La Guerra Fredda ormai non si combatte più sullo scacchiere geopolitico ma gli strumenti della contesa sono sempre più originali. Dopo l’accusa di Doping di Stato nei confronti della Federazione di Atletica russa da parte della Iaaf e dell’agenzia antidoping mondiale, la Wada che, di fatto avevano escluso gli atleti di Putin dalle Olimpiadi di Rio 2016, un gruppo di hacker del grande stato euroasiatico hanno violato il sistema di sicurezza del sito internet della Wada e scoperchiato un vaso di Pandora che sarà difficile richiudere.

Tra i nomi illustri che i Fancy Bear’s , il gruppo di informatici in possesso degli archivi dell’antidoping, hanno fatto trapelare, quelli delle sorelle Williams nel Tennis, di Simone Biles, quattro ori a Rio nella ginnastica e di Elena Delle Donne nel basket. Secondo quanto dichiarato le atlete in questione avrebbero fatto uso di farmaci, sotto prescrizione medica, prima e durante le Olimpiadi. “Abbiamo capito che decine di atleti erano risultati positivi alla vigilia e durante i Giochi. I medagliati hanno usato con regolarità sostanze illecite giustificate da certificati medici. E questa è solo la punta dell’iceberg. To be continued…” questa la nota dei pirati dell’etere che ha alzato un polverone nello sport mondiale.

Secondo il New York Times, il gruppo di hacker sarebbe collegato al G.R.U., servizio segreto militare russo che, tra le altre cose, sarebbe anche l’artefice del furto di numerose mail al partito democratico americano. Il governo russo ha preso le distanze, dichiarando di non essere a conoscenza dell’operato dei Fancy Bears.
Si attendono nuovi sviluppi per una questione che, oltre allo sfondo, sembra avere motivazioni da entrambe le parti che hanno poco a che fare con lo sport.

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