Un’Italia trascinata di nuovo nel medioevo dove si muore per tutto: batteri, vento, acqua, pioggia e terremoti, un’Italia che sente il bisogno di dibattere se fare o non fare marciare i fascisti di nuovo su Roma, un’Italia riscopertasi ignorante e xenofoba che sotto l’ombrello della paura e del terrore non ha neanche più la voglia di mostrare il buon viso al cattivo gioco.

Nella stessa Italia dove una ragazza italiana ma di origine ghanesi di quindici anni, Dora, si è vista esclusa da una gara canora perché “Mi dispiace ma qui possono partecipare solo i veri italiani”, ce n’è per fortuna anche un’altra che in segno di risposta fa dell’integrazione la sua mission ed il suo motivo di orgoglio.

Il concorso di bellezza Miss Africa Italy vede protagoniste le ragazze maggiorenni di origine africana con il compito non facile di mostrare la bellezza della loro cultura di origine agli altri popoli.

Tra tutte le ragazze ci ha colpito la storia di Dalia Nasri, studentessa romana di origini tunisine. Nata nel 1994 da mamma Neila e da papà Raf, un bravissimo chef, ha due fratelli, entrambi più piccoli di lei ed entrambi impegnati nello sport e molto promettenti: la piccola Yomna che fa arti marziali ed è già nel giro della nazionale, ed il fratello Ahmed promettente calciatore.

Dalia e la sua famiglia abitano a Corviale, complesso residenziale sito vicino Via Portuense a Roma, definito dagli autocnoni “il serpentone” poiché lungo circa un kilometro. Un complesso residenziale che vide il prematuro termine dei suoi lavori nel 1982 per il fallimento della ditta costruttrice. Fino ad allora i primi tre piani adibiti ad abitazioni vennero assegnati dal comune, i piani superiori, invece, adibiti a zona commerciale, vennero occupati. Lasciato in stato di semi abbandono è considerato una delle zone più difficili di Roma.

Musulmana praticante è sempre riuscita a rispettare i suoi dogmi tra cui quello del divieto di alcool, che in una età adolescenziale prima e giovanile adesso, in una zona difficile come Corviale, a naso deve essere stata una scelta difficile ed al contempo potenzialmente emarginante, ma lei è andata dritta per la sua strada, sempre sorridente e con quella sua bellezza quasi inconsapevole che la fa apprezzare e notare ancora di più.

Nella sua intervista dopo l’ingresso in finale durante il concorso, sul perché abbia deciso di partecipare, abituati alle banalità delle risposte a domande di questo genere lei ha sorpreso tutti con: “ Ho scelto questo concorso perché quando mi chiedono da dove vengo e rispondo Tunisia – Africa, tutti mi dicono Africa? Ma se sei bianca. Ecco appunto, l’Africa non è solo un colore ma tanti colori, tante culture diverse e soprattutto tantissime sfumature”.

Che l’integrazione sia un processo difficile non v’è dubbio, però in ogni processo ci deve essere una parte che da ed una che riceve, senza ruoli fissi che anzi possono e devono tranquillamente invertirsi. L’unica cosa importante da evitare è quella di chiudersi nel proprio microcosmo e contestualmente chiudere entrambe le porte del dare ed avere.

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