Il tempo delle rivoluzioni in casa Inter sembra non finire mai. Archiviato il passaggio del club nelle mani dei cinesi del gruppo Suning è di queste ore la notizia dell’addio a Roberto Mancini, che dopo 22 mesi chiude in maniera tormentata l’altrettanto tormentata sua seconda esperienza sulla panchina nerazzurra. Per sostituirlo la dirigenza neroazzurra ha scelto Frank de Boer, tecnico olandese che da anni ha l’Italia nel destino.

Il Frank de Boer giocatore è stato uno dei difensori centrali più forti della storia del calcio orange: negli anni 90, insieme al fratello gemello Ronald e ai vari Bergkamp e Kluivert, è una delle colonne del grande Ajax di van Gaal. Il primo importante incrocio con l’Italia arriva nel 1995, quando vince la Champions League battendo nella finale di Vienna il Milan di Fabio Capello. Nel 1999 il passaggio al Barcellona, mentre l’anno successivo l’Italia torna sulla sua strada ad Euro 2000: questa volte le cose vanno tutt’altro che bene, e nella semifinale in cui Totti segna con un cucchiaio rimasto nella storia Frank si fa ipnotizzare due volte da Toldo dagli undici metri, una sullo 0-0 e l’altra durante la sfida ai rigori al termine dei supplementari. Dopo quattro stagioni al Camp Nou chiude in sordina la carriera da calciatore, tra Galatasaray, Rangers di Glasgow e Qatar: per de Boer è già tempo di mettere a frutto quanto imparato sul campo da gioco, sul quale è stato un centrale difensivo elegante e dal piede sinistro molto educato, per intraprendere la carriera da allenatore.

A differenza di quanto avviene negli stessi anni ad alcuni suoi ex compagni, l’olandese parte dalla giovanili del club in cui è cresciuto, l’Ajax, per poi andare a fare il vice di van Marvijk sulla panchina della Nazionale. Nel 2010 arriva la grande occasione, che ancora una volta ha una connessione con il Bel Paese: l’Ajax decide di puntare su di lui dopo l’addio improvviso di Jol, e de Boer esordisce sulla panchina dei ‘Lancieri’ sbancando San Siro contro il Milan in una sfida decisiva di Champions League. Se l’inizio è in grande stile, lo è anche il proseguimento: de Boer, primo nella storia, vince per quattro volte di fila l’Eredivisie e si fa notare per un calcio spettacolare ed efficace allo stesso tempo. Per lui sono molto importanti gli atteggiamenti dei suoi calciatori, di cui non esita a fare a meno se non dimostrano la giusta disponibilità, come accaduto con l’attuale laziale Kishna.

Il resto è storia recente, con due campionati di fila persi all’ultimo respiro e la decisione di andare a fare un’esperienza diversa. Per uno che parla quattro lingue (olandese, spagnolo, tedesco e inglese) non sarà difficile ambientarsi in Italia, Paese in cui si trasferisce nonostante in passato non abbia esitato ad esternare uno scarso interesse per la Serie A. Farlo nel club in cui ha giocato a lungo e attualmente lavora Francesco Toldo, il portiere che gli sbarrò la strada (e la porta) verso quel titolo con la Nazionale tanto voluto e mai arrivato, avrà per Frank de Boer un significato ancora più particolare.

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