Sei nazioni: o forse 5+1 considerando la pochezza (dei risultati) dell’Italia. La tradizione del torneo più antico dello sport non sorride agli azzurri: 12 successi su 80 partite giocate, 11 cucchiai di legno su 17 partecipazioni. Quanto basta per essere derisi oltralpe e oltremanica e considerati intrusi dal resto d’Europa. Romania e Georgia, forti dei risultati internazionali, hanno chiesto l’invito al posto degli azzurri. La risposta è stata chiara: no. L’Italia, che esordisce oggi contro il Galles, non si tocca.

Firmato (sino al 2024) e garantito da John Feehan, direttore generale del “Six Nations”. Il factotum ritiene che nel breve (facciamo anche nel lungo, non si offende nessuno) “l’Italia difficilmente potrà vincere un torneo”. E però precisa: “alcuni giudizi sono ingiusti. La nazionale italiana è una presenza positiva nel torneo. É migliorata tantissimo in questi anni e quando è in giornata può battere qualsiasi nazionale”.  Dunque, la nazionale azzurra non è scarsa, semplicemente umorale. In ogni caso, merita una poltrona del salotto buono della palla ovale. Perché?

Risposta esatta, soldi. L’intero carrozzone genera un indotto di 500 milioni di euro, ovviamente da dividere fra le nazionali partecipanti. Orbene, l’Italrugby non ha alcuna speranza di vincere, ma a chi organizza, e chi incassa, importa poco. Contenti tutti, anche e soprattutto la FIR…già perché anche accontentarsi delle briciole della torta, è un gran bel vivere. L’ultima classificata del torneo incassa qualche milioncino di euro. Quanto basta per far sorridere una Federazione che ha un merito indiscutibile. Sa vendersi. A dispetto di ciò che accade nella penisola (un campionato con 10 squadre professionistiche, un movimento attecchito solo nel Nord-est, squadre di livello medio basso e regolarmente travolte in campo internazionale) il “Sei Nazioni”, in Italia, è un evento amatissimo. Un appuntamento che fra sponsorizzazioni, ricavi allo stadio (complice un Olimpico sempre strapieno), vendita dei diritti tv, trasferte, viaggi e…birre produce circa 20 milioni di euro. Cifre insostenibili da realtà come Tblisi o Bucarest. Ecco perché le richieste di Georgia e Romania sono destinate al cestino. E per lungo tempo. L’accordo fra la FIR e gli organizzatori del “six nations” garantisce agli azzurri la possibilità di giocare il sei nazioni sino al 2024. Insomma, l’invito è salvo. La faccia? Si vedrà…

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