Abbiamo intervistato Riccardo Mancini, giornalista di Fox Sports. Con lui abbiamo parlato di Premier League, Europei e Copa America.

Mourinho-Manchester United, Conte-Chelsea, Guardiola-City: quale binomio ti intriga di più?

Sarò scontato ma, anche se ognuno dei tre allenatori è straordinario a mio parere, mi intriga tantissimo José Mourinho al Manchester United. Il motivo è da ricollegare al fatto che si tratta di una sfida nuova ed affascinante per lui, che il blasone del club è grande e che il portoghese è reduce dalla prima vera stagione di fallimenti, ovvero quella passata. Pertanto, sono curioso di vedere come Mourinho ripartirà in questa occasione nuova per lui. Leggo che si sta affidando a persone molto affidabili e se arriverà davvero Monchi, fenomenale ds del Siviglia, credo che il Manchester United davvero potrà essere la prima o tra le prime per la prossima Premier. Mourinho può fare bene e sono intrigato anche dal possibile ritorno di Ibra e Sneijder alle sue dipendenze. Lo considero il binomio più interessante soprattutto perché Mou deve necessariamente rifarsi, non può permettersi di sbagliare.

Ranieri Campione d’Inghilterra, Guidolin arriva e salva lo Swansea, dal prossimo anno Conte al Chelsea e Mazzarri al Watford: tanti tecnici italiani nel campionato migliore al mondo, che segnale è per il nostro movimento?

Si tratta del segnale che il calcio italiano ancora funziona, magari non nel nostro paese, però lo fa altrove. All’estero si continuano a studiare i metodi degli allenatori italiani quindi è evidente che qualcosa da insegnare, da questo punto di vista, lo abbiamo. Nel corso della storia, anche se non negli ultimi anni, il calcio italiano i risultati li ha spesso ottenuti e quindi in giro per il mondo si sta capendo che la scuola italiana non è poi così male. Nel nostro paese siamo indietro non per mancanza di capacità ma perché abbiamo pochi fondi. Il gioco all’italiana non sarà spettacolare ma ha sempre dato i suoi frutti e qualcuno al di fuori dei nostri confini ha capito che può fare la differenza.

Quale calciatore ti ha sorpreso maggiormente nel corso della stagione di Premier League?

Mi sono innamorato calcisticamente di Delé Alli del Tottenham. Ho commentato il suo primo gol, contro il Leicester di Ranieri, che in quel momento era impensabile potesse diventare campione, e mi ha colpito subito. Si tratta di un giocatore completo anche se deve migliorare caratterialmente perché ha avuto alcune uscite di testa. Ad ogni modo, credo sia il prototipo del giocatore del futuro: sa fare la fase difensiva, visto che con Pochettino spesso ha giocato davanti alla difesa, è bravo sugli esterni, sia a destra che a sinistra, perché ha un buon passo ed è fenomenale negli inserimenti. Credo che lui possa essere la chiave per l’Inghilterra al prossimo Europeo, ha tanti margini di crescita e può diventare il simbolo della nazionale dei Tre Leoni per tanti anni a venire.

Il Real Madrid vince ma non convince, da dove si riparte per il prossimo anno?

Si riparte prima di tutto da Zinedine Zidane perché è stata la chiave di volta della rinascita della squadra. I blancos hanno vissuto una stagione dai due volti; prima con Benitez era tutto da dimenticare, visto che lo spagnolo non aveva rapporti ottimi con ambiente, società e calciatori. Zizou, invece, è stato bravo proprio in questo, a creare armonia. Sono arrivati a giocarsi il titolo fino alla fine e ad alzare l’undicesima Champions League della sua storia, quando sembrava insperato, nonostante un gioco non spettacolare. Il punto di ripartenza deve essere Zidane perché ha dimostrato di saper tenere uno spogliatoio con tante personalità importanti. Lui ha grosso carattere ed è ciò che serve al Real. Ora, comunque, sono curioso di vedere come costruirà la squadra a partire dall’estate. Ha fatto una grande opera di ristrutturazione, ora vedremo se saprà anche costruire bene però.

Ancelotti al Bayern Monaco: che squadra sarà rispetto al passato?

Nel gioco sarà rivoluzionata. Guardiola si era quasi stufato del suo modulo e ne ha provati poi talmente tanti che anche i giocatori erano stanchi di cambiare sempre. Con Ancelotti cambierà qualcosa, si penserà più al pragmatismo che al bel gioco, visto che Guardiola ha ottenuto risultati buoni ma non ottimi per la squadra avuta a disposizione e gli obiettivi del club. Ancelotti può cambiare la storia dei risultati. L’obiettivo principale sarà la Champions League. Il campionato è stato vinto tante volte, forse in Baviera i tifosi sono anche stufi di vincere solo quello da alcuni anni; da spettatori speriamo di vedere anche una Bundesliga più equilibrata, col Dortmund maggiormente protagonista.

Come vedi l’Inghilterra di Hodgson agli Europei?

Nell’undici, secondo me, l’Inghilterra è molto competitiva. Al centro della difesa manca qualcosa perché Stones dell’Everton, che doveva essere il gioiello del reparto arretrato, quest’anno ha fallito e ora è un punto interrogativo; poi c’è Cahill, incappato in una stagione negativa col Chelsea, che non dà molte certezze. Sugli esterni difensivi, invece, ci sono i terzini tra i più forti in Europa. Il centrocampo è di grosso spessore, con il già citato Alli che può dare tantissimo, e in attacco l’uomo del momento: Marcus Rashford. Il ragazzino era da non lasciare a casa, assolutamente. Viaggia sull’onda dell’entusiasmo, gli dice tutto bene e appena tocca il pallone fa gol quindi sarebbe stato un delitto non portarlo. Davanti, poi, ci sono i due super bomber Vardy e Kane. Credo, comunque, che Vardy partirà dietro rispetto a Kane nelle gerarchie di Hodgson, intenzionato a schierare Wayne Rooney dietro ad una sola punta. La nazionale inglese la vedrei bene ma non mi convince assolutamente la guida tecnica. Durante il cammino per l’Europeo, Hodgson ha fatto scelte spesso discutibili per schierare l’undici titolare. La sostanza e la qualità ci sarebbero ma bisognerà vedere se il manico sarà all’altezza della situazione.

Un calciatore e una squadra che potranno sorprenderci nella Copa America?

Sarebbe scontato dirti Higuain ed Argentina. Per quanto concerne il calciatore ti dico Christian Pulisic, classe ’98, che è stato buttato nella mischia quest’anno al Borussia Dortmund ed ha fatto benissimo. Anche se i suoi Stati Uniti non credo che andranno molto lontano, lui penso possa far vedere grandi cose. Mi intriga molto. Con i gialloneri ha fatto subito la differenza e forse dovremmo prendere esempio anche noi in Italia dalla sua storia visto che non si ha sempre il coraggio di mandare in campo i giovani, seppur talentuosi, qui in Italia. In Germania, invece, hanno tale coraggio e lui è solo l’ultimo di tanti casi. Riguardo alla squadra, anche se non può considerarsi una vera e propria outsider per il talento che c’è, dico Uruguay. Può essere forse la sorpresa ma molto, se non tutto, dipenderà dalle condizioni di Luis Suarez. Lui e Cavani possono spaventare tutti.

Close