie ad un girone di ritorno miracoloso seguito ad una prima parte di stagione disastrosa nella quale aveva racimolato la miseria di 10 punti. Si potrebbero fare una miriade di esempi in questo senso: dal già citato Ballardini che fece grandi cose al Genoa nella stagione 2012/2013 all’Udinese di Galeone della stagione 2005/2006 che raccolse 15 punti nelle ultime sette giornate (dopo aver iniziato l’annata con un preliminare di Champions League), fino ad arrivare al Sassuolo 2013/2014, capace di mandare all’Inferno Catania e Bologna con soli 34 punti, 13 dei quali conquistati nelle sei partite conclusive. Meritano una menzione anche il primo Brescia di Baggio e Mazzone che finì ottavo e in Intertoto dopo esser stato terzultimo a undici giornate dalla fine, il Lecce di Delio Rossi della stagione 2003/2004 e il Cagliari 2005/2006 di Nedo Sonetti, quarto allenatore in pochi mesi dopo i siluramenti celliniani di Tesser, Arrigoni e Ballardini.

Il Pescara, inoltre, ha dalla sua un vantaggio solo apparentemente banale: è partito da zero punti. Prima di prenderci per pazzi, pensate alla Reggina del primo anno post-Calciopoli che, guidato in panchina da Walter Mazzarri e in campo dalla coppia d’oro Bianchi-Amoruso, vanificò contro ogni pronostico la penalizzazione iniziale di 11 punti e chiuse il campionato a quota 40, scrivendo così una pagina importante della storia del calcio di provincia. Gli episodi citati rientrano nella casistica dei miracoli, ma giustificano l’annullamento del viaggio per Lourdes e un po’ di fatica supplementare sui famigerati gradoni. Zeman non ha fatto promesse e, seppure l’arte venatoria non c’entri niente, continuerà a credere fedelmente nella dea Diana, ma una cosa è certa: questo ragazzino di quasi settant’anni ci proverà fino alla fine, si divertirà nel tentativo di mandare al diavolo ogni logica e noi saremo spettatori incuriositi. Alla faccia di chi pensa che il calcio possa essere una scienza esatta.

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