Un vantaggio importante e meritato in vista del ritorno al Camp Nou da parte della Juventus per un 3-0 che fa la storia della plurisecolare squadra bianconera e diventa una pietra miliare del calcio italiano che, almeno per una notte, strapazza quello spagnolo.

Le mani avanti in questo caso vanno messe obbligatoriamente perché il Barcelona con il PSG ha dimostrato che non basta un 4-0 per il passaggio del turno, figurarsi un 3-0.

Ma cosa è successo allo Juventus Stadium?

La domanda è lecita perché ad ore dal fischio finale molti sono ancora spaesati, dopo aver visto una Juve che non sembrava Juve (o lo sembrava troppo ma ci arriveremo) ma soprattutto un Barça che non ha tenuto fede alla propria storia, spento e senza idee.

Perché in realtà numeri alla mano i ragazzi di Luis Enrique hanno fatto la loro parte: 88% passaggi completati, la media stagionale è 85, 68% possesso e la media stagionale è 62, 17 tiri e ne hanno fatti 16. Problemini con i duelli aerei ma il Barcelona storicamente soffre una carenza fisica, punto di forza della Juventus e ci può stare ma ancora, azioni di gioco equamente divise sul campo, posizioni medie di 8 giocatori su 11 al di sopra della propria linea di centrocampo e dunque nella metà campo avversaria.

Ma allora, dato che i numeri dicono che il Barcelona ha giocato come gioca sempre, perché ha preso 3 palloni?

Perché al calcio si gioca contro gli avversari e la Juventus ha fatto la storia.

Eppure la Juve non aveva mai giocato così bene quest’anno, anzi, Allegri sembrava ormai stanco di questa storia, quasi indolente.

Una Juve che ha visto i sorci verdi contro il Napoli che fa un gioco per princìpi molto simile a quello del Bacelona fatto di pressing e calcio arioso, quindi comprensibilmente ci si poteva aspettare ancora più difficoltà nel passare da Mertens, Callejon ed Insigne, con tutto il rispetto per il trio di Sarri, a Messi, Suarez e Neymar.

La Juve ha dimostrato di essere come un Sayan invece, talmente consapevole della propria forza da gestirla in campionato, perché questo è l’unico modo per spiegare cosa sia successo con il Barcelona.

La Juventus gestisce le proprie forze in campionato, sacrificando qualche punticino sacrificabile, per poi sfoderare tutta la propria forza disumana contro l’avversario che merita di vedere quella forza poderosa. Come Goku Super Sayan di III Livello contro Majin Bu.

La Juve proprio come i personaggi inventati da Toriyama aumenta e diminuisce il proprio livello di combattimento, non andando mai fuori giri e controllando la propria rabbia, perché un eccesso può portare ad un errore.

Questo processo di sayanizzazione si avviò forse con Conte, con una Juve fresca, vivace, arrabbiatissima per i risultati negativi degli anni precedenti e come un Sayan che vede la luna si trasforma in Ōzaru e distrugge tutto quello che c’è davanti ma col tempo ha imparato a gestire la propria rabbia ed i bianconeri hanno trovato in Allegri un Re Kaioh adatto che ha portato i Sayan alla finale di Champions.

Lì hanno trovato un avversario più forte che li ha stesi ma per il principio dello Zenkai secondo il quale ogni qualvolta un Saiyan si riprende da gravi ferite il suo livello di combattimento aumenta notevolmente la Juventus è arrivata a munirsi di Higuain e Pjanic ma soprattutto, ha trovato in Mario Mandzukic un pretoriano impensabile che si sacrifica con una qualità ed un’abnegazione che gli fanno guadagnare un posto nel Paradiso di questo magnifico sport  perché è ammirevole la sua capacità di mettersi al servizio dei compagni.

La Juventus vista col Barça è una Juve finita, arrivata, che deve fare enormi sforzi per migliorare. Che ha incanalato la rabbia repressa per anni da quella notte a Berlino in cui il cielo si tinse di blaugrana in una kamehameha micidiale che ha tramortito i campioni catalani.

Semplicemente impressionante.

N.B.: Impressionante è anche il fatto che dopo un 3-0 ci sia ancora quella paura di non passare. Cara Juve no se olvide de París. o come direbbero a Barcellona:  no us oblideu de París. Non dimenticare Parigi.

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