Socrate, a differenza dei sofisti, mirava a convincere l’interlocutore non ricorrendo ad argomenti retorici e suggestivi si legge su un’anonima pagina wikipediana.

Calcisticamente e difensivamente parlando, nemmeno Sokratis Papastathopoulos va tanto per il leggero.

Se il filosofo più grande dell’antica Grecia non ha lasciato nulla di scritto, per sua stessa volontà, il difensore nato sulle coste selvagge del Peloponneso ha invece scelto di parlare pochissimo, tanto che nel suo primo anno a Genova i tifosi rossoblù decisero di ribattezzarlo amichevolmente ‘coso’, onde evitare strafalcioni nella pronuncia di un cognome tanto frastagliato quanto impegnativo.

I due anni proprio con il Genoa furono il trampolino di lancio per un difensore arrivato sottovoce dall’AEK Atene, dove a soli vent’anni aveva già toccato con mano il sapore della Champions League.

Il 1° agosto del 2008 Enrico Preziosi decise di sborsare ben 4 milioni di euro per assicurarsi Papastathopoulos, Sokratis o qualsiasi altro nome decidiate di affibbiargli. La prima stagione è storica, con le reti di Diego Alberto Milito e l’ascesa di Gian Piero Gasperini arrivano soddisfazioni, risultati e persino la qualificazione in Europa.

Pilastro inamovibile nella difesa rossoblù, abbina sostanza ad intelligenza, uno strapotere fisico ad una leggiadria tipica del difensore che sa impostare partendo dal basso.

Con il pallone ci sa fare, oltre a questo riesce a giocare senza particolari problemi anche da terzino, ruolo che ricoprirà anche una volta arrivato a Milanello.

Sarà infatti Adriano Galliani a puntare su di lui, portandolo al Milan mediante uno scambio piuttosto complicato in un valzer di contropartite tecniche.

Sebbene nel suo unico anno rossonero le presenze siano state solamente 5, con il Diavolo arrivano prima lo scudetto e poi un nuovo e silenzioso ritorno al Genoa, che a sua volta lo ‘girò’ in Germania al Werder Brema.

Se il problema finora era stata la continuità, in Bundesliga Papastathopoulos troverà continuità e riuscirà a farsi notare dal Borussia Dortmund, che nel 2013 decide di portarlo al Westfalen per 9 milioni di euro, in pratica il doppio del suo valore al Genoa.

Il ritratto di Sokratis è ben definito, si tratta di un difensore ruvido che tuttavia non disdegna avere il pallone tra i piedi, come dimostrato dai 64 passaggi in media effettuati a partita, di cui solamente il 5% finisce fuori o ‘in mano’ agli avversari, oltre a questo il greco cerca molto spesso il duello difensivo. Anche in questo caso la media è piuttosto alta, di circa 3 duelli vinti su 4, anche se la grande aggressività lo mette spesso di fronte al rischio di un cartellino. Detto questo, Papastathopoulos non prende un rosso dalla stagione 2013, segno di come si tratti di un giocatore capace di gestire buona parte della grinta di cui è fornito.

L’arte maieutica di Sokratis può piacere o non essere apprezzata, così come il difensore greco nel recente passato è rimasto avvolto in un cumulo di nebbia pur giocandosi il posto in squadre tutt’altro che piccole.

Il calcio che conta ha assaporato per davvero l’essenza di Papastathopoulos o si è fermato alle soglie del sapere? A lui non importa, a lui basta conoscere se stesso, essere consapevole di avere tanti pregi ed altrettanti difetti. Come il cognome un po’ lungo, anche se a Genova avevano già trovato la soluzione.

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