Si è conclusa da poco la 35a stagione del massimo campionato di calcio della Corea del Sud, la K League Classic (K 리그 클래식 ), iniziata il 4 marzo. Trionfo dello Jeonbuk Hyundai Motors, al quinto titolo nazionale.

Fondata nel 1983 con la denominazione di Korean Super League, la prima edizione ha registrato la partecipazione di cinque club. Nel 1987 viene introdotto il sistema delle franchigie. Le sedi sono in un primo momento le stesse grandi città delle squadre di baseball: Seoul, Busan, Daegu, Incheon, Gwangju e Daejeon. In seguito, già nel 1990, alcune società optano per il trasferimento in località medio-piccole come Ulsan e Pohang. Nel 1995 la politica di decentramento della lega si accentua. L’obiettivo dichiarato è diffondere la popolarità del calcio a livello nazionale. Cambia così radicalmente, non senza polemiche, la ripartizione delle franchigie. Una delle decisioni più contrastate di lega e governo è quella di spostare i tre club di Seoul nelle municipalità minori di Anyang, Bucheon e Cheonan, che viene pienamente realizzata nel 1996 (Seoul riavrà un club solo nel 2004).

Il nuovo millennio porta altre novità. A seguito del Mondiale del 2002 i numeri della K League crescono sull’onda dell’entusiasmo della storica cavalcata della nazionale conclusasi con il quarto posto. Nel 2009, con l’entrata del Gangwon FC, si arriva alla redistribuzione equilibrata delle franchigie: ogni provincia (Gyeonggi, Gyeongsang, Jeolla, Chungcheong, Gangwon e Jeju) è sede di uno o più club.

Fino al 2012 la K League rimane un campionato senza retrocessioni. La seconda divisione è costituita dalla K2 League, anch’essa chiusa e soprattutto composta da squadre semi- professionistiche. Per rendere ulteriormente competitiva la lega vengono introdotti dei cambiamenti decisivi che forgiano l’attuale massima serie. La K League diviene K League Classic e si crea una nuova seconda serie professionistica, la K League Challenge. La stagione è divisa in due parti e si adotta il sistema di promozioni e retrocessioni.


I modelli societari sono praticamente due: i club sono di proprietà delle province o delle Chaebol, le potenti aziende conglomerate coreane, a conduzione familiare, indissolubilmente connesse alla politica da cui ricevono finanziamenti e agevolazioni. Veri e propri imperi economici del calibro di Samsung, LG e Hyundai possiedono una società di calcio. Per favorire l’entrata delle aziende, multinazionali e non solo, la lega ha abbassato progressivamente l’ammontare della quota d’ingresso.

Prendendo in considerazione le 12 partecipanti all’ultimo campionato si trovano 4 club ad azionariato popolare di proprietà delle province: Daegu FC (provincia di Daegu), Gangwon FC (provincia di Gangwon), Gwangju FC (provincia di Gwangju) e Incheon United (provincia di Incheon).

Sono 7 le società appartenenti alle Chaebol: Jeju United di SK Group, impresa con interessi nel settore chimico, petrolifero, energetico e delle telecomunicazioni; Jeonbuk Hyundai Motors di Hyundai Motor Group, il più grande produttore sudcoreano nel settore dell’automotive; Ulsan Hyundai di Hyundai Heavy Industries Group, compagnia di costruzioni navali con commissioni da tutto il mondo; Jeonnam Dragons e Pohang Steelers di POSCO, multinazionale dell’acciaio; FC Seoul di GS Group, colosso della grande distribuzione, della costruzione e dell’energia; e poi Suwon Samsung Bluewings della nota Samsung, una delle aziende leader nell’elettronica di consumo su scala globale. Infine, vi è il Sangju Sangmu, società delle forze armate. La squadra è formata da giovani giocatori sudcoreani professionisti nei due anni di leva obbligatoria. Il Sangju Sangmu non può acquistare stranieri o partecipare a competizioni internazionali.

Nonostante il movimento calcistico sudcoreano sia tuttora tra i principali a livello continentale con il primato di 11 vittorie nella AFC Champions League da parte dei suoi club, il campionato vive un prolungato periodo di crisi. Si registra un calo generale e costante di pubblico. Si è passati da una affluenza media di 7.932 spettatori ad incontro nel 2014 a 6.505 nel 2017. Stadi sempre più vuoti e tifoserie sempre meno affezionate a società dalla identità opaca. Inoltre, non sono mancati casi di corruzione arbitrale, come lo scandalo che ha visto coinvolti proprio i neocampioni nazionali dello Jeonbuk Hyundai Motors, nonché campioni d’Asia in carica, che per tale ragione sono stati esclusi dalla AFC Champions League 2017.

Indubbiamente in Corea del Sud si vive il calcio in maniera diversa. Sono senza pari le coreografie mozzafiato che colorano stadi in cui il senso dell’onore impregna ogni goccia di sudore. Ma laddove girano i soldi purtroppo i problemi rimangono gli stessi.

Close