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Snooker

Intervista al Chairman EBSA, Cassis: “Che lavoro ha fatto l’Italia! Serve coinvolgere i giovani, già a scuola”

Lorenzo Siggillino

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Abbiamo sotto gli occhi lo sforzo fatto dai vertici dello snooker italiano per promuovere la disciplina, per portare il messaggio in più case possibili, per trasformare fans in players. Fuori dalle Alpi però c’è un mondo che si impegna, un movimento che si muove in tutta Europa, nel tentativo di accreditarsi e svilupparsi inseguendo il mito anglosassone.

La European Billiards and Snooker Association, l’autorità dello snooker europeo, è l’ente che tiene un po’ le fila degli sforzi e prova a coordinarli verso direzioni coerenti tra loro. Il Chairman EBSA, Maxime Cassis si concede per un’intervista con grandissima disponibilità: “Non mi disturbate, per lo snooker chiamatemi quando volete”.

I grandi miglioramenti ottenuti in Europa con relativa rapidità sono segno che c’è tanta voglia di snooker. Il Presidente Cassis ha già chiare le prossime mosse: “Next steps? Una cosa importante che stiamo facendo è organizzare meglio le competizioni sotto la nostra supervisione. Questo può portare ad una riduzione di budget e ad un impatto promozionale. L’idea è quella di raggruppare le 9 competizioni in due grandi eventi, che si terranno in due paesi membri EBSA, a rotazione. Quest’anno il primo è stato a Cipro con gli Europei, il secondo sarà in Albania, a partire dalla fine di maggio”.

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Proprio agli Europei di Cipro gli azzurri hanno fatto vedere che di strada ce n’è ancora tantissima, ma la strada è quella giusta e si vede: “A Cipro abbiamo visto il livello dell’Italia. Un paese giovane nello snooker che però sta facendo tantissimo, anche se agli europei ancora non c’erano junior o under 18. Ovviamente per arrivare ad avere un campione serve avere più giocatori, serve coinvolgere i giovani. Sono stato felice però di vedere Tonini e tutti gli altri: il livello sta salendo.

 Il Chairman Cassis applaude al lavoro svolto dalla federazione italiana: “Devo sottolineare i grandi passi intrapresi da Davide Coltro. Le sue scelte sono state importanti per lo snooker in Italia. Sottolineo prima di tutto la formazione di allenatori ed arbitri, non potevano esserci decisioni migliori per provare a garantire futuro a questa disciplina. Continuando in questa direzione si andrà lontano”.

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Dopo lo sbarco, adesso il biliardo inglese però deve crescere ed espandersi a macchia d’olio. Maxime Cassis traccia la direzione da seguire: “Mi piacerebbe vedere più accademie, anche in altre parti del paese. In questo modo si creerebbe competizione. Il segreto per il futuro dello snooker comunque sono i giovani, coinvolgerli vorrebbe dire poter aumentare il bacino di giocatori, aumentare progressivamente il livello e portare tutto il movimento verso l’alto”.

Per arrivare dai giovani l’EBSA sta mettendo in campo un progetto ambizioso e sano. L’idea è quella di far entrare il biliardo inglese nelle scuole, in una versione funzionale all’apprendimento e allo sviluppo delle facoltà matematiche e fisiche: “Già in alcuni paesi lo snooker è giocato dai ragazzi a scuola, anche in Cina. Sicuramente giocarlo può essere allenante per il cervello. Il ‘functional snooker’ si gioca su un tavolo di sei piedi e aiuta per la matematica, per la fisica. L’EBSA ha pensato di portare avanti questo progetto in cinque stati europei: Paesi Bassi, Francia, Bulgaria, Repubblica d’Irlanda e Italia.

 L’Italia è ancora una piccola realtà, ma i primi passi di un cammino che si spera lungo hanno raccolto l’approvazione e gli applausi dei vertici dell’EBSA. L’autorità continentale manifesta una concreta comunione di intenti con il nostro movimento: più snooker nell’Italia e più Italia nello snooker.

 

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Snooker

Ronnie O’Sullivan: il profeta dello Snooker che tra vizi e guai vi ha portato il biliardo dentro casa

Lorenzo Siggillino

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Di campioni ogni sport ne ha tanti, ma sono pochi quelli in grado di farti innamorare di quello che fanno. Portare una disciplina ad un altro livello è impresa difficile, ma quando questa non è conosciuta e non è adatta allo spettacolo c’è bisogno di un vero e proprio profeta che vada a portare il verbo casa per casa: Ronnie O’Sullivan lo ha fatto per lo Snooker. Cinque volte campione del mondo, sul tavolo verde ha fatto vedere di tutto: far saltare le biglie, cambiare mano, tirare usando un braccio solo, parlare con il pubblico durante il gioco, fermare una partita per chiedere quale fosse il premio. Lo Snooker lo ha tenuto fuori dai guai e il campione inglese ha ricambiato la sua fede diffondendola in ogni angolo della Terra a suon di spettacoli. Quando scorrendo i canali sportivi delle Pay Tv trovate tanti tornei di biliardo, sempre di più, forse vi chiedete di chi è il merito (o la colpa). Bene, non abbiate dubbi: Ronald Antonio O’Sullivan, detto Ronnie.

Ronnie “The Rocket” O’Sullivan sarebbe potuto essere tranquillamente uno di quei personaggi paradossali di un film di Guy Ritchie sulla malavita inglese. Il Razzo, questo il suo soprannome, in una pellicola come The Snatch, o Lock & Stock- Pazzi scatenati- avrebbe fatto la sua figura. La faccia e l’espressività da attore ci sono, in più la sua storia nelle ambientazioni di Ritchie avrebbe fatto da padrona di casa. O’Sullivan cresce nell’Essex e suo padre Ronald ha già deciso per lui cosa sarà da grande: un fenomeno dello Snooker. Ronnie viene al mondo letteralmente con la stecca già in mano e resta ore ed ore chiuso in casa per imparare a conoscere ogni angolo del tavolo e ogni aspetto del gioco. L’inglese pochi anni fa ha rivelato: “Sono dannatamente timido! E grazie…quando avevo 10 anni stavo tutto il giorno a giocare a biliardo da solo”. L’allenamento comunque paga perché lui diventa rapidamente un prodigio: a 15 anni è già capace di siglare la sua prima serie perfetta da 147 punti (se non avete mai visto lo Snooker fidatevi: non è facile per niente). A 17 anni, però, suo padre Ronald finisce in galera per omicidio, sua madre Maria viene arrestata per evasione. Il diciottenne Ronnie è chiamato a badare alla sorellina piccola e a mandare avanti gli affari di famiglia: ovviamente non si poteva trattare di un forno o una farmacia, i signori O’Sullivan gestivano una catena di sexy shop a Soho. Il campioncino inglese era già un ragazzo molto ribelle, ma sostanzialmente lo Snooker lo teneva abbastanza fuori dai guai. L’incarcerazione della signora Maria è il colpo di grazia, tutte le responsabilità sono sulle sue spalle e lui si perde in un giro di vizi. Prima la dipendenza da alcol, poi l’abuso di droghe, alla fine l’ossessione per il cibo e il giovane O’Sullivan finisce in depressione costretto a seguire delle terapie.

I problemi di Ronnie non passano ma il suo talento è trasparente come il vetro: a 18 anni, vince il suo primo torneo, gli UK Championships, diventando così il più giovane ad aver mai vinto un torneo professionistico di questo sport. Nel 1997 infila la serie perfetta più veloce della storia, 5 minuti e 20 secondi per fare 147 punti, colleghi e pubblico sono assolutamente increduli (ora capite perché “The Rocket”). Ronnie gioca divinamente e rompe anche tanti tabù: la sua personalità vulcanica e impertinente modella poco a poco uno sport così elegante da essere inavvicinabile. Esce piano piano dalle sabbie mobili con qualche piccola ricaduta che è parte del personaggio, ma comunque il suo talento è talmente grande che la sua carriera non ne risente. Campione del mondo per cinque volte, il biliardo inglese non lo deve ringraziare per questo: se questa specialità è diventata spettacolare, appetibile per televisioni e sponsor, se è diventata praticata dai giovani, tanto è merito suo. Ha rotto tutti gli schemi possibili, ha giocato non per la gloria ma per amore di questo sport e del suo pubblico. Che ve ne siate accorti o meno, che se ne sia accorto o meno, è come se O’Sullivan avesso messo il biliardo inglese nella valigetta e fosse venuto a bussarvi mentre siete in pantofole: “Salve sono Ronnie, conoscete lo Snooker?


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Amarcord di una grande occasione: Campionato Nazionale Snooker 2017

Davide Coltro

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Campionato Nazionale Snooker 2017

Campionato Nazionale Snooker 2017

Qualche volta può accadere che un articolo di cronaca sportiva venga deliberatamente accantonato, reso innocuo, soffocato tra scartoffie o nebulizzato nei cluster di un hard disk. I motivi possono essere i più vari; dalla perdita di interesse della redazione, del pubblico imprevedibile, da una serie di concitati eventi che hanno portato alla sua rimozione dal menabò oramai stabilito, infine può essere una lucida decisione dello stesso redattore, cioè da chi lo ha scritto e quasi completato, dal suo stesso padre intellettuale che, per umani patimenti vuole dimenticarlo, allontanarsi dai fatti descritti, sottrarsi ad un affanno. Può accadere però un evento parallelo, dislocato in un tempo diverso ma gemellato con legame infrangibile di causa ed effetto. Allora ecco riaffiorare nell’autore la necessità di dare a quel figlio legittimo il posto che gli spetta tra le pagine cartacee o luminose o tra i più disparati supporti dell’informazione nel nostro tempo. Un destino simile è capitato alla cronaca dei Campionati Nazionali di Snooker di quest’anno, un appuntamento sportivo  controverso e fortemente osteggiato da una frangia secessionista dello snooker italiano, per fortuna, con ancora maggiore forza e nitore di intenzioni, voluto dalla Federazione che, fino a prova contraria, in forza della sua appartenenza al C.O.N.I., risulta essere la massima autorità italiana in tutti gli sport di stecca. Questa premessa si è resa indispensabile perché l’evento in questione si è svolto alla fine di giugno di quest’anno ma solo ora, ad ottobre inoltrato, grida le sue ragioni per essere reso disponibile. Così l’articolo sepolto riemerge dall’archivio ma con intenzioni diverse che ora evadono dalla cronaca per infilarsi nella categoria delle evocazioni di memoria e spinto dall’urgenza di condividere un momento importante di storia del biliardo italiano che l’autore ha vissuto con grande intensità e che non può tenere solo per se. Spero sia nata in voi la curiosità per concedere i pochi minuti necessari ad attuare questa condivisione …

Il Palavela è una struttura che ospita eventi sotto l’egida CONI. Costruzione degli anni 60, nata dalle matite sincronizzate degli architetti Levi e Rigotti per festeggiare il centenario dell’Unità d’Italia, restaurata in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006, tutt’ora un punto di riferimento per questo tipo di sport e non solo. Una location con il pedegree dell’ufficialità, l’atmosfera dei grandi eventi, il respiro delle manifestazioni sportive storiche. In questo fine giugno del 2017 è stato il turno del biliardo, il nostro turno, la volta nella quale F.I.Bi.S. ha potuto mostrare l’evento topico della stagione ad un grande pubblico in un luogo adeguato.

Non appena varcata la soglia di ingresso l’emozione è grande. Sembra di essere in una storica location dello snooker come la Thurston Match Room Leicester Square dove manca solo la greve nuvola di fumo che contro-soffitta  tutto il salone. Poi le pupille si dilatano adattandosi all’oscurità ed iniziano a leggere quei rettangoli illuminati distesi con simmetria e sono tanti, tantissimi. Lo spazio è vasto, disseminato di tavoli disposti come una corona che segue il perimetro dell’arena, poi un camminamento, poi un passaggio due metri più in alto ed infine le tribune che si elevano a molti metri sopra la testa.

Ancora uno sforzo di messa a fuoco nella penombra e nel cuore della hall, appaiono quattro enormi altopiani verdi, perfette rappresentazioni dei tavoli da biliardo di ogni tempo. Decido che la luce scarsa e molto calda sia buona piattaforma per una serie di pochi scatti che orienterò al bianco e nero. Una scelta più estetica che funzionale, più attenta all’atmosfera che all’informazione della quale siamo tutti bulimici. Dopo ogni evento non restano che immagini, ferme oppure in movimento ma pur sempre traccia di ciò che era vivo e imprevedibile. La fotografia è un atto formale che può congelare il tempo, imprigionare  l’eternità nell’attimo.

Allora penso che, se sarò fortunato e attento, qualcuna di queste “fotografie” potrà essere ingrandita in una specie di immagine murale, a raccontare per lungo tempo qualcosa di appena sussurrato ma che ha realmente avuto luogo. Forse sarà un’immagine che susciterà domande, magari darà anche risposte, testimone fedele di ciò che è stato quel momento senza poterlo più misurare con le categorie convenzionali  del tempo e dello spazio.

Così mi è rimasto dentro il ricordo di questo terzo campionato nazionale di snooker, una micro-serie di scatti come scatole magiche, ognuna a raccontare qualcosa di bello e indescrivibile che è oltre i risultati sportivi, le vittorie e sconfitte, simboli di un impegno collettivo e di un progetto che lentamente sta prendendo la forma che merita nella storia del biliardo italiano.

Pochi giocatori ai nastri di partenza, una protesta sulla formula del campionato ha avvelenato gli animi e allontanato molti ingenui da questa splendida occasione di vivere un momento epico del nostro sport. Forse è anche questo il motivo che rende questo terzo campionato nazionale così speciale, anomalo, controverso, ma ugualmente vero come i due che lo hanno preceduto ed i molti altri che lo seguiranno. Quattro tavoli al posto di due fanno la differenza e proprio per questo motivo che, per la prima volta, sono stati disputati i nazionali di categoria per la serie C e B, altra occasione straordinaria per sottolineare con fermezza il trend di sviluppo del movimento snookeristico italiano.

Alla direzione di gara gli arbitri con licenza EBSA Fabian Tagliapietra di Venezia e Lorenzo Costantini di Milano, hanno dato a tutta la manifestazione quell’aura di impeccabile ufficialità che diviene necessaria per presentare degnamente lo snooker. Nella massima categoria, con una finale equilibrata e di buon livello tattico, si sono scontrati il portacolori di Ambrosian Academy Gianluigi Luoni e Max Sabetta della Tirano Academy che riesce a determinarsi Campione Nazionale Assoluto 2017 gestendo al meglio gli ultimi tre frame.

Proprio Tirano Academy, capitanata da Sabetta, riesce ad aggiudicarsi anche gli altri due titoli: sul podio delle categoria C, premiato da Claudio Bono, sale Marco Robustelli mentre  sul più alto gradino della categoria B si insedia Andrea Sabetta. Nel complesso un evento di grande significanza per la storia dello snooker F.I.Bi.S. che, con i suoi concreti sbocchi nelle organizzazioni europee e mondiali, è l’unica strada per dare a tutti gli appassionati l’orizzonte più ampio che si possa immaginare. Concludo questo esercizio rievocativo non privo di ironia per ciò che viene sussurrato tra le righe e di pungente malinconia per un’occasione perduta pur sapendo che non sarà l’ultima. Tutto sommato un Amarcord positivo, che spinge fino a sognare, in un giorno non troppo lontano, una squadra italiana sul palcoscenico del professionismo mondiale. E forse, con queste ultime parole, un piede nel surreale lo stiamo mettendo davvero … strizzando l’occhio al maestro Fellini.

 

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Snooker

Number One Snooker Bagheria: la Sicilia rinnova con vigore la sua tradizione biliardistica

Daniele Valli

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Nel 2014, grazie all’interesse di Michele D’Antoni e dei ragazzi di Asd Number One di Bagheria, appare il primo tavolo da Snooker in provincia di Palermo. Michele vanta già molti successi e una lunga esperienza sul panno verde nelle specialità biliardistiche della tradizione italiana, ma da qualche anno ha deciso di allargare gli orizzonti sino alla cultura d’oltremanica. E’ così che è nata la realtà snookeristica bagherese, di cui oggi si osservano già i primi importanti sviluppi. “La mia passione per il biliardo è nata grazie a mio padre” spiega D’Antoni, “Ho iniziato a girare con lui i tavoli da biliardo da quando avevo 8 anni. Mi sono avvicinato prima al Pool per poi passare ai birilli. Infine, tre anni fa è nata l’idea di aggiungere un tavolo da Snooker alla nostra sala: vedendo questa “nuova” specialità in televisione è nata in noi la curiosità di provare. Da lì a poco ci siamo interessati in molti, ed è nato un vero e proprio gruppo di appassionati.”.

In questi tre anni i progressi sono stati moltissimi. Da piccolo esperimento locale, lo snooker presso Asd Number One sta diventando una vera e propria attrazione. “Grazie alla televisione e a internet i ragazzi si tengono aggiornati sui top player, seguono i loro giocatori preferiti nei tornei internazionali, cercano possibili esercizi d’allenamento. In questo modo portano in sala delle novità anche al tavolo.” prosegue Michele, “Sono sempre più numerosi i nuovi giocatori, di cui solo un parte minoritaria viene dai birilli.”. La maggior parte, infatti, sono neofiti del biliardo, attratti proprio dalla specialità anglosassone. Diversi giocatori sono stati catturati dalla novità, molti si sono avvicinati grazie alle performance stupefacenti viste alla televisione. Un primo gruppo di players attivi ormai si è definitivamente consolidato e anche gli obiettivi per il futuro sono molti: “Vorremmo crescere in numero, portando lo Snooker anche nel resto della regione, e partecipare con qualche nostro giocatore a competizioni nazionali. Nel nostro club siamo abituati a girare con i team per partecipare a competizioni in trasferta, sarebbe bello riuscire a replicare questa consuetudine anche per lo Snooker. In effetti ci stiamo impegnando molto anche per migliorare la qualità del nostro gioco. Insomma, stiamo crescendo.”.

Nella stagione 2016/2017 a Bagheria si è tenuto il primo campionato regionale di categoria C e i risultati sono stati brillanti. Si è distinto particolarmente il giovanissimo Claudio Costanzo, appena diciottenne, che conquista il titolo regionale vincendo ben 32 frame su 36. Lui come altri ragazzi rappresentano il futuro del movimento siciliano: la media di età dei giocatori è al di sotto dei 30 anni, dato che fa ben sperare in una crescita ancor maggiore nei prossimi anni. Michele si attesta invece in terza posizione, alle spalle di Giovanni Battaglia, realizzando tuttavia il miglior break di categoria nazionale, con una serie da 32 punti.

Per la prossima stagione i suoi obiettivi sono ancora maggiori: “Da ottobre inizierà la nostra seconda stagione e saremo più numerosi dell’anno passato. Stiamo anche valutando la possibilità di dividerci in due gironi. L’inserimento del nostro centro in una rete nazionale già attiva è stato molto positivo”, prosegue, “e questo è stato possibile anche grazie all’interessamento di Leonardo Cordaro, che ha lavorato per renderci parte di una comunità nazionale già ben costituita e organizzata. Ora siamo orgogliosamente membri del movimento italiano di Snooker, quello ufficiale promosso dalla federazione”.

Anche dal punto di vista tecnico le prospettive sono alte. Fino ad oggi la crescita a Bagheria si è sviluppata in maniera “autodidatta”. La grandissima esperienza locale in campo biliardistico ha potuto offrire importanti contributi tecnici, ma non si è ancora potuto avviare un percorso accademico. Tale aspetto, ciononostante, è tra le priorità sia dei bagheresi che della Federazione Italiana, tanto che per la prima volta D’Antoni e Costanzo hanno partecipato al corso che si è tenuto presso l’Ambrosian Snooker Academy di Trezzano sul Naviglio (MI)  dal 3-4-5 ottobre.

Si tratta della quinta visita di Nolan in Italia e questo Coaching Camp è stato come sempre occasione di apprendimento e studio di livello internazionale. Forti di questa occasione per integrare le esperienze snookeristiche nascenti con insegnamenti ai massimi livelli, i ragazzi di Asd Number One hanno solo bisogno di un grosso “in bocca al lupo”, con l’augurio sincero che possano trovare sempre maggiori soddisfazioni sia al tavolo di Bagheria che con l’intera a comunità italiana di snooker.

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