Proprio come un conflitto bellico, le inchieste sulla corruzione, che hanno riguardato l’ex presidente della FIFA Sepp Blatter e il suo ex delfino Michel Platini, hanno avuto come effetto quello di ridisegnare la geopolitica del pallone. E’ cambiato il mondo, anche quello del calcio. Fatti fuori Sepp e Le Roy Michel (travolti entrambi dallo scandalo sul pagamento di una somma assai discussa, a titolo di “consulenza” da parte della FIFA a Platini tra il 1998 e il 2002) il calcio ha i suoi nuovi padroni.

Alla Fifa è arrivato Gianni Infantino; alla UEFA, al posto di Platini, c’è al momento lo spagnolo Angel Maria Villar anche se la sua nomina è considerata ad interim in attesa che venga eletto il nuovo presidente. Dopo l’uscita di scena di Blatter, come raccontano Ugo De Carolis e Gaia Piccardi nel loro libro “Una FIFA del Diavolo”, l’impressione reale è che la FIFA sia veramente cambiata. E che, all’interno della più importante organizzazione al mondo per quanto riguarda il gioco del calcio, l’Europa sia veramente ritornata, come direbbe Rudy Garcia, ad essere la Chiesa al centro del villaggio.

Il Vecchio Continente, con i suoi valori liberali e democratici che anche secondo ciò che scrivono i due giornalisti di Corsera, la FIFA nell’ultimo periodo della presidenza Blatter, sembrava aver smarrito. L’Europa pare così ritornata il continente-guida. E non soltanto perché, uno svizzero, l’avvocato Gianni Infantino è stato eletto il nuovo presidente. Ma soprattutto perché dall’Europa sono arrivati piuttosto gli impulsi per un radicale cambiamento del mondo del calcio. Dai nuovi programmi di sviluppo che passano per l’avviamento al calcio di decine di bambini in Stati come l’Ungheria, la Moldavia, la Polonia o San Marino, ai nuovi modelli di governance delle società, fino all’ allargamento della base elettorale a Stati come l’Andorra e il Liechtenstein ( che alla fine ha pesato in termini di voti per far eleggere Infantino anziché lo sceicco del Bahrein).

E senza dimenticare le misure (seppur contestate) per la sostenibilità finanziaria dei club, come il fair play finanziario che Michel Platini ha tanto spinto per fare approvare quando era a capo dell’UEFA. Sui bilanci delle società di calcio che alcuni dei club più importanti per anni hanno chiuso in rosso, l’input arrivato dall’UEFA è stato lo stesso che le più importanti istituzioni europee (Commissione e BCE) hanno voluto dare ai governi in tema di finanze pubbliche. Occhio a quanto si spende, perché, come vuole il detto, i presidenti passano ma le società restano. Quindi, meglio essere accorti e non fare invece come hanno fatto molti governi per anni, che hanno scaricato sulle future generazioni le passività di bilancio. Cosa voglia dire il fair play finanziario, lo sanno bene in Italia società come il Parma (poi fallito) o il Genoa che sono state estromesse dalle competizioni europee accusate di aver commesso varie infrazioni finanziarie. Così come l’Inter che nel 2015 ha subito una sanzione milionaria per mancato rispetto delle regole.

Ma se l’Europa si è rivelata il modello da seguire, le Americhe con le loro federazioni sono uscite con le ossa rotte dalle inchieste sulla corruzione. Infatti la Concacaf (Canada, Usa, Centroamerica e Caraibi)  e il Conmebol (Sudamerica) sono state le federazioni con il più alto numero di arrestati. Dall’Africa è arrivata invece il grande “tradimento” all’altro grande pretendente alla poltrona oggi occupata da Infantino. Al momento del voto infatti la Caf (Confederazione africana) si è spaccata non facendo arrivare allo sceicco i voti che si aspettava. Ma chi, tra gli africani, ha voluto puntare su Gianni Infantino lo ha fatto nel segno della discontinuità con il passato. Nell’auspicio che il nuovo presidente riesca finalmente a riunire sotto il segno del calcio le federazioni dei vari Paesi. Dagli Stati con la tradizione calcistica più importante come la Nigeria, il Camerun, il Marocco e l’Egitto a quelli che attualmente versano in una situazione politica più difficile come l’Eritrea, il Sudan o la Somalia, dove i dittatori regnanti non si presentano come interlocutori affidabili.

Al contrario l’Asia sembra il vero continente in ascesa. Con la Cina che già da qualche anno ormai è diventata la meta preferita di calciatori (come Drogba, Guarin e Lavezzi) o allenatori (come Marcello Lippi) di caratura mondiale. Non è un caso allora che proprio un colosso cinese come la Dalian Wanda sia anche il soggetto che attualmente controlla Infront, la società che gestisce il marketing di molte squadre anche nella nostra massima serie. Senza dimenticare l’ingresso dei grandi investitori asiatici nei nostri campionati. Secondo molti l’indonesiano Thohir sarà soltanto il primo di una lunga schiera di imprenditori che presto sbarcheranno nel nostro Paese per fare shopping delle squadre di calcio. Il vecchio detto in voga nel capitalismo italiano, evidentemente deve essere arrivato fino in Oriente. Bisogna giocare a 3 punte: per crescere ci vogliono un giornale, una banca e appunto una squadra di calcio. Anche nel calcio, il XXI secolo potrebbe essere veramente il secolo dell’Asia.

Close