Matanzas è una città sul mare, a 90 chilometri dall’Avana. La chiamano la città dei ponti, ed è vero: sono diciassette, nella città attraversata da tre fiumi.

Il giorno in cui, nel novembre del 1989, vi nasce Javier Ernesto Jimenez Scull, Cuba non se la passa benissimo. Sta vivendo, fiaccata dalla crisi economica e senza troppe illusioni, l’ultimo refolo del sogno del blocco sovietico, che crollerà pochi mesi dopo, aprendo quello che chiameranno periodo especial, che di speciale avrà soprattutto una recessione che, senza le sovvenzioni dell’Unione Sovietica, causerà un’emorragia di circa 5 miliardi di dollari l’anno.

Venticinque anni dopo, molto è cambiato. Quando, nel dicembre del 2014, le due diplomazie di Cuba e Stati Uniti sono al lavoro per tessere i prodromi della fine dell’embargo, che verrà formalizzata l’anno successivo, Juan Ernesto Jimenez Scull, nato nella città dei ponti, e nel frattempo diventato lo schiacciatore della Nazionale Cubana, a suo modo la storia lha già fatta. E l’ha fatta quando, pochi mesi prima, è diventato il primo atleta nazionale cubano della storia ad essere tesserato da una società non cubana, il Paok Volley Club di Salonicco. Tutti quelli che lo avevano fatto prima di lui, giocando in Europa o altrove, non erano nel giro della Nazionale o erano, molto più banalmente, fuggiti. Jimenez, nato nella città dei ponti, diventa egli stesso un ponte verso il mondo: è il volto di una Cuba che vuole aprirsi, e vuole apertura.

Un paio di anni dopo, a ventisette anni, Juan Ernesto Scull torna a fare la storia: diventa il primo nazionale cubano a giocare nel campionato italiano di pallavolo: lo tessera, dopo settimane di voci, speranze e trattative, l’Exprivia Molfetta, in Superlega di A1, subito dopo l’esordio in campionato.

Molfetta è una città sul mare, e senza fiumi. Molfetta è, soprattutto, la città che nelle ultime stagioni del volley italiano si è fatta apprezzare per intraprendenza, vivacità, ambiente, e risultati sportivi inimmaginabili. La scorsa estate, dopo il migliore dei tre campionati in massima serie, è rimasta orfana di altri due cubani (fuori dalla Nazionale) che ne avevano fatto le fortune, Raydel Hierrezuelo e Fernando Hernandez. Che, in quella che per molti è la stagione-zero, Molfetta dovesse ripartire da un cubano, fresco di Olimpiadi di Rio e con le spalle abbastanza larghe da reggerci il peso di tanta storia, pare il finale perfetto, che finale non è.

Javier Ernesto Jimenez Scull gioca a pallavolo, nel ruolo di schiacciatore. E ogni volta che gioca a pallavolo, è come se raccontasse una storia. Durata quasi settant’anni, tra illusioni, disillusioni, fughe, risentimenti e mutamenti. Quest’anno il primo atleta per il quale il Ministro dello Sport cubano abbia firmato l’autorizzazione al trasferimento, lo farà nel campionato italiano, che mai ne aveva avuti. Javier vestiva la maglia numero 1 a Salonicco, nel campionato greco. In Grecia, nell’antichità, credevano che il proprio destino fosse già scritto nel proprio nome. Quanto destino c’è, dentro un numero?

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