Fino a qualche giorno fa, l’unica immagine che collegava il calcio italiano alla Corea del Nord era quella di Pak Doo Ik. Vi ricorda nulla? Fate un salto carpiato all’indietro di “appena” 51 anni e avrete la risposta. Esatto: è l’ala destra della Corea del Nord, ex tipografo poi inquadrato nell’Esercito, ma mai dentista come vuole la leggenda occidentale, che nell’ultima partita degli ottavi di finale dei mondiali in Inghilterra del 1966 mise a segno a Middlesbrough il gol che eliminerà l’Italia dalla competizione. Era l’Italia di Edmondo Fabbri e lo stadio era l’Ayresome Park che ora non c’è più. Da quel momento, “Corea” si era trasformato nei vocabolari nostrani da un termine puramente geografico a un triste sinonimo di disfatta. Colpa del destro chirurgico di un’ala che faceva parte di una squadra fatta da uomini che “corrono, corrono, sembrano ridolini” per dirla con Ferruccio Valcareggi, vice di Fabbri al quale questa relazione costò cara. Oggi, Corea del Nord nell’Italia del calcio fa rima con Kwang Song Han.

18 anni, Han è il primo nordcoreano tesserato per una squadra di calcio italiana, oltre che il primo asiatico nella storia del Cagliari. Nessun intento “pubblicitario” nel suo ingaggio: sono lontani i tempi in cui vulcanici presidenti, Luciano Gaucci a Perugia su tutti, portavano in serie A firme esotiche (Gheddafi e Ahn Jung-hwan, cacciato perché “reo” di aver fatto gol all’Italia nel Mondiale 2002) per mera vetrina. Chiedere conferme agli osservatori della Viareggio Cup, appuntamento cult per il calcio giovanile, che hanno assistito da vicino alle prodezze di questo attaccante dalle gambe lunghe e dal fisico possente, nato l’11 settembre 1998. Cagliari e Parma sono sull’1-1: Camba va via sul fondo a destra, crossa al centro e trova il piede giusto: quello di Kwang Song Han. Coordinazione in spazi stretti, sforbiciata e palla alle spalle del portiere del Parma Fall. Un’autentica magia in quella che un tempo era nota come “Coppa Carnevale”: Han si è tolto la maschera, evidenziando subito un’ottima capacità di dialogare con i compagni e cercare ripetutamente la via della rete.

Alto 178 centimetri per 70 chili, dribbling secco, fiuto del gol e visione di gioco, Han ha già una bacheca di rilievo: vincitore del campionato asiatico U16 con la rappresentativa di categoria della Corea del Nord, Han ha partecipato ai Campionati del Mondo U17 impressionando gli osservatori internazionali. Dopo un periodo di prova in cui il ragazzo ha dimostrato in allenamento tutte le sue qualità, è arrivato il tesseramento e l’esordio con gol. Ma lui vola basso. “La squadra ha reagito bene dopo il gol subito nei primi minuti. Ho cercato di seguire le indicazioni dell’allenatore, mi sono trovato bene con i compagni” le dichiarazioni rilasciate in pieno diplomatichese al sito ufficiale della società. Ha tanto da imparare, e lo sa: anche per questo limita i “grilli” social e si è già iscritto a scuola di italiano. Ad Asseminello, centro sportivo del club sardo, tutti sono rimasti colpiti, dallo staff ai calciatori e raccontano che più di qualche senior ha dovuto dar fondo alle maniere forti per fermarlo in allenamento. In pieno stile Zen, Kwang Song Han ha incassato senza fiatare. Per il direttore sportivo Stefano Capozucca è già pronto per un prestito in serie B: ma il mercato ha sviluppi infiniti, e la recente partenza del cavallo di ritorno Victor Ibarbo (tornato in Sardegna a gennaio dopo l’esperienza al Panathinaikos) ai giapponesi del Sagan Tosu, allenati dal tecnico italiano Massimo Ficcadenti, potrebbe addirittura aprirgli le porte della Prima Squadra di qui a fine campionato. Rastelli lo osserva, lui lavora sodo e per ora si gode lo status di “giovane di serie”:  sognando l’esordio in A. E, chissà, un gol alla Nazionale italiana. O forse no.

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