L’Eibar sta combattendo, ormai da anni, per ritagliarsi un posto tra i grandi del calcio spagnolo.

Espressione calcistica di una cittadina basca di 27mila abitanti, incastrata tra le montagne, dedita all’acciaio e alla produzione di armi, di lì il soprannome di “ciudad armera”.

La lotta del club basco per farsi spazio fra i giganti non è però facile, soprattutto a livello burocratico.

Ha fatto scuola in tal senso l’incredibile raccolta fondi che i rossoblu avevano messo in atto al momento della loro prima storica promozione nella Liga.

Per la Ley del Deporte era obbligatorio avere un capitale sociale superiore ai due milioni di euro mentre quello del neopromosso Eibar era di soli 400mila euro.

Il processo di “azionariato popolare” aveva portato allora al raggiungimento della soglia stabilita e alla nascita di una rete di circa 8000 piccoli soci (singoli o imprese) da 48 paesi nel mondo.

L’Eibar si trova però ora, ancora una volta, a scontrarsi con la burocrazia del calcio spagnolo.

L’articolo 19 dello Statuto della Liga prevede che gli stadi “in Primera debbano avere come minimo 15mila spettatori, in Segunda come minimo 6mila.

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L’Estadio Municipal de Ipurua ne ha, ad oggi, dopo l’ammodernamento della Tribuna Norte, poco più di 6000.

E se per le prime due stagione, sempre lo Statuto della Liga, prevede una delega alle squadre neopromosse, a partire dalla stagione 2016/17 l’Eibar sarà a rischio retrocessione a tavolino.

Il presidente dei rossoblu, Alex Aranzabal, ha comunicato che “non potremo farlo, non potremo avere Ipurua con 15mila posti”.

Ed è facile comprendere i perché.

In primis, Ipurua sorge in una zona densissima. Abitazioni, l’autostrada, un campo d’allenamento. Circondato da zone pedonali e senza una reale possibilità di sviluppo.

In seconda battuta poi, risulta ai più incomprensibile per quale motivo un comune di 27mila abitanti debba costruire obbligatoriamente una stadio con una capienza della metà della propria popolazione.

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Ad oggi Ipurua ha un 83,8 % di occupazione posti che lo pone sì al secondo posto di questa classifica in tutta la Liga ma che allo stesso tempo dimostra come i 6000 di Ipurua siano la cifra giusta per l’attrazione che suscita l’Eibar.

In definitiva rimane in sospeso la questione stadio per l’Eibar, a cui non resta che attendere di vedere come si muoverà La Liga.

Esiste la possibilità che si trovi un accordo sulla modifica dello Statuto della Liga per il quale però servirebbe l’appoggio dei due terzi del consiglio.

Esiste la possibilità che nessuno denunci l’inadempienza e si continui a lasciar giocare l’Eibar nel proprio stadio in una sorta di “consentita inadeguatezza”.

Esiste la possibilità che l’Eibar vada a giocare in un altro stadio basco, Anoeta, San Mamés o Mendizorroza che sia.

Ed esiste infine la possibilità che qualche club faccia ricorso mettendo in seria difficoltà la permanenza dell’Eibar in Primera e mettendo la Liga di fronte alle proprie responsabilità.

L’Eibar nel frattempo ha presentato la propria interessante idea sul futuro di Ipurua.

Un progetto denominato Ipurua Tallarra, nato dalla collaborazione fra l’Eibar, il comune, la provincia e la regione.

La creazione nel quartiere di Ipurua di un corridoio verde polisportivo con piscine e nuovi campi.

L’ammodernamento dello stadio di Ipurua con il raggiungimento di 9000 posti a sedere, un parcheggio sotterraneo, un museo del club, uno shop ufficiale ed altre attività tutti integrate nella struttura dello stadio.

Una nuova viabilità ed una nuova vivibilità per il quartiere.

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Un progetto già in atto, di cui fa parte ad esempio la nuova Tribuna Norte già citata in precedenza, e che dovrebbe vedere la propria fine nel Gennaio 2019.

Un progetto virtuoso, un’idea nuova per la Spagna intera.

La dimostrazione di come spesso la burocrazia nello sport non tenga conto della realtà.

Eibar sembra non volersi arrendere, staremo a vedere.

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