Napoli e Juventus sono rimaste sole. I sogni di gloria delle vecchie sorelle, riaccesi da una prima parte di campionato molto equilibrata, si sono sgretolati con i primi freddi dell’inverno, lasciandoci in dote una corsa a due che si spera possa andare avanti fino alla fine. Non ci resta che questo, e una lotta per conquistare due posti in Champions League che procede a rilento. Le ultime nove giornate, infatti, hanno ridimensionato notevolmente Inter, Roma e Lazio, lontane parenti delle squadre che ci avevano regalato più di una sorpresa per buona parte del girone d’andata. Lo scontro diretto tra la Juventus e i nerazzurri ci aveva illuso: quello 0-0, strappato con i denti dagli uomini di Spalletti, è stato il canto del cigno. Da lì in poi sono arrivati la miseria di nove punti in nove giornate: una media di uno a partita, buona solo per la salvezza. Nonostante ciò, la vittoria striminzita con il Bologna ha restituito alla pazza Inter un immeritatissimo terzo posto. Com’è possibile? Perché le vecchie sorelle, ottime sui cento metri, non sanno gestire la lunga maratona della A.



È sufficiente analizzare l’andamento delle ultime nove giornate per capirlo. Se la Milano nerazzurra piange, la Capitale non ride. Roma e Lazio, attualmente quarta e quinta con 47 e 46 punti, inseguono l’Inter (ferma a 48) con stati d’animo differenti. La prima ha ritrovato il sorriso dopo il 5-2 rifilato al Benevento, secondo successo consecutivo dopo quello ottenuto col Verona, ma rimpiange i pochi punti conquistati dalla sedicesima giornata in poi: 13, figli di tre vittorie, quattro pareggi e tre sconfitte. La Lazio ne ha preso uno in più, eppure ha il morale a terra. Le ultime tre giornate hanno portato in dote altrettante batoste, troppe per una squadra che aveva regalato fino a poche settimane fa un gioco esplosivo, il capocannoniere del campionato (Immobile) e la rara capacità di saper fare a meno di ogni interprete. Il ritorno dell’Europa League, inoltre, riapre un vecchio interrogativo: quanto incideranno gli impegni continentali nel risultato finale? L’Inter, unica delle tre ad avere la settimana libera, saprà approfittarne? Forse sì, a patto che guarisca dalla famigerata pareggite, debilitante per cinque giornate di fila. E ritrovi i migliori Icardi e Perisic, assenti ingiustificati negli ultimi due mesi.

Lo stesso può dire la Roma a proposito di Dzeko, bomber principe dell’ultima A oggi fermo a 11 reti. I  capitolini hanno, al pari dei nerazzurri, la terza miglior difesa del campionato, ma l’attacco stenta. Sui 38 gol fatti finora (due meno dell’Inter) incidono i cinque appena rifilati al povero Benevento, più vicini al gesto effimero di un pesce palla che al segno di una vera rinascita.La Lazio, al contrario, ha un attacco straordinario (59 gol, secondi solo alla Juventus) e una difesa colabrodo: le 33 reti incassate la piazzano all’undicesimo posto della speciale classifica, ben lontano dal quinto reale. Alle sue spalle, inoltre, incombono Sampdoria e Milan, defilate nella corsa per la Champions League ma non certo escluse. Soprattutto i rossoneri, protagonisti nelle ultime settimane di una rimonta sorprendente.

L’ottimo lavoro di Gattuso ha spostato gli equilibri nella fase difensiva, ora soddisfacente, e ha restituito entusiasmo ad un ambiente nel quale sorrideva solo Montella. Se si riprendono in considerazione le ultime nove giornate, il Milan ha messo insieme la bellezza di 17 punti (otto più dell’Inter, frutto di quattro vittorie, due pareggi e due sconfitte), ritrovando la speranza di agguantare un quarto posto che fino a poche settimane fa sembrava irraggiungibile. Le nove lunghezze che la distanziano ancora dalla Roma sono tuttavia tantissime, forse troppe. Ma in una corsa del genere, al rallentatore, tutto è possibile. Come andrà a finire? L’Inter, libera da impegni europei ed unica ad essersi rafforzata concretamente dopo la finestra invernale di mercato, sembra essere la più sicura, ma fare i conti con una squadra bipolare è sempre rischioso. I prossimi mesi daranno una risposta definitiva, e noi ci auguriamo che le squadre che ci rappresenteranno l’anno prossimo nella massima competizione europea si rivelino essere le più forti. Non le meno scarse.

 

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