C’è una squadra che stabilirà un nuovo record in Italia. In tre anni dalla serie D alla serie A. Una previsione, una scommessa e insieme una certezza. Un inno al gioco pulito, allo sport “come si deve”? Fino a un certo punto vedremo.

Il Parma viaggia su una corsia preferenziale in serie D. Ha sette punti di vantaggio sulla seconda classificata, ipoteca di promozione. Una corazzata che, spinta da un sistema imprenditoriale e da solide protezioni istituzionali, volerà in serie A nel breve ciclo del triennio. E’ un Parma che si permette di avere ancora in squadra  Alessandro Lucarelli, veterano della difesa, e che, per rianimare la municipalità e le principali icone del tifo, ha collocato in organigramma e rilanciato il core business di anni migliori. Basti leggere che Nevio Scala, l’allenatore dei miracoli, è il presidente e che nell’area tecnica bazzicano e decidono Gigi Apolloni, Lorenzo Minotti e Fausto Pizzi, dirigenti quarantenni di futuro oltre che indimenticati calciatori del Parma che fu.

La rinascita nel nome del dio denaro, di un capitale iniziale di quasi due milioni di euro versati da una cordata di sette azionisti principali. Non è una cooperativa sul modello spagnolo né una polisportiva ma, nel nome del lancio delle azioni, sono stati reclutati 131 tifosi e 17 piccole imprese. E’ chiaro che per le altre squadre la partecipazione al campionato di D che annovera il Parma è solo virtuale. Il Parma ha i giocatori per imprese più importanti. Il Parma va su Sky come un’anomalia di sistema e si è meritato anche il collegamento su “Tutto il calcio minuto per minuto” dove forse la cornice più adatta sarebbe stata il “Quelli che il calcio..” di una volta. Il Parma si gestisce come una squadra e una società che si vuole riprendere il proprio posto in serie A, campionato dove ora militano le corregionali Carpi e Sassuolo, atipicamente.

Dilettanti i giocatori del Parma? Non proprio. Contraddicendo l’assunto istituzionale. Tavecchio chiuderà un occhio, se non due. Del resto non si è andati avanti per anni con l’ipocrisia del semiprofessionismo per la serie C, poi Lega Pro, spezzettata in Prima e Seconda Divisione, un brand che non ha avuto successo e che ora il neo-presidente Gravina vuole abrogare?  E’ notorio e palese che il monte stipendi del Parma ammonta a 900.000 euro con un tetto massimo fissato a 21.300 euro netti per tesserato. Cifre modeste ma non dilettantistiche, considerando che è logico immaginare che questi proventi siano cumulati a rimborsi spese.

A suo tempo Hubner fu squalificato per l’emersione di un contratto professionistico in serie D, regno dei teorici amateur. Al Parma non succederà nulla perché la società è sospesa come in un limbo in attesa di tornare ai livelli che le competono. Dunque la sua è un’anomalia fuori sistema che viene garantita e coadiuvata per un verdetto già scritto: promozione e rapida ascesa nel calcio che conta. Ma sarà un premio che per la sua gloriosa storia il Parma avrà certamente meritato.

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