Tra le pagine di un quotidiano ho conosciuto la storia di Vanni Oddera, campione del mondo di freestyle motocross. Nel suo libro – Il grande salto. Ovvero come ho capito che l’amore per gli altri rende felici – ho assaporato la sua storia ed in particolare l’amore che Vanni ha per la vita.

Oddera, da piccolo amava (ed ama tutt’ora) la natura e, grazie anche al bosco che aveva dietro casa, condivideva minuti, ore, giorni a contatto con essa, giocandoci ed ammirandola in ogni suo particolare. Con il nonno strinse un legame forte che gli permise di sentirsi protetto ma allo stesso tempo libero di sperimentare, vivere. Cresciuto in questo habitat “selvaggio” era fuori dagli schemi comuni. Non si divertiva a giocare con i giocattoli ma anzi, ascoltava rumori ed  animali, gustava i profumi di alberi e fiori, dell’aria pura. Diventò così legato alla natura che fece addirittura amicizia con un cinghiale. Lo spiava e lo studiava passo dopo passo capendo i suoi ritmi, sapeva dove scovarlo nei vari momenti della giornata. Gioca così, Vanni. Gli piaceva giocare a nascondino con l’animale, chiamato Scheggia, per la sua rapidità nel dileguarsi. Un’infanzia davvero fuori dal comune che l’ha portato a conoscersi, a conoscere ciò che lo circonda, a rispettare il creato ed in particolare a capire cosa davvero volesse nella vita.



L’approdo a scuola non fu facile per uno abituato a vivere fuori dagli schemi, ma grazie ad una maestra riuscì a “civilizzarsi” ed ad essere, per quanto possibile, come gli altri. La sua indole però, non l’ha mai persa. Ha provato a dare ascolto agli altri, ad intraprendere la carriera universitaria, ad essere un ragazzo posato e “fighetto” ma nelle sue vene il sangue aveva bisogno di forti scosse. Il suo desiderio infatti, era uno: avere una motocicletta con cui poter sfrecciare, con cui dare “gas” alla vita. Dopo aver rischiato varie volte la vita in incidenti ed infortuni, dopo aver distrutto moto e motorini, aver viaggiato per il mondo godendosela a più non posso, dopo essere stato ammirato da chi se ne intendeva, passo dopo passo capì che la sua stoffa era sontuosa e decise di dar sfogo alla sua spericolata follia, intraprendendo il freestyle. Nel suo girovagare per il mondo, in un viaggio in Russia capì i privilegi della sua vita ed in particolare la fortuna di essere sano e forte. Un episodio gli fece cambiare ottica: decise di spendersi per gli altri, dando la possibilità a chi soffre di sollevare per un po’ anima e corpo (“…quando un uomo ha un progetto nobile deve andare avanti a ogni costo, anche se ha tutti contro”).

In che modo? Parlandone con l’amico Rocco, decise di far compiere agli ammalati di tutti i tipi, dei giri sulla sua moto, creando un gruppo di amici disposti a dare vita a questa splendida avventura (“Io voglio creare una catena umana. Una catena di persone che credono in un idea nobile. Solo credendoci, ciascuno può poi convincere il suo vicino, il suo amico, il suo parente. Solo se uno è pieno di amore può poi trasmettere quei sentimenti, comunicarli, farsi contagioso. Il contagio crea la catena umana di cui abbiamo bisogno per fare qualcosa di grande. Io ho creato il contagio. E oggi la mototerapia, nonostante tutto e tutti, nonostante le assicurazioni che non arriveranno mai, è una grande realtà”). Emozioni forti sia per lui che per i malati che all’interno del libro vengono spiegate alla perfezione. Da quel giorno la sua vita è cambiata. Ha fatto uscire quella sua parte di bambino che, negli anni a contatto con la natura gli ha fatto capire che vivere amando e donando amore agli altri, è la vera strada per essere felici.

“Abbiamo tutto quel che ci serve per essere felici e la più grande felicità sta nel darsi agli altri e sentire dentro di sé l’amore del mondo”. (Vanni Oddera)

 

Close