E’ come se vivessimo in una bolla. Rispetto al resto della società, noi guadagniamo somme assurde. E’ incomprensibile. La vera vita è quella dei miei amici. Loro devono lottare per cercare lavoro, richiedere il sussidio di disoccupazione oppure addirittura emigrare. Oggi questa è la normalità per molti. La mia vita, invece, essendo un calciatore è tutto fuorché normale.”

All’incirca un anno fa, così parlava Juan Mata, calciatore spagnolo del Manchester United, nel frattempo divenuto uno dei punti fermi dell’undici titolare di José Mourinho.

Un’intervista che fece scalpore.

In molti, infatti, i soliti ‘leoni da tastiera’ (per usare il gergo del web) verrebbe da dire, accusarono il talento ex Valencia di essere bravo unicamente con le parole.

Oggi, invece, si passa direttamente ai fatti.

Mata ha recentemente lanciato il progettoCommon Goal’, destinato ad avere un forte impatto nel sistema del calcio mondiale. Per aderire bisogna assolvere ad un compito molto semplice: devolvere l’1% del proprio ingaggio in beneficenza.

Ma cos’è realmente Common Goal? In realtà si tratta di un fondo comune gestito dall’Organizzazione Non Governativa streetfootballworld.

Durante il lancio di tale, lodevole, iniziativa il calciatore dei Red Devils ha tenuto a specificare: “Ho pensato a tutto quello che il calcio mi ha dato. Ho pensato a quale poteva essere il mio lascito. Sapevo di essere stato fortunato per aver avuto le opportunità che ho avuto e che non tutti possono contare su una famiglia come la mia. E anche se ho già avuto modo di collaborare con organizzazioni benefiche, sapevo di aver voglia di fare qualcosa di più. Voglio essere sicuro che altri ragazzi ottengano le chance che ho avuto io.”

Ma non finisce qui.

Da soli, infatti, si può fare ben poco e allora ecco che Mata invita tutti i suoi colleghi ad aiutarlo in questo meraviglioso tentativo di migliorare le vite di tanti giovani talenti pronti ad inseguire un sogno.

Il primo ad aderire è stato Mats Hummels, difensore centrale del Bayern Monaco di Carletto Ancelotti e Campione del Mondo in carica con la sua Germania, ma è certo che in molti seguiranno il suo esempio.

Di sicuro, i ‘soloni del web’ troveranno il modo di criticare anche quest’iniziativa, magari colpevolizzando Mata e colleghi di donare ‘soltanto’ l’1%, a fronte di uno stipendio veramente faraonico ma tant’è; in un mondo in cui in tanti, forse in troppi, parlano senza poi agire, Juan Mata ha fatto seguire un’azione (importante) alle sue parole.

Per questo, in rigoroso silenzio, sarebbe giusto unicamente togliersi il cappello ed applaudire.

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