La potenza non è tutto. Anche nel tennis occorre il giusto mix tra quest’ultima e il controllo. Il gioco (e le superfici) è sempre più veloce e dinamico e per rimanere nei piani alti della classifica mondiale, occorre una grande dose di rapidità e di agilità negli spostamenti. Chi occupa le prime posizioni, attualmente, lo dimostra. C’è chi però, nonostante le forme gigantesche e forse più inclini ad altri sport, non smette di sorprendere, anche a discapito dell’età fuori dagli schemi.

Lui è Ivo Karlovic. Il 37enne croato, 211 centimetri per 104 kg, fa della potenza la sua arma. Non sempre si è rivelata vincente ma di soddisfazioni nell’arco della sua carriera se né tolte parecchie. Il best ranking (attualmente è numero 21) l’ha raggiunto nell’agosto del 2008 quanto si è classificato 14esimo. Finora ha conquistato 8 tornei Atp e due di doppio e può vantare due primati: data la sua altezza è il giocatore più alto della classifica Atp e grazie al suo servizio potentissimo nel marzo 2011 in Coppa Davis ha scagliato la pallina oltre la rete a 251 km/h, stabilendo il nuovo record. Piccolezze se si pensa a quante caratteristiche servono per primeggiare. Eppure, non ha ancora smesso di impensierire gli avversari con il suo gioco atipico (non proprio idilliaco) e non di far parlare di sé.

Agli attuali Australian Open, nel suo match d’esordio contro Zeballos, si è trasformato in un vero e proprio bombardiere. Sotto di due set, ha recuperato e vinto 22-20 al quinto in cinque ore e 14 minuti. Oltre ad esser stato classificato come il secondo match più lungo del torneo di Melbourne, ha lasciato un altro segno nella storia del torneo: con 75 ace ha riscritto gli annali della kermesse. Un record che per lui però non dice molto visto che in un match di Davis ne aveva messi a segno 78. Finiti i record? No, il match ha riscritto anche quello dei game totali del match: ben 84, uno in più della sfida del 2003 tra Roddick-El Aynaoui.

Record su record che portano il 37enne croato ad essere ancora temuto, soprattutto sui campi veloci. In merito al match ha dichiarato: “È stato tra i match più difficili della mia carriera. Ero sotto 2-0 quindi ho dovuto combattere non solo contro il caldo e l’avversario ma anche contro la mia testa, dovevo restare attaccato alla partita”. Così è stato ed ha compiuto una vera e propria impresa.

Una maratona che, nonostante le poche certezze sul recupero ottimale delle energie “Un bel bagno ghiacciato e tanto sonno, speriamo che basti”, l’ha galvanizzato, portandolo a superare anche il secondo turno domando in tre set l’australiano di casa Whittington.

Il bombardiere croato non è ancora sazio.

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