L’ombra della morte torna ad allungarsi sul Motomondiale. Luis Salom, 24enne pilota di Moto 2, è rimasto ucciso durante le seconde prove libere del Gp di Catalogna, a Montmelò. Il giovane ha perso la vita, caduto e travolto dalla sua moto dopo un dritto all’ultima curva prima del rettilineo del traguardo del circuito. Un incidente che riapre il dibattito sulla questione sicurezza.

Due, i punti focali: la velocità e le parti sensibili.

Salom è uscito di pista alla curva 12, che ha una via di fuga molto ampia, ma in cemento. La scivolata è dunque proseguita senza perdere troppa velocita. Se ci fosse stata la ghiaia, che riduce molto meglio del cemento l’attrito del mezzo meccanico, forse Salom si sarebbe salvato.

Con il senno di poi, la direzione corsa è intevenuta dove e come poteva: ha continuato il programma con un unico accorgimento. Ridisegnare il tracciato. Dopo sopralluoghi e valutazioni i piloti utilizzeranno la variante lenta, quella della F1, piuttosto che il curvone utilizzato sinora per le moto. Un escamotage che permetterà di ridurre sensibilmente la velocità prima di lanciarsi nel rettilineo.

Una soluzione tampone. Resta, però, l’eterno dilemma legato al collo: è l’unico punto scoperto del pilota e le ultime morti registrano sempre la stessa dinamica. Tre indizi costituiscono una prova: Kato, nel 2003,  perde il controllo della Honda e picchia contro il muro sbattendo testa, collo a una velocità di circa 140 km/h. Muore dopo due settimane di coma. Nel 2010 Tomizawa muore a Misano. Gli è fatale il Curvone percorso in piena accelerazione: cade a una velocità di 230 chilometri e viene travolto dalle moto che lo seguivano. Nel 2011, in Malesia, si consuma il dramma di Marco Simoncelli, che nel corso del secondo giro perde il controllo della Honda ed è investito da Colin Edwards e Valentino Rossi: impatto talmente violento da sfilargli il casco. Simoncelli come i suoi colleghi prima e, da oggi, dopo di lui, muore in seguito ai traumi riportati alla testa, al collo e al torace.

Tre drammi, un unico comune denominatore: un destino cinico, ma non cieco e neanche baro. É evidente che le moto, a certe velocità nei curvoni dove la moto rimane a gas aperto, diventano  ingovernabili. A volte va bene, ma nel momento in cui il mezzo finisce sul collo dei piloti, il colpo lascia senza scampo. Evidentemente non basta ridisegnare i circuiti.

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