Negli ultimi giorni sembrerebbe che ad alcuni atleti vada stretto lo Sport che hanno sempre praticato, per scegliere di cambiare rotta e cimentarsi in discipline che poco hanno a che fare con il proprio passato. Se hanno fatto scalpore le immagini dell’ex difensore del Manchester United, Rio Ferdinand cimentarsi nel pugilato dopo una vita al servizio di Sir Alex Ferguson, a fare eco a questa vicenda anche il nostrano Gianmarco Tamberi, la speranza del salto in alto italiano che da poco si è aggregato alla Mens Sana Siena per provare il Basket che conta, sport che lo ha sempre appassionato. Ad anticiparli di poco la leggenda Paolo Maldini di recente entrato nel circuito Pro di tennis e ha dovuto subire anche la prima (e ultima) sconfitta della sua carriera.  A parte i giudizi sulle scelte, più o meno discutibili, va detto che ognuno è libero di fare ciò che vuole, anche alla luce del fatto che non stiamo parlando assolutamente di casi isolati.

Lo scorso anno, fece scalpore la scelta di Jenson Button, britannico 36enne pilota automobilistico di formula 1, che nella sua carriera è stato più che un protagonista nel campionato mondiale automobilistico per eccellenza. Già a 8 anni iniziò a prendere confidenza con i motori, correndo e gareggiando sui go-kart. A 11 anni vinse tutte le gare ed il titolo della sua categoria. Nel 1998 passò alla Formula Ford partecipando sia al campionato inglese che europeo classificandosi primo e secondo. Nel 1999 passò in F3 concludendo il campionato al terzo posto. Nel 2000 il grande salto in formula 1. Dopo vari anni passati in case automobilistiche diverse (Williams, Benetton, Renault, Bar, Honda, Brawn) dal 2010 è saldamente seduto sulla monoposto McLaren (contratto fino al 2018). Nella stagione 2009 sulla monoposto di casa Brawn, si è consacrato campione del mondo e vice campione con la McLaren nella stagione 2011.

Nella sua vita sportiva però non c’è solo la formula 1. Jenson è innamorato del triathlon e proprio un anno fa aveva dichiarato di voler staccare dal mondo dei motori per dedicarsi a questa sua passione che sembra prendere sempre più il sopravvento nella sua vita. “Ho vissuto e respirato F1 da quando avevo 19 anni e ora ne ho 36 e quando sei un pilota di alto livello non esiste niente altro nella tua vita –  ha spiegato il pilota britannico –Avevo bisogno di riposo, ci sono molte cose che non sono riuscito a fare a causa del fitto calendario delle corse”. Uno dei motivi di questo possibile stop è stata la voglia di disputare un Ironman. In merito a questa disciplina ha dichiarato: “Sono amante del triathlon, ho sempre voluto iscrivermi ad una gara di lunga distanza, ma non ho mai avuto il tempo necessario per allenarmi adeguatamente”. Ora sembra che l’abbia trovato. Il suo obiettivo non è solo parteciparvi ma fare bene ed imporsi anche in questa disciplina.

Florent Manaudou, 26enne francese, è il fratello della celebre nuotatrice Laure Manaudou. Florent, specializzato nello stile libero e nella farfalla, a Londra 2012 ha vinto l’oro olimpico ed insieme alla sorella, anch’essa vincitrice di ori olimpici in carriera, sono entrati nella storia come i primi fratelli a vincere una medaglia olimpica in vasca. Alle ultime olimpiadi di Rio partiva da campione olimpico ma non è riuscito a bissare il risultato di quattro anni fa. Tra lui e l’oro si è inserito l’americano Anthony Ervin. L’argento per Florent è da considerarsi quasi una sconfitta. Quel centesimo che l’ha tradito, gli ha fatto propendere per uscire dalla vasca e dedicarsi ad altro, ovvero alla pallamano. Basta così poco per cancellare una carriera costellata da 3 medaglie olimpiche e 4 ori mondiali? L’età è dalla sua parte e avrebbe ancora tempo e modo per dimostrare le sue doti acquatiche. Il suo tecnico, Romain Barnier, non fece drammi: “Se cambia disciplina, lo incoraggeremo”. Secondo il coach Florent ha scelto la pallamano con la consapevolezza “di dare il massimo e trovare una diversa fonte di piacere”. Anche Manaudou non parte dal basso ma, anche grazie alla sua voglia di primeggiare e vincere, ha giocato nella prima divisione francese ad Aix en Provence. “Faccio una parentesi” dichiarò all’epoca il nuotatore.

Parentesi che ha provato ad aprire anche Tyson Gay, 35enne atleta americano. Gay non è un velocista qualunque. E’ uno degli uomini più veloci della Terra. Nel 2007 ai mondiali di Osaka si prende tre ori (100, 200, 4×100). Nel 2014 viene trovato positivo e la squalifica ne comporta la cancellazione dei risultati dal luglio 2012, compreso l’argento della 4×100 delle Olimpiadi di Londra.

Tyson di recente, ha deciso di sfruttare in modo diverso la sua velocità. Nel 2016 si è iscritto ai campionati statunitensi di spinta di bob, in programma a Calgary (Canada). Non una gara qualunque perché anche Tyson come Button non piace partecipare e basta. Infatti questa competizione era un passaggio chiave per entrare nella squadra americana di bob come frenatore. Il giorno stesso della gara però, Tyson ci ripensò. La motivazione di questa scelta sembrò dovuta al fatto che Gay era ancora inesperto con il bob e in questa disciplina e dopo una consultazione con gli allenatori, fu deciso di non farlo gareggiare ma permettergli di vedere la gara per acquisire competenze maggiori. Le sue doti atletiche sicuramente sarebbero servite al team Usa per partire lanciati e con la giusta spinta.

Anche la ciclista britannica Victoria Pendleton36 anni, ha da poco trovato una seconda vita agonistica. Sul sellino della bici ci sapeva fare: con la Gran Bretagna è diventata due volte campionessa olimpica (Pechino 2008 nello sprint e a Londra 2012 nel keirin) oltre a nove titoli mondiali. Da quando però è salita sul cavallo (non ci era mai salita) ha deciso di non scendere più. Si è appassionata sempre di più sino ad abbandonare il ciclismo e decidere di gareggiare sulle “quattro zampe”. Altre sensazioni, altre emozioni e altre gioie. Dal sellino alla sella il passo è stato più breve del previsto, alla luce del fatto che Victoria ha cominciato a gareggiare e a vincere. Mi piace anche l’odore delle stalle e adoro l’imprevedibilità della corsa. Nel ciclismo è tutto calcolato, nell’ippica si è in due a determinare come finirà”.

Queste scelte, indipendentemente dal contesto più o meno affine alle loro discipline abituali, dimostra come anche atleti affermati abbiamo voglia di staccare dalla routine, evidenziando come il peso di tanti anni a gareggiare ed allenarsi sempre nelle medesime discipline si faccia sentire e, per evitare di farsi schiacciare e logorare mente e corpo, aprire una porta ad altre esperienze può davvero portare aria nuova, pulita e vitale.

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