Lo spogliatoio è ciò che è rimasto di sacro nel mondo del calcio. Quanto accade al suo interno, le sue urla, i suoi silenzi, resta l’unico aspetto dello sport in generale che i media non sono mai riusciti a raccontare nella sua interezza malgrado i tentativi sempre più invasivi di scardinarne le porte. E accanto ai protagonisti, i calciatori, figurano addetti ai lavori dimenticati dai riflettori che operano dietro le quinte. Medici, massaggiatori e preparatori atletici, custodi silenziosi dei segreti più intimi di uno spogliatoio, delle consuetudini e dei vizi di una squadra, di quanto i media hanno cercato ma senza successo di raccontare.

Il prof Carlo Piras, preparatore atletico della Roma dal 1973 al 1979 è uno di questi, spalla di numerosi allenatori passati per la capitale negli splendidi anni ’70 da Liedholm fino a Giagnoni e Valcareggi. “Fu Liedholm a portarmi alla Roma”, racconta. “Il Barone cercava un preparatore giovane, un professore di educazione fisica. Io mi presentai al Flaminio con una faccia tosta, avevo 24 anni e tra di noi fu subito simpatia. Lui era nuovo, aveva appena sostituito Scopigno”. E a proposito di Scopigno, eroe dello scudetto del Cagliari del ‘70, ci svela subito un aneddoto: “Stava dirigendo il suo ultimo allenamento, avevano posizionato in campo una di quelle palle medicinali di 3kg che però hanno l’aspetto di una normale sfera, lui era di cattivo umore e per sfogare la rabbia le diede un calcio rompendosi un piede, non fu particolarmente fortunato a Roma”. Un aneddoto tira un altro e parlando di Liedholm non si può non affrontare il tema della scaramanzia: “Ho dovuto accontentare alcune sue richieste folli, un giorno mi chiamò e mi disse: «professore abbiamo il malocchio, ci serve un frate». Andai così a Norcia da un prete e gli chiesi se era disponibile a benedire le porte e delle foglie d’ulivo con il sale che sempre per volere di Liedholm dovevo buttare dietro le reti prima delle partite. Lui acconsentì ma questo è solo un piccolo assaggio della superstizione di Liddas e come lui tutti gli allenatori credono a queste cose, Capello, Trapattoni” ci spiega divertito.

E sul rapporto con i giocatori dice: “Mi davano tutti del lei, era un’altra epoca, è difficile spiegarlo adesso. Solo il portiere Paolo Conti mi dava del tu per via di un episodio fantastico che abbiamo condiviso” ricorda. “Dovetti accompagnarlo da Brunico, dove stavamo in ritiro, fino a Riccione dove la moglie stava per partorire, fui uno dei primi a vedere il bambino. Partimmo in mattinata e in serata eravamo di nuovo in hotel in Trentino”. E’ la Roma di Anzalone, quella che inizia a costruire le fondamenta della corazzata di Viola che sfiorerà la Coppa dei Campioni nel ’84 con un settore giovanile dal quale escono talenti straordinari come Agostino di Bartolomei, Bruno Conti e Francesco Rocca. “Spinsi tantissimo il Barone a farli giocare, Agostino era un ragazzo chiuso, alternava momenti di strepitosa allegria chiassosa a momenti cupi.”. E su Bruno Conti: “Molto comodino, mi chiedeva sempre di togliere qualche giro di campo” scherza. “Giagnoni lo prese in antipatia, a lui piaceva giocare a calcio, meno allenarsi ma siamo rimasti in ottimi rapporti”.

E ovviamente un discorso con un preparatore atletico non può non toccare l’argomento Francesco Rocca, talento incredibile costretto a terminare la carriera anzitempo a soli 28 anni per un gravissimo infortunio: “Allievo straordinario, una capacità di corsa mai vista, a volte restava in campo dopo la fine degli allenamenti. Dopo il primo intervento al ginocchio, ricordo che in allenamento eravamo in tre a centrocampo, ci passavamo la palla, lui fece un azione di tampone con il piede sulla palla, divenne bianco e cascò per terra. Le lastre rilevarono il distacco della cartilagine e da lì non ce la fece più”. La conversazione procede su Walter Sabatini (“Faceva 25 dribbling a partita, arrivava sul fondo e noi tutti in coro a pregarlo di passare la palla”) e sull’uomo del momento, Claudio Ranieri, neo campione d’Inghilterra con il sorprendente Leicester: “Si affacciò in prima squadra nel ’73, convinsi Liedholm a promuoverlo perché Claudio era un ragazzo di una serietà eccezionale e di grande correttezza. Era ora che vincesse qualcosa per quello che ha raccolto, chissà magari prima non buttava il sale dietro le porte…”. E infine una battuta sul caso Totti: “Anzalone gli avrebbe offerto il rinnovo immediatamente, gli avrebbe fatto fare qualunque cosa. Lui era come un padre per tutti noi”.

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