Vince Carter continua a stupire. Sembra eterno e forse lo è, macina record su record ma non se ne parla mai abbastanza. Oggi se ne parla, perché questa notte è partito in quintetto a causa della rottura del menisco che terrà Parsons lontano dai campi per tutta la stagione ed ha reso Carter con i suoi 40 anni e 46 giorni il più anziano giocatore a partire in quintetto in NBA dal 17 aprile 2013 quando Juwan Howard regalava le ultime perle sul parquet con  gli Heat.

La cosa divertente è che Carter non sta facendo parlare di lui per il record da nonnetto, ma perché ha realizzato il suo season high da 24 punti, con il 100% al tiro, composto da 8/8 dal campo di cui 6/6 da tre, con 5 rimbalzi, 2 assist e 3 rubate a condire il tutto.
La cosa ancora più divertente è che Carter non sta facendo parlare di lui per il record da nonnetto e per il 100% dal campo, o almeno non solo, ma anche perché alla fine del secondo quarto si è concesso una schiacciata in reverse, a 40 anni e 46 giorni.

Vinsanity sta giocando il suo 19° anno in NBA, lui che entrò nella lega come erede di Michael Jordan per l’abilità nelle schiacciate e la North Carolina nel cuore, sta vivendo quello che forse è il suo ultimo anno ma è il meno pubblicizzato e il meno osannato tra i grandi vecchi della lega, un po’ perché non sta macinando i record di Nowitzki (superata quota 30mila punti), o non sta facendo commuovere il mondo come Pierce, ma il suo anno può essere paragonato più a quanto sta vivendo Manu Ginobili.
Carter, come el Narigon, non sta facendo parlare di lui semplicemente perché è ancora troppo forte, troppo atleticamente performante, per immaginarselo dietro una scrivania a commentare le schiacciate che fanno gli altri, quando lui saprebbe farle molto meglio a 40 anni suonati.

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