C’era una volta un’altra MLS; un campionato, a livello generale, appena sopra al dilettantismo (eccezion fatta per alcuni campioni ‘stagionati’ importanti dal grande calcio mondiale). Siamo nel 1996: i tempi della rivoluzione globale del soccer post Beckham sono ancora assai lontani e negli Stati Uniti neppure l’organizzazione casalinga dei Mondiali di calcio del 1994, voluta dalla FIFA esattamente nel tentativo di far innamorare il popolo a stelle e strisce di uno sport che nazionale proprio non è, ha aiutato a far crescere il movimento.

Nonostante ciò, negli USA tornano a sbarcare diversi italiani nel lasso di breve tempo; il primo fra tutti (praticamente in concomitanza con l’attuale tecnico del Bologna ed ex stella del Milan di Sacchi prima e Capello poi, Roberto Donadoni) è Nicola Caricola. Nato a Bari nel 1963, difensore centrale, Caricola vanta una grande esperienza nel calcio del Belpaese: Bari, Juventus, Genoa (soprattutto) e Torino (un passaggio davvero fugace). A 33 anni, però, Caricola decide che è giunto il momento di provare un’esperienza completamente nuova e sceglie, così, la Major League Soccer, il massimo campionato statunitense nato, comunque, soltanto un triennio prima.

La squadra prescelta, probabilmente per la bellezza della città (New York), è rappresentata dai New Jersey Metrostars (quelli che, a partire dal 9 marzo del 2006, sarebbero poi diventati New York Red Bulls).

Il debutto ufficiale avviene in una data che, purtroppo per lui, Caricola stenterà a dimenticare: 20 aprile 1996. Nasce in questo giorno ‘The Curse of Caricola’ (La Maledizione di Caricola).

I neonati Metrostars giocano la prima gara della propria storia al Giants Stadium, contro i rivali del New England Revolution. Lo stadio è gremito in ogni ordine di posto e la curiosità sugli spalti è davvero tanta.

Oltre 46.000 persone si presentano per scoprire di più su quella strana diavoleria chiamata ‘soccer’. La maggior parte del pubblico non ha assolutamente idea di chi siano diversi giocatori; l’unico volto noto, probabilmente, è Tony Meola, che ha difeso i pali della nazionale statunitense nelle ultime due edizioni dei Mondiali (Italia ’90 e USA ’94).

Nonostante ciò, i presenti incitano la propria nuova squadra con diversi cori per 89, noiosissimi, minuti di gioco. Zero emozioni, zero gol, zero tutto.

Arriva, però, il 90’ e, quando ormai tutti si aspettano gli shootout (allora, nel campionato statunitense una gara non può finire in parità ma deve essere per forza decisa con la vittoria del’una o dell’altra squadra mediante un’azione, in cui si parte dal centro del campo, 1 vs 1 tra calciatore mobile e portiere) succede quello che non ti aspetti.

Cross in area dei Metrostars del carneade Darren Sawatzky, deviazione maldestra di Caricola e palla in rete, nella propria rete. Autogol.

Nasce la ‘maledizione di Caricola’: autorete al debutto assoluto dei Metrostars, per giunta al minuto novanta. Per molti, si tratta del segno che la squadra di New York non riuscirà mai a vincere titoli in patria o nel mondo.

Effettivamente, tale presagio sembrerà avverarsi per lungo tempo, con il ‘fantasma’ di Caricola spesso tirato in ballo da giornalisti locali o semplici tifosi.

Il team newyorkese, infatti, nel frattempo divenuto New York Red Bulls grazie all’acquisizione da parte del colosso austriaco, riuscirà a vincere qualcosa soltanto nel 2013 (e, di nuovo, nel 2015): il MLS Supporters’ Shield, titolo che, ad ogni modo, non rappresenta la vittoria del campionato statunitense.

Il MLS Supporters’ Shield (in italiano, letteralmente, Lo scudetto dei tifosi), infatti, è il trofeo assegnato alla squadra della MLS che ottiene il maggior numero di punti nella classifica generale della stagione regolare, ovvero alla formazione che vincerebbe il campionato se la MLS fosse organizzata con lo stesso formato dei principali campionati di calcio europei.

Nella Major League Soccer, tuttavia, gli appassionati lo sanno bene, il sistema della vittoria finale è regolato da un sistema basato sui playoff.

In buona sostanza, potremmo affermare che i New York Red Bulls sono ancora a secco di vittorie nel senso più veritiero del termine e che, dunque, ‘The Curse of Caricola’ keeps goin’ on!

Close