Mentre nel mondo si combatte contro l’Isis e la diffidenza verso gli immigrati si fa sempre più persistente, nel cuore di Roma, a due passi dal Colosseo, sul Colle Oppio, sorge un campo di calcio in terra. Ad una prima impressione, vedendo le condizioni in cui versa il terreno, sembrerebbe abbandonato al degrado e alla natura. Ma così non è.

Infatti, ogni domenica, nel periodo che va da marzo a novembre, tra i sassi e la polvere che avvolgono il perimetro di gioco, individuato solo grazie alla presenza delle porte e alle righe sbiadite che lo delimitano, potete imbattervi in una partita di calcio tra persone di ogni razza, sesso, età e condizione fisica.

La “Polveriera” – questo il nome del campo – ospita, ormai da anni, il campionato Coppa Colosseo o Colosseo Mundial. Il torneo è organizzato in tre diverse categorie: il girone maschile, il femminile e quello dedicato ai più piccoli. Le squadre che partecipano alla manifestazione sono per lo più compagini formate da giocatori sud americani, eccezion fatta per qualche “oriundo” proveniente dalle zone africane o medio orientali. La cosa che accomuna tutti i partecipanti è il loro passato, fatto di sacrifici e dolore, che li ha portati a lasciare il proprio paese di origine per cercare fortuna in Italia.

I nomi delle formazioni che prendono parte al campionato richiamano sapori esotici che riportano alla mente l’America latina: Siempre Amigos, Te Amo Perù, Union Sudamerica sono solo alcune delle squadre che, nel week end, si incontrano nel parco dell’Esquilino per dimenticare le fatiche dei lavoretti rimediati nel corso della settimana e trascorrere la giornata in compagnia di conterranei ed amici. Pasticcieri, ambulanti, babysitter e operai svestono i panni dei lavoratori per indossare scarpini e casacca. L’unica regola: il rispetto della persona, della sua provenienza e dei suoi ideali.

Sugli spalti, o quello che sono, parenti, mogli e figli assistono alle partite con l’impeto delle grandi manifestazioni dal respiro internazionale. Ma non solo: tra di loro, si mischiano anche residenti del quartiere, turisti e studenti fuori sede.

L’atmosfera di conviviale integrazione della Coppa Colosseo ha donato a questa gente la possibilità di dimenticare per qualche ora le sofferenze patite prima di raggiungere il nostro Paese, dando loro un ulteriore motivo per tornare a sorridere. A fine giornata, organizzati con tavolini, sedie e vettovaglie, si mangia tutti insieme il cibo che ognuno ha preparato, in un momento di condivisione tra vincitori e vinti, come racconta un giocatore.

Il sogno degli organizzatori è quello, un giorno, di vedere ristrutturata la Polveriera, attraverso opere di riqualificazione che possano sostituire la terra con un manto erboso, costruire tribune e togliere, finalmente, la sempre presente polvere a cui deve il suo nome.

La nostra paura è che tale trasformazione possa far svanire la magia che circonda la Coppa Colosseo. Un campionato organizzato con pochi mezzi, ma tanta passione. Una manifestazione con affaccio sui Fori Imperiali, che ci ricorda che Roma, forse, è ancora una città aperta, ma all’integrazione.

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