“Questa è la Cenerentola del gruppo” dicevano. Ma si sbagliavano: il Kosovo ha dato subito la sua risposta pareggiando all’esordio delle qualificazioni mondiali 1-1 in Finlandia. Stasera la nazione più giovane dei Balcani è alla prima sfida ufficiale casalinga. Alle 20:45 c’è Kosovo-Croazia e non può essere solo un match, sono mille le emozioni evocate: croati e kosovari sono stati protagonisti dell’inizio e della fine di un capitolo amaro della storia europea, quello delle guerre jugoslave. Sono passati 25 anni dal 1991, Kosovo e Croazia scendono in campo nel ricordo di un passato che ha fatto tanto male a tutti, anche allo sport.

Stasera torna in scena il Kosovo, che riceve la Croazia per la seconda giornata delle qualificazioni mondiali, girone I. Si giocherà nella città albanese di Scutari, al di quà dell’omonimo lago che separa l’Albania dal Montenegro. Lo stadio è il Loro-Boriçi, con 16.000 posti a sedere, appena rimesso a nuovo per ospitare le partite casalinghe di Kosovo e Albania, nel percorso che porterà a Russia 2018. Le comunità kosovare sparse in tutto il mondo passeranno nuovamente la serata con il telefono in mano o con il computer acceso, per vedere cosa riusciranno a fare gli azzurri contro i favoriti del raggruppamento I.

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Molto alto è il numero dei kosovari nei paesi europei, a partire dalle comunità svedesi, svizzere e norvegesi. Il mister Albert Bunjaku è un esempio perfetto: nato a Pristina, ma trasferitosi in Svezia allo scoppio delle guerre jugoslave. Il Kosovo ha dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia nel 2008 e solo nel 2016 ha ottenuto il via libera dalla UEFA per poter giocare i match ufficiali. Tanti calciatori kosovari avevano quindi già ottenuto la nazionalità in altri stati e magari già esordito in altre selezioni. È anche la storia di Valon Berisha, nato in Svezia, con nazionalità norvegese e una ventina di presenze con la Norvegia. Il capitano, Samir Ujkani, attuale portiere del Pisa, aveva già debuttato con l’Albania, partecipando anche alle qualificazioni per Euro 2012. Quando il Kosovo è stato ammesso nelle competizioni ufficiali, loro due (come altri) hanno chiesto di poter giocare alle dipendenze di Mister Bunjaku, cosa che invece non ha fatto un’altra conoscenza del nostro calcio, Perparim Hetemaj. Il centrocampista del Chievo gioca per la Finlandia e all’esordio delle qualificazioni il destino gli ha fatto trovare il suo paese d’origine. Hetemaj non aveva fatto la richiesta per poter essere convocato dal Kosovo, ma non è voluto scendere in campo nella partita di Turku (permesso concesso dalla federazione finlandese). I kosovari hanno sofferto tanto e hanno desiderato a lungo la possibilità di indossare la maglia del proprio paese. Tutto è riflesso nell’attaccamento ai propri colori, nel cuore che questi ragazzi mettono in partita e che hanno messo in mostra in Finlandia. Dal Veritas Stadion di Turku, a quasi 3000 km di distanza da Pristina, è partita l’avventura kosovara e la squadra ha subito ottenuto il primo punto della sua storia, pareggiando 1-1 con rete proprio di Valon Berisha.

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Quella di oggi sarà una partita diversa, i croati sono effettivamente di un altro livello. Ma il piano tecnico è forse l’ultimo in un Kosovo-Croazia che evoca mille emozioni e tanti ricordi: entrambi questi paesi hanno dovuto combattere per la propria indipendenza. La Croazia cercava di staccarsi dalla Jugoslavia ma Milosevic iniziò la guerra, utilizzando la comunità serba nella regione croata della Krajina. Il Kosovo è stato coinvolto in un conflitto sanguinoso, che è proseguito ben al di là del cessate il fuoco. Le guerre jugoslave hanno sparso odio in tutti i Balcani, con attacchi ai civili e pulizia etnica utilizzati come regolari armi di combattimento. Anche lo sport è rimasto vittima, con Milosevic e Tudjman che usarono le tifoserie come bacino dove attingere per i rispettivi eserciti. Da un lato la Stella Rossa Belgrado, dall’altro la Dinamo Zagabria avevano legami diretti con il potere politico serbo e croato: allo scoppio del conflitto, gli ultras si arruolarono nelle rispettive unità paramilitari, spesso continuando ad indossare i colori della squadra. È anche qui l’origine del tifo balcanico eccessivamente violento e politicizzato. Si possono ricordare i tanti episodi di disordine alle partite di Croazia, Serbia e Albania.

A Scutari, alle 20:45 è Kosovo-Croazia e sarà festa per tutti quei kosovari che hanno aspettato tanto prima di poter andare allo stadio a tifare la propria nazionale in una partita vera. Sarà Kosovo-Croazia con la speranza che in questa regione lo sport torni ad essere protagonista sempre e solo in positivo.

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