Stiamo facendo vari incontri ma pensare di dire a quelli della parte destra della classifica di serie A di diminuire l’organico da 20 a 18 squadre è pura utopia”. Questa è la dichiarazione di resa del Presidente della Figc Carlo Tavecchio rispetto alla possibilità di tornare ad una Serie A a 18 squadre. Una riforma necessaria, quasi indispensabile se si vuole salvare la spettacolarità e la competitività di un campionato che non più di 10 anni fa era, senza dubbio, il più combattuto e affascinante. Un campionato che ora sta diventando noioso e senza nessuna squadra in grado di dar fastidio alla Juventus. L’ultima giornata è stata la prova di tutto questo: le prime sette della classe hanno vinto tutte (chi soffrendo, chi meno) e hanno ormai chiaramente staccato tutto il resto del gruppo. Per non parlare della zona retrocessione che, a gennaio, sembra decisa al 99%. A dire questo sono i numeri che confrontati con gli altri 4 massimi campionati europei sono più che preoccupanti.

CONFRONTO – In nessuno degli altri 4 maggiori campionati europei esiste un divario più ampio di quello che c’è in Italia tra la zona salvezza e quella retrocessione. In Serie A ad essere nell’ultimo posto disponibile per salvarsi c’è ora l’Empoli che può comodamente gestire ben 7 punti di vantaggio dal Palermo terz’ultimo ed in questo momento in Serie B. Se andiamo a vedere la lotta salvezza in Inghilterra, Spagna, Francia e Germania, scopriamo che qui è ancora tutto da decidere. Partiamo dalla Premier: ad essere in Championship ora sarebbero Sunderland, Swansea e Hull City (qui siamo alla ventesima giornata), con i black cats che hanno un solo punto di ritardo dal Crystal Palace, quattro dal Middelsbrough e sei addirittura dal Leicester campione in carica. Passiamo alla Bundesliga. In Germania, dove le squadre sono 18,  l’Amburgo terz’ultimo è a tre punti di distacco da ben tre squadre, il Werder Brema, il Wolfsburg ed il Borussia Monchenbladbach . Dietro l’Amburgo, che in questa posizione andrebbe agli spareggi con la terza della Seconda Divisione, c’è l’Ingolstadt attardato di appena una lunghezza ed in piena corsa per rimanere a galla. Più attardato il Darmstadt che paga lo scotto del noviziato in Bundesliga.  In Francia la situazione è ancora più ingarbugliata al momento: nel giro di 6 punti ci sono ben nove squadre che potrebbero scendere nella Serie B transalpina. Dal Lorient ultimo a 15 punti alla coppia Lille e Nancyquota 21, tutti rischiano grosso. Chiudiamo con la lotta salvezza nella Liga. Qui Granada ed Osasuna sembrano molto attardate rispetto al gruppetto formato da Gijon, Valencia, Laganés e Deportivo la Coruna che si giocheranno la loro carte per evitare di scendere in seconda divisione e che sono racchiuse in appena 5 punti. Di certo il Valencia è un’intrusa in questa lotta per non retrocedere e le recenti dimissioni di Cesare Prandelli sono la testimonianza di una stagione fin qui disastrosa.

LOTTA AL TITOLO- Non è solo la lotta alla retrocessione a dimostrare quanto sia necessaria la riforma al nostro campionato, ma anche quella per il titolo. Solo in Italia ed in Spagna le capoliste Juventus e Real Madrid possono vantare un vantaggio potenziale (entrambe devono recuperare una partita) sulle dirette inseguitrici. Un dato anomalo se si confrontano le ultime stagioni con il terzetto Real, Barcellona e Atletico Madrid a lottare fino alla fine per il titolo, al contrario degli ultimi quattro campionati in Italia dove la Juve di media ha festeggiato sempre con 4-5 giornate d’anticipo. In Premier League il super Chelsea di Conte (tredici vittorie di fila prima dello stop con il Tottenham ) ha solo 5 punti di vantaggio sul Liverpool  e ben 7 sul Manchester City, ma l’impressione, vedendo le partite, è quella che tutte le squadre possano dire la loro fino in fondo. Molti combattuti anche i campionati in Germania e Francia: in Ligue 1, la sorpresa Nizza comanda la classifica con due punti sul Monaco e ben cinque sul ricchissimo e fortissimo PSG. In Germania, il Bayern è in vetta con appena tre lunghezze sul Lipsia, squadra rivelazione del campionato. Dati alla mano sembra inevitabile una riforma della Serie A. Il rischio è quello di creare un campionato di seconda fascia in Europa, che non attiri più sponsor e che, cosa ancora peggiore, perdi l’interesse degli appassionati, ormai annoiati da campionati chiusi a gennaio. Un processo, questo di disamoramento, che già è partito e che solo chi tira le redini del sistema calcio Italia può in qualche modo arrestare.

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