Silenzio in aula. Si vota. Forse. Anzi. Anche no. La Lega Serie A si dà appuntamento alle 13 per scegliere il nuovo presidente. O meglio, ci prova. Difficile, senza riformare lo Statuto. Allo stato attuale dei lavori, il Presidente uscente Maurizio Beretta rischia di lasciare il posto a un commissario anche perchè il CONI è insofferente: il 6 marzo si vota per la FIGC e la serie A non ha un governo…

Soluzioni praticabili? Zero. Il governo della massima serie è senza maggioranza. La spaccatura affonda le radici in due problemi. Uno, di potere. L’altro, di soldi.

Capitolo “Governance”Juventus, Roma, Napoli, Inter, Fiorentina e Milan spingono per riformare lo statuto. Puntano alla formazione di un triumvirato composto da un presidente di rappresentanza e due delegati: uno che curi lo sviluppo economico del prodotto e l’altro la gestione sportiva. Le piccole sono contrarie: l’eventuale riforma dello statuto le priverebbe del peso specifico in assemblea. Anche perchè, di fatto, la cancellerebbe. Lotito e la Lazio sponsorizzano Beretta: il presidente biancoceleste è per la creazione di quattro commissioni formate dai dirigenti di club che si occupino di altrettante macroaree: diritti tv, infrastrutture, settori giovanili, bilancio. Dunque: 13 da una parte, 6 dall’altra e la Lazio. Non se ne esce.

L’Articolo 19, vari commi compresi, regola la ripartizione dei proventi derivanti dai diritti televisivi: è il punto più complicato e discusso anche perchè interessa vari tessuti sociali della “popolazione” piuttosto mobile e mutevole della massima serie. La media borghesia pallonara ha posizioni e richieste nette. Torino, Sassuolo, Bologna, Sampdoria e Cagliari spingono per una rivisitazione dei dividendi: in ballo c’è un miliardo netto. E le piccole? Fronte comune. Si schierano per un rialzo dei 60 milioni destinati come “paracadute” alle società retrocesse. Urlare nel deserto sarebbe più efficace. E comunque, quando si parla di soldi da dividere, la nobiltà del calcio è particolarmente capricciosa e inavvicinabile…

Ecco perchè oggi c’è il rischio (peraltro ampiamente calcolato) che non si abbia un nuovo presidente ma che sia riscritto lo statuto e designati i nuovi consiglieri federali a meno che (altrettanto probabile) non siano prorogate le attuali cariche. Del resto, il 6 marzo, c’è l’elezione del nuovo Presidente della FIGC e in qualche modo la Lega serie A dovrà essere rappresentata. Il peso specifico della massima serie è 12% quanto basta per far pendere l’ago della bilancia a favore di Tavecchio o Abodi….

 

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