Che cosa c’entra la Goldman Sachs con la costruzione degli stadi di proprietà in Italia? Tra i primi a porsi questa domanda, sono stati quelli del quotidiano La Stampa i quali, già nel giugno del 2015, arrivavano a paventare l’esistenza di un vero e proprio “piano” della banca d’affari statunitense per vincere la partita degli stadi di proprietà in Italia. Un partitone, considerando che l’Italia a differenza di altri Paesi come ad esempio l’Inghilterra , la Germania o la Spagna, di stadi che sono di proprietà delle società di calcio ne possiede solamente 3: lo Juventus Stadium, il Dacia Stadium (Udinese) e il Mapei Stadium (Sassuolo). Tradotto nel gergo di chi fa business, il mercato da questo punto di vista non è ancora saturo. E opportunità per fare affari ce ne sono eccome. Soprattutto per le banche come la Goldman che vogliono ritagliarsi il ruolo di player nelle operazioni di finanziamento degli impianti.

E’ per questo, come scrivevano quelli di Calcio e Finanza, che la GS (nella primavera del 2015) avrebbe inviato in Italia, come emissario di fiducia, il consulente Greg Carey. Il quale, sarebbe dovuto diventare appunto, per conto di Goldman, l’advisor di quelle società di calcio che avevano tra i loro progetti, anche la costruzione di stadi di proprietà. Tra le quali c’erano anche la Fiorentina e il Milan (che per il momento ha congelato il progetto), come l’Inter di Thohir, che sebbene non abbia in cantiere un progetto di costruire un proprio stadio, nel 2014 ha beneficiato (proprio dalla Goldman) di un finanziamento di 750 milioni di euro rimborsabile in 7 anni. Ma soprattutto la Roma di James Pallotta che proprio nel maggio scorso ha comunicato di aver ricevuto da GS un finanziamento di 30 milioni di euro, rimborsabili in 22 mesi, per far fronte ai costi preliminari del progetto, che riguarda la costruzione del nuovo stadio a Tor di Valle.

Nel febbraio del 2015 invece, diversi organi di stampa tra i quali Il Messaggero scrissero di un possibile prestito obbligazionario a lungo termine, da 200 milioni di euro, che la banca d’affari americana avrebbe erogato al club di Pallotta. Secondo lo schema pensato da Carey. Ossia attraverso l’emissione di titoli di debito, che la Goldman Sachs avrebbe collocato sul mercato accollandosi con gli investitori anche gli eventuali rischi legati al rimborso del prestito. Anche se alla fine, il maxibond non è mai stato emesso, la Goldman è ancora oggi tra i maggiori partner finanziari (se non il maggiore) della società di Pallotta nella partita del nuovo stadio. Avendo sostituito quella, che fino al 2015, è rimasta per la Roma la banca di riferimento: cioè Unicredit. Un player fondamentale  E che un domani, quando lo stadio sarà finalmente costruito, potrebbe aiutare a Pallotta a capitalizzare al meglio gli investimenti effettuati. Vendendo al miglior prezzo sia la Roma che lo stadio.

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