L’ultimo sabato dello scorso agosto mi trovavo, come ogni anno dal 1988, all’Ippodromo delle Bettole per assistere al Gran Premio Città di Varese. Amore di vecchia data quello fra me e l’ippica, anche se molto raffreddatosi negli ultimi anni visto lo stato comatoso in cui versa da un po’ di tempo ( troppo ) a questa parte lo sport dei re in Italia.

Finiti i tempi dei grandi cavalli, finiti i tempi del denaro abbondante quando quelle sull’ippica erano le uniche scommesse sportive autorizzate sul territorio nazionale oltre al Totocalcio, sbagliata, con tante, troppe, liti tra i vari operatori legati all’interesse particolare piuttosto che al generale, la gestione di ciò che è venuto dopo l’ingresso nel mercato delle scommesse sportive. Un gran peccato per un appassionato come me, obbligato ora a rivolgere lo sguardo alle corse inglesi e francesi, per vedere spettacolo e qualità.

Comunque il ‘Varese’ come lo chiamiamo noi che sulle piste della Città Giardino siamo praticamente cresciuti, resta il ‘Varese’ e dunque me lo vado a vedere anche se ormai sono quasi fuori dal giro, in quel l’impianto in cui una volta non mancavo una riunione è da cui ora sono assente da un anno, ‘Varese’ 2015 ovviamente.

Campo stringatissimo, otto partenti alla fine dopo tre ritiri rispetto agli undici dichiarati, pochissimi rispetto agli abituali quindici/sedici cavalli dei tempi d’oro, e pubblico ridotto a un quarto. Tutto comunque procede come da tradizione, la sfilata dei purosangue guidata da un funzionario anziano della Società di Corse e i ritmi lenti e magici del rito preparatorio che precede la corsa nella notte varesina pronti a trasformarsi in un’incredibile esplosione di adrenalina, come solo le corse dei cavalli sanno provocare. Le corse al galoppo più di tutte aggiungerei, nell’eterna lotta per la supremazia che coinvolge da sempre noi galoppisti contro i ‘trottisti’.

Intorno a me il solito gruppo storico di amici, che ormai si ritrova per intero una volta l’anno, senza distinzione di professioni e ceto, c’è Enrico, il Direttore, (di banca), Giancarlo, Yankee, commesso al super e grande appassionato di montagna, Luca, lo Svizzero, perché in quel paese tanto vicino a Varese lavora da sempre, Fabrizio Mazzoleni, cameriere di quelli in guanti bianchi, serio e distinto, e soprattutto uno dei migliori gentleman tra quelli che fan base sulla piazza di Varese. Un gentleman nel galoppo fa lo stesso mestiere del fantino, ma in corse riservate alla categoria, composta da persone che non fanno di quell’attività il proprio lavoro, ma una grande passione.

I cavalli del ‘Varese’ ormai sono nelle gabbie, tutto pronto, quando accade un episodio raro ma possibile nel mondo delle corse, una gabbia si apre prima delle altre e lo starter è costretto a richiamare la partenza, azionando la sirena, che però parte troppo bassa di volume e ci vuole qualche momento a far capire ai fantini che devono fermare e ripetere le procedure di avvio. Io faccio osservare che un centinaio di metri dopo le gabbie ci dovrebbe essere il controstarter, incaricato di sbandierare energicamente le sue due bandiere qualche secondo, per dare anche un segnale visivo oltre che sonoro della partenza richiamata, prima di infilarsi di corsa sotto lo steccato per evitare di essere travolto.

Fabrizio il Gentleman sorride:
Quando sono alle gabbie io, ma non solo io, tutti, il controstarter non lo guardiamo. È l’ultima entità che si prende in considerazione. Hai l’orecchio teso, fra i rumori della corsa, per sentire quel che dice lo starter, per essere pronto al momento giusto e cogliere l’avvio migliore, sfruttare al meglio l’adrenalina a mille che ti gira dentro. Il controstarter è quello che l’adrenalina te la può togliere, sventolando le sue bandiere. Proprio non lo consideri, non esiste. Della partenza richiamata ti accorgi o perché ancora sei concentrato sullo starter e lo senti gridare che no, non è buona, o dopo qualche metro quando la sirena urla proprio forte.

Il controstarter intanto è fuggito fuori dal tracciato, con le sue inutili bandiere. In pista si ripete la procedura e la corsa stavolta parte: il bel baio Mossiere con in sella Luca Maniezzi diventa il sessantacinquesimo vincitore del Gran Premio Città di Varese. Io intanto sto pensando che tutta questa adrenalina, quella che tutto lo sport da, non solo l’ippica, sto cercando di raccontarla da anni e spesso l’ho vissuta, ai miei pur modesti livelli, e mi rendo conto che il controstarter, l’omino lontano che ferma l’adrenalina nemmeno io l’ho mai guardato.

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