Per un professionista rimanere lontano dall’attività agonistica è difficilissimo. La voglia di cimentarsi nel proprio lavoro e nella disciplina che negli anni ha consolidato, è la linfa che alimenta la vita dell’atleta. Nei casi in cui, per infortunio o altro, l’atleta deve rimanere ai box per mesi, tutto si complica. Sembra venire a mancare l’aria che fino a poco prima era vitale. Una sorta di senso di soffocamento che se non è controllato porta a situazioni spiacevoli. Se si tratta di qualcosa di più di un infortunio, allora lì l’aria diventa pesante e la crisi ancora più profonda. Con umiltà e consapevolezza però, se ne può uscire.

Janko Tipsarevic, 31 anni, jugoslavo naturalizzato serbo, in carriera ha vinto due tornei ITF Men’s Circuit e nove tornei ATP Challenger Series. Nel 2001 ha anche vinto il torneo juniores dell’Australian Open . Il 5 dicembre 2010 vince con la nazionale serba la Coppa Davis dopo aver battuto in finale la Francia. In carriera la sua miglior posizione nel ranking l’ha raggiuta nel 2012 con l’ottavo posto. Il tennis lo pratica e lo conosce bene.

Janko ha attraversato un periodo non facile: da anni lottava con dolori fortissimi al piede sinistro e a causa dei numerosi farmaci che doveva prendere per tenere a bada il dolore, visto che doveva continuare a giocare a tennis, nel 2013 ha avuto persino problemi al fegato, causati proprio dagli stessi medicinali. L’anno successivo il dolore non era affievolito ma anzi, c’era ed era sempre più pungente. Ulteriori esami portarono a diagnosticargli un tumore benigno al piedi sinistro. Venne operato e secondo il chirurgo la causa era genetica. L’operazione però è servita a poco perché dopo un paio di mesi il dolore tornò e dovettero intervenire di nuovo per cercare di portarlo in condizioni normali. Questa seconda operazione fu più profonda perché gli tolsero 80% della fascia plantare. La speranza di continuare a giocare a tennis sembrava spegnersi ogni giorno sempre di più. I medici lo avevano avvertito che se fosse stato necessario operarlo per la terza volta avrebbe potuto scordarsi di tornare a giocare a tennis.

Una situazione davvero drammatica che Janko ha vissuto con molte preoccupazione e tanti punti di domanda: cosa farò? Riuscirò a tornare a giocare come ho sempre fatto? Gli anni passano e Tipsarevic vede volare via delle occasioni che per la sua carriera potevano rivelarsi fondamentali. I dolori al piede tornarono e questo creò in Janko una sorta di delusione molto forte che lo portò ad andare in depressione. Non vedeva una via d’uscita, uno spiraglio che gli facesse sperare qualcosa di bello.

La grande forza di volontà di Janko però ha fatto si che riuscisse a superare anche questo stato depressivo riuscendo a prepararsi duramente per la stagione 2015. Con la classifica protetta, ha avuto la possibilità di partecipare a degli Slam, ma i risultati non sono stati positivi. Gli stop non finirono. Nella stagione subì altri contraccolpi: causa troppo allenamento si dovette fermare, prima per problemi al polpaccio e poi all’inguine destro. A luglio altro stop: questa volta a creargli grattacapi fu il ginocchio destro. Era in forma e doveva partecipare alla Coppa Davis con l’Argentina. Aveva comunicato che sarebbe andato e che avrebbe anche giocato gli Us Open. Il giorno prima di partire per l’Argentina però comparve un problema al ginocchio destro. Da lì in poi giocò solo i tornei di Montreal e New York. Si sottopose ad un intervento chirurgico al ginocchio acciaccato. Dopo questo ennesimo infortunio Janko dentro di sé era convinto che tutto sarebbe finito e che finalmente poteva tornare a giocare senza problemi.

Questi anni tormentati Tipsarevic sa che gli hanno compromesso un po’ la carriera: “So che non sono giovane e non posso allenarmi cinque o sei ore al giorno. Ma quando vedo giocatori più grandi di me come Federer, Ferrer e Lopez esprimere il loro miglior tennis a questa età, capisco che posso farlo anch’io”. Janko sa di avere ancora qualcosa da dare al mondo del tennis: “Ho ancora tanto tennis dentro di me, e anche se può sembrare assurdo, penso di non aver ancora giocato il mio miglior tennis, non ho ancora giocato come vorrei”.

Janko ha passato momenti tristi e duri dove però non ha mai pensato di lasciare: “Non ho mai pensato di lasciare a causa degli infortuni e di tutto il resto, ma ho avuto paura. Non voglio e non posso ritirarmi”. Questa sua volontà di non voler appendere la racchetta al chiodo sicuramente è stata fondamentale per poter far si che Janko ripartisse e tornasse a calcare i campi da tennis. Ha partecipato al Roland Garros dove ha subito trovato un avversario ostico come Milos Raonic. Le possibilità di passare il turno erano praticamente nulle e infatti il croato ha passato il turno con un secco 3 a 0. Però Janko è tornato a disputare un match dopo circa un’anno, quando a Madrid superò Pospisil. Dal 2013 per la prima volta, dopo il lungo calvario, tornava al torneo di Parigi. Da numero 686 al mondo, sapeva di avere poche chance ma sicuramente la gioia di tornare ad esprimersi come meglio sa fare non gliel’ha tolta nessuno e sarà il ricordo che più di tutti gli rimarrà impresso nell’anima.

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