Ha solo 21 anni Giorgio Minisini, il primo azzurro del nuoto sincronizzato, neo vincitore di una splendida Medaglia d’Oro ai Mondiali di Nuoto in Ungheria in coppia con Manila Flamini nel Doppio Misto Tecnico. In acqua fin da bambino, è sempre stato a contatto con il mondo del nuoto sincronizzato e oggi si ritrova a vestire i panni di protagonista in uno sport che si è aperto da poco al mondo maschile. Il doppio misto è una disciplina praticamente neonata, ma in pochi anni ha dato grandi soddisfazioni alla nazionale italiana.

Vi riproponiamo un’intervista che avevamo fatto a Giorgio qualche tempo fa.

 Ciao Giorgio, he sensazione si prova ad essere stato il primo azzurro del nuoto sincronizzato?

Sicuramente è un grande onore, una grande responsabilità e una grandissima occasione. La strada che il nuoto sincronizzato seguirà in futuro si deciderà adesso. Già ora, nei tanti giovani che si sono avvicinati a questo sport, soprattutto dopo Kazan, rivedo il me di quando iniziai.

Non deve essere stato facile praticare uno sport destinato, almeno fino a pochissimo tempo fa, solo alle donne: come hai superato quest’ostacolo?

Non è mai stato un ostacolo per me, anche perché ero cosciente di non voler fare e di non star facendo uno sport per donne. Ho sempre avuto chiara l’idea di come deve essere il ruolo maschile nel nuoto sincronizzato. La grande difficoltà è stato farlo capire alle altre persone.

Qual è questo ruolo nello specifico?

Un uomo, in quanto tale, a mio parere deve esaltare la figura femminile che è al suo fianco. È anche giusta quindi una differenza sia fisica che di alcuni movimenti, soprattutto nell’esercizio libero in cui non sono richiesti specifici elementi tecnici. Credo che la cosa più sbagliata sia scimmiottare le movenze tipiche femminili; d’altronde se il misto è così speciale è per la differenza tra i sessi. Se facessimo le stesse cose che fanno due donne l’esistenza di un evento del genere non avrebbe senso.

Cosa diresti alle persone che continuano a sostenere che il nuoto sincronizzato sia solo ed esclusivamente uno sport femminile?

Nulla in particolare, non ho fiato da sprecare. Ho imparato negli anni che le parole si perdono se dette a chi non è in grado di ascoltare. L’unico modo in cui si può dimostrare qualcosa è con i fatti.

Con una mamma ex campionessa italiana e un papà giudice internazionale, la piscina è sempre stata ad un passo da te: quando hai deciso di iniziare a nuotare?

Dai racconti dei miei genitori ho sempre avuto paura dell’acqua finché un giorno, quando avevo tre anni, non resistetti dall’entrarci da solo! Da lì la scuola nuoto e a 6 anni il sincronizzato.

 Si sta muovendo qualcosa affinché il doppio misto diventi disciplina olimpica?

Per le olimpiadi ufficialmente ancora non abbiamo notizie, ma sappiamo che già a Kazan il primo impatto è stato positivo e anche a ShaoXing, in Cina, al FINA Trophy, abbiamo avuto un riscontro dal pubblico incredibile. Spetta a noi, adesso, mettere in vista sempre di più le potenzialità di questo evento. La decisione, poi, esulerà dalle nostre competenze.

Secondo te l’introduzione del doppio misto ha reso il nuoto sincronizzato uno sport più popolare?

C’è stato molto tam tam mediatico durante e dopo i mondiali di Kazan 2015. La cosa per noi è stata importantissima e ci sprona a fare ancora meglio! Vogliamo continuare a lavorare bene non solo per migliorare a livello sportivo, ma anche per far conoscere quanto questo sport valga e quanti sacrifici richieda.

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